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Don't look back, she's back! Un ritorno da brividi alla Fenice
di F.D.S.   

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Personaggio scostante, "intrattabile" secondo i suoi stessi discografici, Sinéad O'Connor ha litigato più o meno con tutti, e vivere "contro" è sempre stata la sua filosofia. Si narra che tagliarsi i capelli a zero fu il suo primo gesto di protesta contro le ingerenze dell'industria discografica, perché quello musicale - dice - «è il peggior business con cui si possa avere a che fare». Ha boicottato i Grammy Awards nel 1991 e ha dichiarato che «Mtv andrebbe abolita, perché la tv uccide l'arte e la poesia». È capace di far saltare un concerto per un banale dettaglio tecnico, come accaduto a Roma, o di far esasperare i suoi stessi collaboratori.
Ma Sinéad l'insopportabile sa anche essere generosa. Ha donato alla Croce Rossa la sua casa da 750mila dollari sulle colline di Hollywood, ha partecipato a numerosi appuntamenti umanitari e ha destinato al popolo curdo il ricavato del mini-cd My Special Child.

 

Il grande pubblico, però, non le ha perdonato il gesto del Saturday Night Live nel 1992: mentre cantava War di Bob Marley cambiò inaspettatamente le ultime parole del testo per riferirsi esplicitamente al problema della pratica della pedofilia denunciata contro alcuni esponenti della Chiesa di Roma negli Stati Uniti d'America e al termine della canzone immediatamente strappò davanti alle telecamere una foto di Papa Giovanni Paolo II dicendo con fermezza: «Fight the real enemy!». È nota anche per le sue simpatie pro-Ira. «L'Irlanda è come una madre smarrita. Abbiamo perso la nostra lingua e la nostra storia di fronte agli inglesi. E andiamo in giro sentendo questo dolore ogni minuto», ha spiegato a proposito di Famine, denunciando l'oppressione britannica dietro la tragedia della carestia del 1847 e invocando la riunificazione irlandese e la fine delle violenze. 

 

sineadoconnor1.jpgSinéad O’Connor nasce nel 1966 in un sobborgo operaio a Dublino. La sua è un'infanzia travagliatissima: a 9 anni, dopo la separazione dei genitori, viene affidata alla madre ma presto però vengono alla luce gli abusi di costei (alcolizzata e depressa) sui quattro figli, il padre la prende in custodia e la affida a diversi collegi cattolici. Espulsa dalla scuola che frequentava, la O’Connor viene anche arrestata per furto, e rinchiusa in un riformatorio. Sinéad, però, ha fin da piccola il suo rifugio dorato: la musica; a una festa di nozze viene notata da Paul Byrne, bassista della band irlandese In Tua Nua, con cui registra nel 1981 il singolo Take My Hand; quindi, entra in un altro gruppo, i Ton Ton Macoute. In quel periodo studia piano e voce al Dublin College of Music. Nel frattempo, riesce a entrare in contatto con l'entourage del manager Fachtna O’Ceallaigh, amico degli U2 e boss dell'etichetta Mother. L'amicizia le frutta la partecipazione alla colonna sonora del film The Captive curata da Dave Evans degli U2. È il preludio al suo debutto su 33 giri, che avviene nel 1987.

 

The Lion And The Cobra dell’87 è un esordio indimenticabile , che porta il nome dell'artista dublinese alla ribalta della scena mondiale. Sinéad ha vent’anni, un look sfrontato (calva, quasi asessuata, in abiti e pose post-punk) e una voce da brividi, capace di improvvise escursioni di registro, di acrobazie funamboliche e di acuti gutturali mozzafiato. Le sue canzoni sono tanto veementi quanto tenere e pure. E il suo stesso canto vibrante, più che indurre alla rabbia, riesce a commuovere per intensità e pathos. I temi del disco spaziano da fiabe senza tempo alla mitologia greca, da una religiosità tormentata a un intimismo crudo e lancinante.

 

Ed ora, dopo mille peripezie e 9 dischi in studio, Sinéad O'Connor arriva con un sestetto acustico alla Fenice di Venezia il 2 aprile, accogliendo l’invito di «Veneto Jazz» e riconciliandoci con sonorità dal timbro semplicemente unico.

Sinéad O'Connor
2 aprile Teatro La Fenice
Info www.venetojazz.com