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Questione di ‘etichetta’... alla Collezione Peggy Guggenheim
di Anna Trevisan   

man_moon.jpgUna donna che ha attraversato il mondo armata di un pennello. Una donna che ha osservato, annotato, ritratto con gioia e convinzione volti e paesaggi incontrati. L’arte eclettica e versatile di Marion Richard Taylor, detta anche “Riki”, ha esplorato tratti pittorici diversi: dall’‘espressionismo astratto’ del primo periodo al Cubismo, all’intimismo dei disegni.

 

Se dopo l’incontro sudamericano con Diego Riveira, negli anni ’50, la sua pittura si traduce in enormi murales, realizzati anche su commissione delle linee marittime Moore-McCormack, è degli anni ’60, invece, la serie di ‘etichette’. Rivisitando in modo originale e personale l’eredità di Braque e di Picasso, Marion R. Taylor utilizza le etichette di celebri marche di vino francese, rigenerandole in impasti pittorico-fotografici che mescolano frammenti del reale e puro astrattismo (Puligny Montrachet; Pouilly-Fuissè; Sake).

 

Il suo soggiorno a Tokio ispira opere come Pachinko (1967), dal nome della variante giapponese delle slot-machine. Dalla suggestione meravigliosa ed epica del primo uomo sulla luna, nel 1969 nasce l’opera omonima: unpachinko.jpg arazzo che coraggiosamente media tra la lingua antica dei tessitori e i segni del contemporaneo. Sposata a Henry J. Taylor, ambasciatore americano in Svizzera, per seguirne gli impegni pubblici l’artista mette tra parentesi per circa un decennio la propria attività artistica, che riemerge nuovamente grazie ai colori della Provenza, dove la Taylor soggiorna per una vacanza.

 

A Saint-Rémy de Provence, resa celebre dal genio sofferente di Van Gogh, la Taylor realizza Albero a Saint-Rémy (1989) e Dalla mia terrazza con le piccole Alpi sullo sfondo (1988), eliminando tuttavia dal paesaggio dipinto le ombrose criticità architettoniche e umane. A quadro finito, sceglierà infatti di cancellare l’ospedale psichiatrico dove il tormentato Van Gogh era stato ricoverato. Alla fioritura provenzale che alimenta e nutre la sua pittura, si aggiunge la luce magica dell’India, dalla quale rimane così colpita da produrre opere come Frecce nel tempo (1986) e Scambi di energia (1987).

 

Le cromie sgargianti di Gaudì penetrano, invece, nell’opera Barcelona Ladies (1988), a dimostrazione della sorprendente ricettività dell’artista e della sua capacità di assorbire e rielaborare, in un flusso continuo di opere, quasi come pensieri a voce alta, tutte le suggestioni e le sollecitazioni che la sua vita ricca di viaggi e incontri le permette di esperire. In questi stessi anni la Taylor si dedica anche al ritratto. Si veda quello dedicato all’amica ambasciatrice Jeanne Kirkpatrick - Ritratto di Jeanne a Saint-Rémy (1988) -, ospite abituale nella casa provenzale dell’artista, e il Ritratto del procuratore generale Herbert Brownell, realizzato con la tecnica del collage. Gli anni ’90 trascorrono per la Taylor all’insegna di incontri pubblici davvero notevoli: al seguito del marito incontra il Presidente russo Eltsin, la First Lady americana Hillary Clinton e successivamente il Presidente americano George W. Bush e consorte. Tuttavia, continua a dedicarsi con fervore alla sua attività artistica, realizzando una serie di opere in omaggio alla città di Venezia. È proprio dopo aver visitato la Collezione Peggy Guggenheim che nasce l’opera Venezia I, ‘un‘esplosione di gioia’ e di amore per la città.


«Arte Europea 1949-1979»
«M.R. Taylor: dipinti, 1966-2001»
Fino al 6 maggio Collezione Peggy Guggenheim
Info www.guggenheim-venice.it