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La storia di uno di noi. Adriano in Arena
di Davide Carbone   

4.jpegChiamatelo un po’ come vi pare: “evento”, “grande ritorno”, “concerto”, “spettacolo”. Per alcuni potrebbe andare bene il termine “comizio”. Personalmente preferisco pensare alle due date in programma all’Arena di Verona come ad un “incontro”. Quello tra Adriano Celentano e il suo pubblico, un pubblico che dopo tanti anni “Il Molleggiato” può e vuole tornare a vedere in faccia, sbirciando nel buio dell’immensa platea che riempirà in ogni ordine di posto l’anfiteatro di Piazza Bra.

Un ritorno al live dopo una ‘pausa’ di 18 anni che non è comunque coincisa con un esilio dalle scene forzato o cercato, vedasi casi di altri illustri colleghi, un lungo periodo che ha consegnato agli archivi televisivi trasmissioni fatte di puro intrattenimento e prediche più o meno indigeste, la cui onda lunga faceva versare fiumi d’inchiostro e infuriare puntualmente le polemiche. Cosa ci si poteva aspettare, in fondo, da un artista che con Prisencolinensinainciusol, brano del 1972, offriva un progenitore al rap e denunciava l’incomunicabilità sociale combattendola sul suo stesso terreno, inventandosi una lingua fatta di suoni insensati pseudo-inglesi, entrando in classifica persino negli Stati Uniti? 

 

3.jpgLe due date di Verona rispondono ad un’intima esigenza di ‘contatto’ che Adriano intende soddisfare. I 150 milioni di dischi venduti in una carriera lunga quasi sessant’anni non sembrano aver allontanato dalla realtà il figlio di emigrati pugliesi nato a Milano, che, lasciando la scuola dopo la licenza elementare e mettendosi a fare musica non ancora maggiorenne, entrava a far parte (forse senza nemmeno rendersene conto) di quella scuola cantautorale meneghina che faceva gravitare in orbite differenti ma concentriche figure come Enzo Jannacci e Giorgio Gaber. Va bene, giriamoci pure intorno quanto vogliamo, ma la domanda che tutti si fanno, e continueranno a porsi finche le luci a Verona non si spegneranno per dare inizio allo show, sta sempre lì, senza risposta: canterà e basta? Parlerà, con brevi intermezzi musicali? Web e carta stampata centellinano la indiscrezioni, preannunciando la presenza, tra gli altri, del Nobel Dario Fo e del Gianni Morandi recentissima spalla sanremese.

 

Tutto qui? Scommettiamo di no, senza però essere capaci di indicare gli elementi che ci fanno propendere verso questa ipotesi. Provateci voi a sintetizzare in due sole serate una mole tanto impressionante di ricordi nazional-popolari, una fetta così consistente di storia d’Italia raccontata in musica e in monologhi estrapolati e gettati nel vortice del moderno tam-tam mediatico.

 

Idee, speranze, paure, presentimenti. L’8 e il 9 di ottobre sul palcoscenico di Verona salgono tante cose, alcune magari superflue, ‘montate’ ad arte dal circo nel quale a volte sembra di vivere. Adriano Celentano non se ne curerà più di tanto, viene da pensare. Il pubblico lo seguirà dalle prime note di Azzurro o di Una carezza in un pugno, o forse no. Sbadiglierà annoiato o applaudirà convinto monologhi di stampo politico, religioso o economico, come il titolo scelto per la chiamata a raccolta (Rock Economy) potrebbe suggerire. Entrambe le cose, o niente di tutto questo, inutile stare lì a spaccarsi la testa. Sul palco sale Adriano Celentano, ol rait?

Adriano Celentano
8, 9 ottobre Arena di Verona
Info www.clancelentano.it