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Speciale Redentore 2012 | Storie del Tempio. Il fascino discreto della tradizione
di Fabio Marzari   

chiesa-del-redentore.jpgIl nome della festa più importante e sentita dell’estate veneziana è legato ad una magnifica chiesa che si erge maestosa nell’isola della Giudecca. Fu progettata da Andrea Palladio, che disseminò di capolavori il territorio della Regione. La ragione per cui fu eretta è nota: un importante ex voto fatto dalla Serenissima, che pur nella sua visione di grande laicità e di divisione tra politica e religione, si ritrovava terribilmente fiaccata dalla pestilenza del 1575-1577, che causò decine di migliaia di vittime, letteralmente decimando la popolazione veneziana. Occorreva rimettere in campo l’entusiasmo e il senso di grandeur che da sempre ha contraddistinto Venezia e pensare ad un segno tangibile di riconoscenza verso il divino, che includesse anche un monito per gli umani di ritrovata energia.

Il grande edificio religioso prese il posto della chiesetta di Santa Maria degli Angeli, in cui il rito veniva officiato dai frati cappuccini, che ottennero di proseguire la loro attività liturgica nel nuovo tempio, nel rispetto del voto di povertà.

 

Si evitarono sepolture nobiliari, che avrebbero inevitabilmente portato in età barocca a manomissioni stilistiche e quindi la basilica conserva ancora oggi un’unitarietà stilistico-decorativa. Sin dalla scalinata, larga quanto il diametro della cupola, che consta di 15 gradini come il Tempio di Gerusalemme, è tutto un richiamo all’armonia delle forme e alla perfezione, nel puro stile della lezione che Palladio assunse dall’Alberti.


 

festa_redentore_venezia.jpgLa facciata è quella di un tempio classico e il fasto con cui nei secoli la processione, dogale prima e ‘repubblicana’ oggi, avanza in segno di gratitudine per lo scampato pericolo verso il centro della basilica ha tutto il sapore rituale di un’unione tra il sacro e il profano, che si estrinseca nell’esplosione, reale, dello spettacolo pirotecnico nella notte dei foghi. La basilica, vista dal magnifico giardino che degrada fino alla laguna, offre l’immagine dell’abside con due torri simili a minareti, orientati verso Costantinopoli, più bassi di altezza rispetto ai simboli cristiani, ma con un significato preciso di apertura al dialogo, una sintesi delle peculiarità di una città di mercanti, in cui in nome degli affari si passava oltre al credo religioso. Tornando al giardino, è come descrivere un incanto, un luogo semplice, conventuale, dove venivano coltivate anche le erbe officinali per l’importante farmacia, non visitabile, ma rimasta in gran parte integra.

Padre Andrea Cereser è il parroco del Redentore e non si sottrae al piacere di accompagnare le persone interessate a visitare un luogo non ancora troppo conosciuto, al di là della chiesa.

 

Tra i riti che vanno ad accompagnare la festa, una simpatica pesca di beneficenza nella sacrestia parrocchiale ricorda il sapore autenticamente popolare e genuino del Redentore. Dovunque si scelga di passare la festa, in barca, in riva o in qualche rutilante terrazza, non si dovrebbe prescindere dalla visita alla basilica, per rispettare fino in fondo la tradizione religiosa del Redentore. Anche a volerla vivere sociologicamente, l’esperienza si completa con l’immersione panica tra una folla sudaticcia che ci ricorda un dipinto di Bosh, ma semel in anno

 

Festa del Redentore
14-15 luglio
Info www.redentorevenezia.it