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La leggerezza dell’inquietudine. Ute Lemper, fascino ed eleganza senza tempo
di Andrea Perissinotto   
utelemper1a.jpgPer le mute calli di Venezia, appianando i canali che toccano il fondo di colori agri e salmastri, si apre una voce, unica, divina. È Ute Lemper che irradia uno charme d’altri tempi, smaltato di un’energia immortale. Il Teatro La Fenice la accoglie tra ali di folla, che celebrano Lei, e con lei tutta una carriera.

Ute Lemper abbraccia un repertorio sterminato, il cui punto fermo è nel Kabarett degli anni fra le due guerre e si allarga alla canzone d’autore francese di Brel, Ferrè, Vian, ai canti yiddish e dell’est europeo, ai leggendari musical (Cats, Cabaret, Chicago), al tango di Astor Piazzolla fino al jazz. Ma qualunque cosa canti, Ute Lemper v’imprime la sua anima, perché, come ha scritto presentando il proprio disco Illusions: «Ogni canzone è una pièce di teatro che racconta di un paradiso perduto, e ci parla di oggi, e di noi». Non a caso la performance Ute Lemper sings Brecht and Weill chiuderà la giornata inaugurale del 42. Festival del Teatro della Biennale di Venezia che sarà introdotta da una sorpresa: il debutto in Laguna del direttore Àlex Rigola in qualità di regista con uno spettacolo in prima assoluta. Per le mute (anagramma) Lemper Ute, un piacere assoluto, un ossimoro per l’udito e la mente.

 

«Ute Lemper sings Brecht and Weill»


2 agosto Teatro La Fenice


Info www.labiennale.org