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Recita la tua parte. Al Goldoni in scena il prestigio, dal testo all'interprete
di Andrea Perissinotto   
tram_chiamato_desiderio.jpgQuesto dicembre non è un dicembre facile. È già da qualche anno che a Natale non siamo ‘tutti più buoni’… più buoni del solito, perlomeno. È un periodo fantastico e terrificante, vuoi perché devi essere felice o perché bisogna riempire le festività di contenuti che le contraddistinguano come tali. Si tratta comunque di sensazioni e stati d’animo a volte antitetici ma verosimili. Svuotarsi di ottimismo per ripartire da così lontano che non resta alcun passo indietro disponibile. È una storia che abbiamo vissuto quella che termina con questo mese e che si ripeterà per altri dodici: un saggio, un compito, un esame o un’interpretazione libera di un registro prefissato che qualcuno fa scivolare sulla casualità.

 

Nella versione del regista Antonio Latella di Un tram chiamato desiderio di Tennessee Williams, la storia si concentra sulla scena finale in cui Blanche si abbandona al medico che la allontana dalla casa. Da questa prospettiva lei rivive l’intera vicenda a ritroso come in una seduta di analisi. Una riproposizione degli eventi trascorsi, delle emozioni avvilite dai ricordi, delle tensioni e le urla, raccontate come nuove. La sua mente diventa il luogo dell’azione, lo spazio scenico, peraltro enfatizzato dalla scenografia, al centro della quale un faro da 5000 watt sovraespone costantemente la protagonista. Un bagliore intransigente che interroga le striature del malessere di Blanche, interpretata da Laura Marinoni. Dall’emicrania emozionale di una vita riassunta in una nuova vita, alla basilare, univoca necessità: sussistere.

il-nipote-di-rameau-2.jpg 

Il nipote di Rameau di Denis Diderot, capolavoro satirico della seconda metà del ‘700, è la parabola grottesca di un musico fallito, cortigiano convinto, amorale per vocazione. «Puoi prendere o lasciare, puoi volere e puoi lottare, fermarti e rinunciare», canta Branduardi. Niente di più vero, anche se quest’opera, con Silvio Orlando nella doppia veste di regista e attore, riposiziona l’atteggiamento passivo, tramutandolo in virtù ed arrivando a ribaltare la visione del bene e del male, del genio e della mediocrità, della natura umana e delle possibilità di redimerla. Un’eventualità, quest’ultima, che non si adatta alla magnificenza di Macbeth, per la regia di Andrea De Rosa e l’interpretazione di Giuseppe Battiston, che inaugura il 2013 al Teatro Goldoni.

 

Uno spettacolo che si impone, senza compromessi né scappatoie, con il volto della tentazione, della bramosia pericolosa e inconfessabile che si cela nell’avvicinarsi irrevocabilmente al compimento dei nostri desideri. Pur calcando un altro percorso, il Don Giovanni di Molière si destreggia tra il raggiro e il sorriso fresco di menzogna, che esaltano l’ipocrisia come mezzo eccellente e infallibile per il raggiungimento dei propri fini. Il regista Alberto Di Stasio ha lavorato intensamente sulla figura del libertino Don Giovanni per metterne in risalto quegli aspetti che lo connotano come simbolo, nel divenire degli anni e a tutt’oggi, della decadenza erotico-corporale del nostro vivere civile. Chiude il cartellone del Goldoni Un marito ideale, una commedia di Oscar Wilde poco rappresentata in Italia, che Roberto Valerio propone in Laguna dopo aver ottenuto ampio consenso di pubblico.

«Stagione di Prosa 2012/13»


12-16, 19-23 dicembre, 9-13, 16-20, 30, 31 gennaio 2013 Teatro Goldoni


Info www.teatrostabileveneto.it

 

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    27|05|2017
  • STOMP
    Teatro Goldoni - Venezia
    "Eventi Speciali"
    Stomp Productions - Glynis Henderson Productions  in collaborazione con Terry Chegia   

  • 28|05|2017
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