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Come prima, più di prima. A volte, per fortuna, ritornano
di Davide Carbone   

skunkanansie.jpgPassati inosservati, quello mai. Se per nome si sceglie di affiancare una divinità dell’Africa occidentale alla più forte varietà di cannabis, beh, bisogna aver molto chiaro in testa quello che si vuole fare. Nel 1994 gli Skunk Anansie fanno il loro debutto nel mondo del clubbin’ londinese, mentre tre anni più tardi si rivelano al mondo grazie alla ribalta offerta dagli MTV Europe Music Awards di Rotterdam, concorrendo nelle categorie Best Live Act e Best Group.

 

In dote, un alternative rock capace di diventare heavy metal in un batter di ciglio, grazie ad un solido impianto melodico trascinato dalla voce insieme suadente e poderosa della cantante Debora Dyer, forza della natura, nota ai più con il nome d’arte Skin.

 

Canzoni come Charlie Big Potato, Secretely, You’ll Follow Me Down sono semplicemente cucite addosso all’ugola della cantante, classe ’67, originaria del quartiere londinese di Brixton; brani dalle pieghe vorticose capaci di stagliarsi in acuti e spingersi negli abissi più gravi delle sonorità conosciute.


 

skin.jpg

E se i periodi di riflessione fanno parte del fio da pagare per entrare a pieno titolo nella storia del rock, non c’è problema: evidentemente la crisi del settimo anno non esiste solo in ambito sentimentale, visto che proprio nel 2001 Skin, il bassista Cass, la chitarra di Ace e la batteria di Mark Richardson decidono semplicemente di salutarsi senza necessariamente sottilizzare se si tratti di ‘addio’ o ‘arrivederci’. Ancora non si era esaurita l’onda lunga del successo di Post Orgasmic Chill, datato 1999, che i quattro compagni di strada decidono di dedicarsi ognuno ai propri interessi, con Debora che intraprende una carriera da solista che consegna ai posteri Fleshwounds nel 2003 e Fake Chemical State nel 2006 (notevoli i singoli Just Let The Sun e Purple) e gli altri impegnati in collaborazioni, produzioni o semplice coltivazione di passioni personali, per troppo tempo soffocate dal peso della celebrità planetaria.

 

Wonderlustre del 2010 è l’album del ritorno, quarto lavoro in studio della loro carriera. Disco d’oro in Italia, sveglia i fan dal torpore facendo subito raddrizzare e aprire in un sorriso tutte le bocche storte che già ipotizzavano una reunion ‘stanca’ e magari addirittura goffa, dettata più da logiche commerciali che non dalla sana e robusta convinzione di avere ancora qualcosa da dire e, soprattutto, di poterlo dire a modo loro. Black Traffic è carne freschissima in salsa politica servita a Jesolo il 21 di novembre, ultima fatica di una band che la testa proprio non intende abbassarla.

Skunk Anansie
21 novembre Pala Arrex-Jesolo (Ve)
Info www.azalea.it