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Ticket to Hell. Viaggio di sola andata nella mente di Brian Warner
di Eddy Stefani   
marilynmanson1.jpgPrima dell’11 settembre mezzo mondo, ma soprattutto gli Stati Uniti d’America, aveva trovato il proprio ricettacolo di paure ancestrali in Marilyn Manson, additato da perbenisti e sedicenti associazioni cattoliche come il portavoce dell’Ade. Dopo l’attentato ai danni delle Twin Towers, come in un decontestualizzato e anacronistico autodafè sociale, l’aura empia e perversa del Reverendo andò sublimando e perdendo quello smalto rosso mefistofelico con cui, nel corso degli anni ’90, era stato marchiato, egli stesso complice e contemporaneamente vittima di un gioco malato, simile per molti aspetti alla saga cinematografica di Saw.

Superati i clamorosi fasti-nefasti di ciò che può essere considerata la sua trilogia del male, con indiscussi capolavori del genere industrial, gothic e synth-metal, tutti trasversalmente affrontati con maestria e ineffabili esiti, di cui fanno parte Antichrist Superstar, Mechanical animal e Holy wood, Manson è costretto a cedere il passo a nuovi artisti più mainstream e molto meno carismatici. 

 

marilynmanson2.jpgIl mondo ha bisogno di trovare nuovi incubi e Brian Warner, questo il suo vero nome, non è più il nemico numero uno dello status quo. I puritani, i politically correct, i tabù mass-mediatici scelgono (e impongono) l’immagine di un Manson trasformato in moderno Willy Wonka in astinenza da acido lisergico, una triste caricatura di se stesso più che un artista cresciuto con la ferrea determinazione a épater la bourgeoisie. Ma proprio come la bravura del diavolo è far sì che il mondo non creda alla sua esistenza, il Reverendo è riuscito a trovare negli ultimi dieci anni una nicchia low profile, per poter ora tornare sulle scene con Born villain, nuovo album in cui i contrasti fra suoni dirompenti, che fanno da contrappunto a sussurri e atmosfere dark (cose che non si sentivano dai tempi di Killing Joke, Birthday Party e i primi Sisters of Mercy), divengono tangibili in ognuno dei 14 brani che lo compongono. Ecco che quest’ultima fatica del performer dell’Ohio aggiunge il tassello che mancava alla sua cosmogonia deviante, disturbante e, neghiamolo pure, ma invano, reale.

La continua capacità di reinventarsi come il semidio tolteco Xolotl, in perenne ed incessante trasformazione, ci ha regalato un nuovo Marilyn Manson, ennesima metempsicosi del rock, la cui poiesis, come quella del diavolo, sa mischiarsi fra di noi senza che ce ne possiamo accorgere. Il 7 giugno al Gran Teatro Geox di Padova il Reverendo apre il suo personale vaso di Pandora... prendetene e mangiatene tutti!

Marilyn Manson
7 giugno Gran Teatro Geox-Padova
Info www.zedlive.com