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In rock they trust. I Wilco condensano in musica stralci di mito americano
di Sergio Collavini   

wilco1.jpgQuando quasi 18 anni fa dalle ceneri degli Uncle Tupelo nacquero i Wilco in pochi avrebbero immaginato che Jeff Tweedy sarebbe diventato uno dei più audaci songwriters della sua generazione e che la sua nuova band, partendo dall’originale robusto roots rock di A.M. (1995) e Being There (1996), avrebbe mantenuto una creatività vagabonda, inquieta, esplorando ad ogni nuovo album territori stilistici differenti. Nonostante le paralizzanti emicranie e la dipendenza da antidolorifici, la devozione di Tweedy alla ‘sua’ musica è stata tale che i Wilco probabilmente non hanno eguali nel panorama rock U.S.A per quanto riguarda la capacità di rinnovarsi e presentarsi, quasi ricominciando, sempre migliorati in ogni nuovo lavoro.

 

Recentemente, rispondendo alle accuse di fare ormai del dad rock (“rock per paparini”), il nostro ha affermato come questo non venga considerato affatto un insulto, anzi: chi parla di dad rock intende rock puro e semplice, capace di costringerti anche a pensare, cosa alla quale non si è più abituati. «Mi piacerebbe poter invecchiare artisticamente in pace, come è stato permesso ad artisti quali Leonard Cohen o John Prine» ha aggiunto.

 

wilco2.jpgÈ partendo dal rock dunque, ma anche dal folk e dal country (quello ruvido, “alla Cash”), senza tralasciare l’elettronica sperimentale, i due album Mermaid Avenue e Mermaid Avenue Vol. II (1998 e 2000) realizzati musicando insieme a Billy Bragg testi lasciati da Woody Guthrie (Dylan schiuma ancora di invidia…), che dopo sette album osannati (spesso) e assieme controversi (a volte) si arriva a The Whole Love, ottavo album in studio della band di Chicago. Un disco artistico, come sempre, ma anche accessibile e familiare, seppur pieno di chiaroscuri affascinanti. Descritto dalla critica come il loro album più emozionante dai tempi di A Ghost Is Born del 2004, The Whole Love è il primo ad essere autopubblicato dall’etichetta dBpm, fondata dal gruppo stesso.

 

Questo ha permesso ai Wilco di lavorare ai brani con tranquillità, «scolpendo» (parole di Jeff) le canzoni dal materiale grezzo originale. Un incipit-cavalcata di 7 minuti, Art of Almost, pieno di suggestioni “à la Wilco” che non lascia certo presagire lo spirito leggero e (perché no?) perfino pop che pervade il disco. Un disco originariamente pensato come doppio, che infatti conserva un’anima duplice, chiudendo con i 12 minuti lisergici di One Sunday Morning che inducono a pensare come le mutazioni di Tweedy e compagni non siano ancora destinate a concludersi.

 

Wilco
10 ottobre Gran Teatro Geox-Padova
Info www.zedlive.com