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Venezia, piattaforma europea per la cultura
di Marisa Santin   

venezia_2019small.jpgTorna a Venezia il Salone dei Beni Culturali, ora Salone Europeo della Cultura, un appuntamento che già in passato aveva aperto a Venezia spiragli di approfondimento e di confronto fra istituzioni su temi quali il recupero, la valorizzazione, il restauro dei beni culturali. Con l’edizione 2012 la sfida alla quale il Salone si sottopone  è forse ancora più difficile, data la particolare congiuntura economica unita ad una certa generale stanchezza verso una tipologia di eventi che negli ultimi anni molto spesso ha usato la parola “cultura” senza poi produrne o offrirne in verità alcuna. È importante dunque, come ha sottolineato il direttore del Salone Filiberto Zovico, trasformare l’evento in un’occasione di ‘esperienza’ dei beni culturali che guardi con attenzione non solo alla produzione, ma anche alla fruizione e all’utilizzazione delle strutture, che sappia sfruttare appieno le tecnologie digitali e le nuove forme di comunicazione per avviare un processo di attualizzazione dei servizi e della conoscenza e che si faccia portavoce di uno spirito europeo, soprattutto in vista della candidatura di Venezia a Capitale della Cultura 2019. «Cosa può fare il Salone per l’Europa se non proiettare Venezia verso il mondo in qualità di capofila in settori di eccellenza italiana quali il design e il restauro?».

 

Ma non è solo il territorio urbano a essere coinvolto nell’iniziativa. Secondo Enrico Marchi, presidente della società di gestione dell’aeroporto veneziano, il Salone è un’occasione di crescita per la Regione e per l’intero Nordest, entità territoriale vista ormai spesso come mera «caricatura di se stessa», ma che può farsi invece nuovamente promotrice di sviluppo economico e culturale, facendo leva proprio sulla capacità di molti imprenditori  di coniugare cultura e produzione. Il coinvolgimento di SAVE nella realizzazione dell’evento è perciò una dichiarazione di fiducia in un’idea di riscoperta di un’identità culturale basata sulla partecipazione. 

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Rinnovarsi sembra l’imperativo primario del Salone, che quest’anno trova spazio ai Magazzini Ligabue, nei pressi del terminal San Basilio, luogo simbolo della nuova Venezia, punto di raccordo fra antico e moderno, fra laguna ed entroterra. Il format è concepito attorno a quattro grandi aree tematiche: il “Salone dei Beni e delle Attività Culturali e del Restauro”, che, ospitando enti, istituzioni e operatori in dialogo tra loro sulle nuove esperienze di valorizzazione della cultura, raccoglie l’eredità delle edizioni passate; “Restauri Aperti”, un’iniziativa ideata da Anna Scavezzon, presidente nazionale di Confartigianato Restauro, articolata in inizchiesa-dei-tolentinismall.jpgiative ‘indoor’ (convegni internazionali, seminari specialistici), ma anche, e per la prima volta, visite guidate ad alcuni cantieri di restauro attualmente in essere a Venezia (Palazzo Papadopoli, Chiesa dei Gesuiti, Gritti Palace, Ca’ Corner della Regina, Camera di Commercio, Chiesa dei Tolentini - foto accanto); “Open Design Italia”, una vetrina per oltre 70 designer provenienti da Italia, Germania, Brasile, Argentina e Hong Kong, selezionati tra oltre 200, che esporranno le loro creazioni, entrando in contatto diretto con l’utente finale; ed infine “Nuove Tecnologie Digitali per la Cultura”, una serie di dibattiti a cura di Fondazione di Venezia - M9, sulle nuove forme di trasmissione e fruizione della cultura. Filo rosso delle quattro sezioni sarà un confronto ravvicinato con Berlino (Venezia#Berlin), polo strategico dell’Europa che ha posto negli ultimi anni i giovani artisti e designer al centro di una feconda rinascita culturale.

 

Il coinvolgimento attivo delle due università veneziane, Ca’ Foscari e IUAV, in termini di location e intervento nei dibattiti, si dimostra strategico per aprire le porte dell’iniziativa agli studenti. L’attenzione alle fasce più giovani si riversa anche nelle diverse forme di comunicazione dell’era digitale. Oltre che sul sito, dove è possibile trovare il programma dettagliato del Salone, tutte le informazioni e approfondimenti saranno infatti disponibili anche su Facebook (Venezia2019), Twitter (@Venezia2019 e con gli hashtag #venezia2019 #veneziaberlin) e LinkedIn (Venezia2019 Salone Europeo della Cultura), oltre che sul blog ufficiale (venezia2019.wordpress.com) e nello spazio “Cultura in rete” del giornale online Linkiesta.


Alcuni ospiti attesi in laguna: Wolfgang Munchau («Financial Times»), Thomas Mayer (Deutsche Bank), Alessandro Profumo (Monte dei Paschi di Siena), Giovanni Bazoli (Banca Intesa Sanpaolo), Francesco Botturi (filosofo), Christoph Wulf (antropologo), i giornalisti Aldo Cazzullo e Gian Antonio Stella, Martina Nibbeling-Wrießing (ministro plenipotenziario di Germania in Italia), l’architetto Hans Kollhof, Jörg Sϋrmann (DMY-International Design Festival di Berlino).


Ad aprire il Salone sarà la presentazione del libro Kulturinfarkt. L'infarto della cultura con la partecipazione di Dieter Haselbach, sociologo e co-autore del libro, e di Paolo Baratta (Biennale di Venezia), Alberto Mingardi (Istituto Bruno Leoni), Cristiana Collu (MART di Rovereto) e Cesare De Michelis (Marsilio, editore della versione italiana).


«Venezia 2019 – Salone Europeo della Cultura»
23-25 novembre Magazzini Ligabue, Venezia
Info www.venezia 2019.eu