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Mani in alto. Padova e Venezia secondo Sherwood
di Davide Carbone   

gogolbordello.jpgDi mani per aria, l’originale foresta del Nottinghamshire, ne deve aver viste parecchie. Le imboscate del ‘buon’ Robin Hood, tra realtà e leggenda, tra frasche e ruscelli, la facevano da padrone: senza addentrarsi nel merito (esproprio proletario ante litteram? Rapine pure e semplici?), basta notare quanto il coraggioso arciere di Loxley fosse risoluto e deciso nel portare a termine la propria missione.

 

Beh, mettetevi pure a sghignazzare, ma di punti in comune (e in antitesi) tra la Storia e lo «Sherwood Festival», io qualcuno ne vedo: le mani sempre in alto dovranno stare in tanti dei concerti previsti nei pressi dello stadio Euganeo, esibizioni che sono il tratto distintivo della manifestazione rispetto ai tanti festival monografici che ‘isolano’ un particolare genere, osservandolo poi da ogni angolazione possibile. A guardare bene, poi, quella dello Sherwood è una comunità ben connotata, simile a quella fedele all’eroe leggendario, che ben si muove negli spazi allestiti sapendo esattamente di cosa andare in cerca e dove trovarlo.

 

Altro tratto che porta un po’ di Robin ai giorni nostri è di sicuro il coraggio, con la scommessa portata avanti dall’organizzazione di dotare il calendario di un’appendice veneziana, in quel Parco San Giuliano di Mestre che d’estate è ombelico del mondo, campeggio e sala concerti a cielo aperto pronta ad accogliere Sir Oliver Skardy il 20 luglio - giusto per fare gli onori di casa -, Elio con le sue Storie il giorno successivo e il rock nostrano dei Negrita il 27.

treallegriragazzimorti.jpgPer ognuno dei protagonisti del «Venice Sherwood Festival» la stella polare è la musica pura e semplice, ideale al quale consacrarsi: l’ex frontman dei Pitura Freska porta avanti una carriera da solista che gli ha fatto incontrare nuovi compagni di strada (il gruppo ska dei Fahrenheit 451) lungo un percorso reggae ormai conosciuto a menadito, e rappresenta l’artista ideale per inaugurare lo sbarco in laguna della radio padovana, mentre per Elio (che proprio con Skardy collaborò nel memorabile Italyan, Rum Casusu Çikti) l’etichetta di ‘rock demenziale’ non penso basti più, sbiadita di fronte alla tecnica strumentale di una compagine capace di affrontare in scioltezza ogni genere musicale, dall’hard rock al folk più scanzonato. Il concerto dei Negrita, poi, dà alla manifestazione quella spolverata di rock’n’roll che non può mancare. Una tripletta che arricchisce, dove nemmeno pareva possibile, la straripante offerta patavina al sapore di hip-hop, schitarrate alternative, punk gitano indemoniato e raffinato jazz d’autore.

 

Se il termine ‘accozzaglia’ si fa anche solo minimamente strada nelle vostre testoline, vi sfugge qualche dettaglio: Afterhours e Gogol Bordello, Verdena e Flaming Lips, le rime spigliate e incatalogabili di Ghemon Scienz, le ricercate riflessioni dei Tre Allegri Ragazzi Morti, l’indie degli Heike Has The Giggles, il dubstep lisergico di Aucan e LNRipley inzuppato di trip-hop.

 

Poche righe più in su, poi, parlando di jazz d’autore non sproloquiavo di sicuro, visto che il riferimento è a Pat Metheny, portato a Padova dall’Associazione Miles e da Veneto Jazz per una serata a base di pura tecnica virtuosa, elargita al pubblico con la freschezza di un artista che deve proprio alle collaborazioni più eterogenee le fortune di una carriera da incorniciare.

«Sherwood Festival» Fino al 14 luglio Padova
«Venice Sherwood Festival» Dal 20 luglio al 5 agosto
Parco S. Giuliano-Mestre (Ve) - Info www.sherwood.it