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Affari di famiglia. Il prestigio del grande schermo e l’autenticità del palco la ricetta del Toniolo
di Diletta Guidi   
colazione_tiffany.jpgPercorrendo la programmazione a ritroso, iniziamo da La Torre d’avorio di Ronald Harwood, l’opera con la quale il Toniolo apre il nuovo anno. Diretto e interpretato da Luca Zingaretti, Taking Sides (“schierarsi”) nasce dalla penna dell’autore di Servo di scena, svariate volte all’affiche del teatro. Il protagonista è ancora un uomo, egocentrico e famoso. Tra finzione e realtà, è infatti la storia di Wilhelm Furtwängler, celebre direttore d’orchestra contemporaneo di Toscanini, ad essere messa qui in scena. Come un principe nella sua torre, metafora dell’autosufficienza aristocratica della sua arte, il maestro viene costretto a scendere dalle accusazioni di un maggiore dell’esercito, indignato dalla sua indifferenza nei confronti di ciò che lo circonda. Finita la guerra, non è un melomane ma un militare, ex assicuratore, ad interrogare Furtwängler. Sdegnato dalla sua mancanza di coinvolgimento, dal suo esimersi dallo “schierarsi” appunto, il generale tenta di comprendere l’accusato.

 

Dall’uomo che si esclude dal mondo attraverso la sua musica, si passa ad una donna, e alla sua arte di stare al mondo, fuori dal comune. Sognatrice, Holly Golightly è la misteriosa, elegante e un po’ pazza creazione di Truman Capote. Ispirato alla biografia dello scrittore, alla madre assente e sempre presente nei suoi ricordi, il rapporto familiare, si ritrova anche nella pièce precedente.

 

Ioccidente_solitario.jpgn Occidente solitario la relazione tra due fratelli viene messa in scena da Juan Diego Puerta Lopez. Claudio Santamaria e Filippo Nigro interpretano Coleman e Valene, due orfani viziosi e litigiosi. Peccatori timorati di Dio, i due finiranno col confessarsi al pubblico. Due sono anche le donne, le sorelle, e le generazioni, che s’intrecciano sul palco durante il John Gabriel Borkman di Henrik Ibsen. Si tratta di Lucrezia Lante della Rovere e Manuela Mandracchia, una moglie e l’altra amante di Borkman, interpretato da Massimo Popolizio nell’opera riadattata da Claudio Magris.

 

Egocentrico come Wilhelm Furtwängler, il personaggio di Ibsen è egualmente complesso. Non più musicista come il precedente, ma un’artista della finanza, non più accusato ma giudicato, non più presunto colpevole ma imprigionato, John Gabriel è il volto della crisi contemporanea. Depresso dalla perdita del lavoro, l’uomo tenta di ricostruirsi per ridare senso alla sua vita. Per finire, dalle crude confessioni dei fratelli di Occidente solitario, passiamo a quelle più timide di una coppia. Rosemary e Aldo sono figli di genitori ingombranti, Kennedy e Togliatti. Margherita Buy e Patrick Rossi Gastaldi interpretano due personaggi così diversi ma ugualmente subordinati alla loro condizione di figli. Accomunati dallo stesso destino, i due tentano, insieme, di disfarsi del peso dei propri padri. Nel nome del padre quindi, è la storia senza età dei rapporti genitori-figli. Volontariamente e violentemente d’attualità, queste opere danno vita ad una stagione teatrale ricca, che dà voce all’Uomo, nella sua sempre complicata umanità.

«Io Sono Teatro 12/13»
dicembre-gennaio Teatro Toniolo-Mestre (Ve)
Info www.culturaspettacolovenezia.it