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Essere e tempo. La poesia etica di Andrej Tarkovskij
di Riccardo Triolo   

tarkovsky.jpgVenezia e Andrej Tarkovskij: un nesso c’è. Dal 1962, anno in cui l’argenteo, doloroso L’infanzia di Ivan vinse il Leone d’Oro (ex aequo con Cronaca familiare di Zurlini) alla Mostra democristiana di Domenico Meccoli, la linfa poetica tarkovskiana dev’essersi fatta strada nel tessuto connettivo degli intellettuali veneziani, se già nel 1987 Fabrizio Borin, oggi docente di storia del cinema a Ca’ Foscari, pubblicava, nella gloriosa collana dei «Quaderni » del Circuito Cinema, il volumetto dedicato al regista russo che quest’anno avrebbe compiuto ottant’anni. E poi saggi, corsi, tesi universitarie, proiezioni: la città lagunare non ha smesso di rendere omaggio ad Andrej Tarkovskij, poeta, scultore del tempo, regista di rara felicità espressiva.

Nel 2002, un convegno internazionale alla Fondazione Cini, una rassegna alla Videoteca Pasinetti e un concerto avevano fatto il punto sul lascito cinematografico dell’autore russo più significativo dopo Ejzenštejn, rivelando l’attualità della sua lezione.

 

Poi ancora una retrospettiva nel 2010 alla Pasinetti (Un poeta del cinema: Andrej Tarkovskij), in occasione della presentazione della monografia di Borin dedicata all’enigmatico Solaris (L’Epos) e, l’anno dopo, la proiezione di Nostalghia al Candiani, proprio mentre Milano proponeva, accanto alla personale delle sue opere, un’ampia mostra fotografica allo Spazio Oberdan, dal suggestivo titolo Andrej Tarkovskij. L’immagine dell’assoluto.

 

tarkovsky2.jpgMaggio 2012. Venezia torna sulle orme tarkovskiane con una grande iniziativa che celebra l’ottantesimo anniversario della nascita del regista russo, partendo il 3 maggio dal Candiani con una rassegna seguita da un ciclo di conferenze, per concludersi all’Auditorium Santa Margherita a Venezia il prossimo 5 ottobre con il convegno Remebering Andrej Tarkovskij. Un poeta del sogno e dell’immagine. Una lunga catena di pensieri, parole e immagini per riflettere ancora sull’opera straordinaria, inesauribile di un maestro senza eredi. Dai luoghi di viaggio tarkovskiani, ripercorsi da Marco Dalla Gassa nell’incontro di martedì 8 al Candiani, alla stratificazione culturale della sua opera riletta da Francesco Netto (il 15); dalla dimensione onirica indagata da Rosamaria Salvatore (il 22), ai possibili eredi nel cinema d’oggi, interrogati da Marina Pellanda (il 29), per finire con l’inventario critico degli oggetti tarkovskiani, curato meticolosamente da Fabrizio Borin. Tarkovskij è luce e acqua, tempo e spazio. Ma tale è la contiguità degli elementi che compongono il suo universo poetico che è impossibile distinguerli senza compromettere il funzionamento dell’intero organismo.

Il suo cinema è una sostanza pensante, intrisa di etica e di spiritualità, una ricerca perpetua, fondativa ad ogni fotogramma dell’ontologia stessa dell’immagine. Che è tempo. Nient’altro che tempo. E con esso, di esso, pulsa, vive. E muore. In lunghi piano-sequenza che scolpiscono letteralmente il tempo, materia prima del fare poetico cinematografico, e forse di ogni fare poetico. Perché forse Tarkovskij ci lascia semplicemente questo in eredità: un ripensamento dell’atto poetico e creativo come distillato umano che sfugge alle discipline, alle scienze della comunicazione, alle specializzazioni, alle analisi, per liberarsi in un altrove intimo, privato, organico e spirituale insieme (Lo specchio), nel rifugio del sogno, della memoria, dell’immaginario (L’infanzia di Ivan), nell’indecifrabilità e irriducibilità dell’immagine (Andrei Rublev), nel tempo siderale della coscienza (Solaris, Stalker), nell’inevitabilità del volgere del destino (Nostalghia), fino a coincidere con l’essere stesso (Sacrificio).

«Tarkovskiana»
3, 8, 10, 15, 17, 22, 24, 29, 31 maggio Centro Culturale Candiani
Info tel. 041-2300111