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Tempo galantuomo. Il wagnerismo di Monsieur Gouvy
di Martina Buran   

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Il Palazzetto Bru Zane - Centre de musique romantique française, dal 2009 luogo imprescindibile per gli appassionati di musica, ha come vocazione la riscoperta del patrimonio sinfonico francese del “grande Ottocento”, periodo convenzionalmente individuato tra il 1780 e il 1920, con attività istituzionali che vanno dalla ricerca e dall’editoria alla programmazione e diffusione internazionale di concerti, passando per il sostegno alla registrazione discografica. Nelle proprie linee programmatiche si incastona alla perfezione un programma di maggio che risulta essere giusta commistione di ricerca e ricercatezza, nell’ambito della rassegna «Théodore Gouvy, tra Francia e Germania».

 

Sì, perché, in pieno anno wagneriano, riportare in auge Gouvy significa ricordare che alla fine dell’Ottocento il wagnerismo non fu l’unico stile ‘tedesco’ a pervadere l’Europa.

 

Ci si dimentica troppo facilmente dell’esistenza di una giusta via di mezzo tra il calvinismo francese e il wagnerismo militante: quella di un ‘germanesimo’ moderato, perfettamente illustrato da Théodore Gouvy, che in piena bufera wagneriana comporrà invece pagine in cui permane l’estetica di Mendelssohn e Schumann, soffusa di qualche effluvio brahmsiano, animato da una convinzione e da un’onestà artistica che traspaiono in ciascuna delle sue opere. E per meglio sottolineare la distanza del musicista francese dalle velleità germaniche verrà dato uno sguardo più generale al contesto degli scambi culturali tra Francia e Germania alla fine dell’Ottocento, ascoltando, in contrappunto all’opera di Gouvy, pagine celebri o rare di Schubert, Brahms, Wolf e Reger.

 

vlaamsradiokoorcreditofrederikvercruysse.jpgEcco, quindi, che nel programma composto di 13 appuntamenti (di cui quattro ascoltati nel mese di aprile) si spazia in tutto il panorama musicale che un’epoca feconda come “il grande Ottocento” ha potuto produrre, in termini di generi, stili ed organici. Dopo aver scandagliato, nel mese di aprile, il quintetto a due violoncelli, i concerti a due pianoforti, il quartetto di ispirazione francese e il repertorio di autori oggi dimenticati, si arriva alle Romanze e Melodie (con Maria Riccarda Wesseling, mezzo-soprano, e Peter Nilsson al piano, il 1° maggio), passando ai quartetti di Gouvy e Chausson il 3, con il celebre Quatuor Parisii.
Il 7 è della musica per fiati, con l’Ensamble Musagète del Conservatorio Benedetto Marcello di Venezia, mentre l’11 maggio si aspira, come il titolo del concerto suggerisce, all’eternità, scandagliando alcuni brani della rinnovata musica sacra post-giacobina.

 

Il 17 il programma è tutto incentrato sui trii con pianoforte in omaggio a Mendelssohn, che ben rappresenta il punto di connessione sia tra Sette e Ottocento, che tra gusto tedesco e gusto francese. E dopo aver ascoltato tante digressioni di musica da camera, il 19 maggio spazio alla musica per orchestra. Tre giorni dopo, ecco dei brani inediti per quartetto, con il Quatuor Cambini di Parigi, mentre il 25 è assoltamente da cogliere l’occasione di sentire delle serenate con protagonista la viola. Emmanuelle Swiercz al piano chiude il maggio di Palazzetto Bru Zane, in un programma che spazia da Gouvy a Chopin passando per Liszt, a dimostrazione della nuova supremazia esercitata dal pianoforte dalla metà del XIX secolo.

«Théodore Gouvy, tra Francia e Germania»
1, 3, 7, 11, 17, 19, 22, 25, 31 maggio vari luoghi a Venezia
Info www.bru-zane.com