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Social rock. Tutto pronto per il ritorno degli Afterhours al Rivolta
di Sergio Collavini   
afterhours.jpgAd ormai quasi un anno dall’uscita di Padania, ultima fatica discografica, gli Afterhours ripartono in tour. Della maturità artistica della band milanese di Manuel Agnelli si è già detto tutto, si confermano aspri e determinati, a volte oscuri, ma sempre qualche gradino sopra la maggioranza nostrana. Stavolta, come già hanno fatto in molti, scelgono di esibirsi soltanto in locali piccoli o medi (da qui il Club Tour), cercando un contatto più diretto col pubblico, lasciando perdere gli spazi impersonali dei palasport e imponendo un prezzo di ingresso che non deve superare mai i 15 euro. Arrivano quindi anche al Rivolta pvc di Marghera sabato 9 marzo. Iniziative lodevoli in tempi di vacche grasse, ma che oggi sanno più di necessità imposta. Non che ci sia da lamentarsi, per carità, ma la musica (vendite discografiche in primis) vive da tempo un periodo di declino che sembra irreversibile.

 

Da qualche anno ormai, praticamente tutti si ‘buttano’ in tour – gente che credevi sepolta nelle antologie del rock, ricompare improvvisamente, le reunion non si contano più –, questo significa che anche i grandi, con le sole royalties non ce la fanno a pagare le bollette. Se da un lato può anche fare piacere rivedere band che sono state la colonna sonora della tua gioventù, dall’altro si riduce drammaticamente lo spazio per i ‘nuovi’. Tornando agli Afterhours, il sottobosco di locali, centri sociali e club autogestiti, che ha permesso la crescita e l’affermazione di band come queste a cavallo degli anni ’80-’90, non esiste più. Chi deve guadagnare, nel senso che non fa beneficenza ma deve vivere con le entrate del locale, preferisce affidarsi alle innumerevoli tribute band, nelle quali molti validissimi musicisti si sono riciclati per sbarcare pure loro il lunario.

 

afterhours2.jpgChe resta? I talent? Ma per favore! Voglio vedere fra dieci anni quanti ragazzetti imbracceranno la loro prima chitarrina e prenderanno a riferimento Mengoni, come invece è accaduto con gli Afterhours (appunto) o i Marlene Kuntz. Occorre inventarsi qualcosa, dunque, e anche in questa luce vedo la scelta di un tour in piccoli club, ma negli ultimi tempi altre interessanti possibilità cominciano a cercare di smuovere, dal basso of course (questo è rock’n’roll!), un mercato allo stremo delle forze. Cominciamo dal crowdfunding, ossia la raccolta pubblica di denaro, principalmente attraverso società che offrono questo tipo di servizio in internet, per la realizzazione di un progetto discografico, del quale, a seconda dell’importo versato, si diventa sostenitori a vari livelli e con vari benefici: dal ricevimento della copia personalizzata del disco una volta prodotto, all’incontro con l’artista, fino a partecipazioni agli eventuali profitti.

 

Molti club e locali, inoltre, cominciano a pagare le band proporzionalmente alla presenza di pubblico. Se questo per qualcuno non sembra molto equo, poiché non si ha spesso nemmeno la certezza di coprire le spese, d’altro canto costringe i ragazzi a ‘muovere il sedere’ per cercare di portare più gente possibile ai propri concerti. Insomma può anche essere un buon modo di stimolare la creatività; questo, in definitiva, è ciò che ha fatto il punk. Infine, da qualche giorno è presente anche in Italia Spotify, start up svedese nata nel 2008 che prende e coniuga il meglio di YouTube (la condivisione gratuita in streaming) e iTunes (il riconoscimento economico all’artista), sfruttando le inserzioni pubblicitarie. Insomma qualcosa si sta muovendo per fortuna, a dimostrazione, una volta ancora, che il rock’n’roll non muore mai!

 

Afterhours


9 marzo Rivolta pvc-Marghera


Info www.rivoltapvc.org