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Ovunque, sempre. Con Josephine Foster folk senza tempo al Fondamenta Nuove
di Redazioneweb2   

josephinefoster2.pngNella sua indagine autunnale sul rapporto fra tradizione e contemporaneità, il Teatro Fondamenta Nuove ospita una delle cantautrici più originali e rappresentative della scena indie folk di oggi. Il prestigioso mensile «The Wire» le ha dedicato un lungo articolo e la copertina dello scorso numero di settembre, mentre tra gli appassionati la notizia dell’appuntamento già circola con grande attesa. Lei è Josephine Foster, la cui voce inconfondibile ha in questi anni acceso di una luce lunare e cristallina materiali musicali di provenienza varia, dal blues ai lieder, dal folk spagnolo alle derive weird della nuova America rurale.

 

Arriva a Venezia giovedì 6 dicembre per presentare il nuovo disco Blood Rushing, accolto molto bene dalla critica e rappresentativo del suo ritorno in America dopo un paio di dischi registrati in Spagna. Accompagnata da Victor Herrero alle chitarre, dalla viola di Ailbhe Nic Oireachtaigh e dalla batteria del fantastico Alex Neilson, l’artista regala al pubblico canzoni fragili e sottilmente elettriche, storie polverose di sentimenti ed emozioni magiche.

 

La rivista «Blow Up» l’ha definita «la miglior voce del prewar folk, la miglior penna e l’interprete più matura di quel brulicante calderone di nomi che negli ultimi anni ha costretto a rimettere indietro le lancette degli orologi del rock underground americano».

 

josephine_foster1_.jpgCantante, autrice e multistrumentista originaria del Colorado (oggi residente in Andalusia), un passato di studi lirici abbandonati in favore di un approccio meno accademico (e che tuttavia le hanno lasciato l’impostazione vocale da soprano che è ormai marchio di fabbrica dei suoi dischi), Josephine Foster è la punta di diamante di quel movimento di riscoperta del folk che ha caratterizzato la produzione discografica indipendente dell’ultimo decennio. Nel suo caso, però, faticheremmo a cercare mode, hype o freakerie costruite ad arte: la sua è una voce tanto singolare e autonoma, tanto unica e fuori dal coro, tanto vera ed emotiva da sfuggire ad etichette, classificazioni e collocazioni in una qualche ‘scena’ o ‘tendenza’.

 

Ogni suo disco è una coraggiosa operazione di spostamento dal precedente, una pratica musicale volta alla progressiva eliminazione dei confini tra musica colta e tradizione popolare: blues primitivo e canti degli Appalachi, folk acido e fado portoghese, fiabe per bambini e lieder tedeschi in salsa psichedelica; più di recente l’incontro con l’universo poetico di Emily Dickinson e quello con le canciones poulares españolas scritte e raccolte, in piena resistenza antifranchista, da Federico Garcia Lorca (Anda Jaleo).

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6 dicembre Teatro Fondamenta Nuove
Info www.teatrofondamentanuove.it