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A tra(di)zione anteriore. Il Fondamenta Nuove, avamposto contemporaneo
di Redazioneweb2   

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Quella del teatro di Cannaregio è una programmazione musicale che, al pari dell'intera stagione performativa autunnale, si concentra su tradizione e contemporaneità sviscerandone il rapporto arcaico e insieme tanto attuale quanto urgente. Prova lampante di questa linea programmatica è l'evento in programma il 9 novembre in compagnia di Filippo Paolini, alias Økapi, e della Aldo Kapi Orchestra, quando a occupare il palcoscenico del teatro è Opera Riparata - Tribute to Bruno Munari. Il riferimento è al lavoro realizzato alla Scala di Milano negli anni '80 grazie alla collaborazione tra Bruno Munari e Davide Mosconi intitolato Opera rotta, preso come spunto espressivo per comporre un'unica suite composta da frammenti di ben 40 diverse grandi opere liriche del repertorio classico.

 

In segmenti sonori della rigorosa durata di un minuto e undici secondi Mozart, Verdi, Wagner e Rossini vengono montati, smontati e riprocessati da uno dei più brillanti sound artist del magmatico panorama italiano attuale, sperimentatore incallito coadiuvato nell'occasione dalla video-arte di More*Tv*V. La musica classica, quanto di più tradizionale possa esistere, incontra il contemporaneo per un dialogo su scale minimal-techno e industrial, in quello che si delinea come incontro di apertura e insieme manifesto d'intenti di un programma di respiro internazionale.

 

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Nei territori ibridi di modernità e tradizione abita di sicuro il jazz, così come Bonebridge, la nuova formazione capitanata dal violoncellista Erik Friedlander, portatrice sanissima di sonorità capaci di rievocare sul palcoscenico il 24 novembre i cieli e i paesaggi di Louisiana, Texas, Kansas, Missouri. Il basso di Trevor Dunn e la batteria di Michael Sarin testimoniano la simbiosi tra il violoncello di Friedlander e la slide guitar di Doug Wamble, ultimo acquisto della band, per un appuntamento che altro non fa che ribadire l'attualità dell'eterna tensione tra passato e futuro, rimodulati dal presente.


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Il 27, al Fondamenta Nuove, è di scena un'occasione. Nello specifico, quella colta dal teatro e dalla Fondazione François Pinault per unirsi in una collaborazione dalla gestazione meditata e per questo motivo particolarmente significativa. È Hassan Khan il fulcro del progetto concepito dai due enti culturali: tra i protagonisti della mostra La voce delle immagini ospitata da Palazzo Grassi, l'artista egiziano porta a Venezia Superstructure, concerto di musiche originali da lui composte ed eseguite. Recentemente presentato anche a Parigi, all'auditorium del Louvre, l'evento si articola in quattro diversi set proposti dal musicista all'insegna della tipica combinazione tra suoni originali e pura performance live, nello specifico ispirata da sonorità chaâbi, musica popolare egiziana.

 

Note arcaiche variegate in elettronica per Khan, impegnato il giorno precedente a Punta della Dogana in una conversazione con il curatore dell'HangarBicocca Andrea Lissoni, appuntamento compreso nella rassegna L'opera parla e moderato da Caroline Bourgeois, curatrice delle due mostre in corso a Palazzo Grassi e Punta della Dogana. Punto di riferimento dell'indagine sui linguaggi del contemporaneo, il teatro Fondamenta Nuove condivide con gli spettatori le esperienze artistiche più innovative, attraverso il supporto concreto alle nuove leve del panorama espressivo senza preclusioni di sorta, ricercando costantemente risposte agli interrogativi più vibranti che la realtà ci sottopone.

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9, 24, 27 novembre Teatro Fondamenta Nuove
Info www.teatrofondamentanuove.it