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La memoria del cuore. L'importanza del ricordo
di Renato Jona   

giornatamemoria.jpgCom’è noto, una legge italiana (20/7/2000, n.211) stabilisce di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani deportati che hanno subito prigionia, coloro che si sono opposti allo sterminio e che hanno salvato vite e protetto i perseguitati.
Ma come ricordare? All’art.2 la legge stessa suggerisce di organizzare cerimonie, iniziative, incontri, momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione, soprattutto nelle scuole, su quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari, in modo da conservare nel futuro dell’Italia la memoria di un tragico e oscuro periodo della storia del nostro Paese e dell’Europa, affinché simili eventi non possano mai più accadere.

 

A circa 70 anni da quegli eventi e a quasi 14 dall’emanazione della citata legge, il mondo è cambiato, ha subito profonde trasformazioni e gli eventi hanno fatto riflettere: la ripetizione annua del ricordo ha fatto sorgere altri problemi molto delicati e sostanziali oggi riscontrati e forse all’inizio non considerati.

 

Mi riferisco al rischio di cadere in una ‘retorica celebrativa’, in una ‘liturgia riparatrice’. Per ottenere quanto richiesto dalla legge è sufficiente una sommatoria di memorie individuali? Si può, viceversa, raggiungere lo scopo attraverso la memoria collettiva? E questa come si forma? Attraverso la storia oppure attraverso la sommatoria della memoria dei singoli? E inoltre, qual è il rapporto tra l’una e l’altra? Ma non basta.

 

dachau.jpgAltro si è osservato in proposito: la ripetizione annuale del ricordo può far perdere attenzione e interesse verso lo stesso. L’equiparazione indebita della tragedia del XX secolo, usata ed abusata, la relativizza impropriamente, rendendone più difficile il corretto ricordo. Inoltre, non si può tacere il fatto che oggi si assiste, tra i tanti altri, al grave fenomeno dilagante del negazionismo. Di qui l’ulteriore problema di come si può e si deve combattere. Forse, come in qualche altra nazione, con l’emanazione di una legge che ne condanni i pubblici sostenitori? O viceversa, come sostengono molti storici contemporanei, soltanto con una battaglia culturale, etica e politica (più facile a dirsi che a realizzarsi) per non voler soffocare autoritariamente la libertà di espressione? Questi indicati sono soltanto una piccola parte degli interrogativi, dei problemi che si trovano ad affrontare gli organizzatori del Giorno della Memoria, che intendono rinnovare correttamente ed efficacemente il ricordo dell’immane tragedia epocale, mentre gli ultimi testimoni diretti della stessa ci stanno lasciando e ci esortano a “continuare a riflettere”.

 

In questi giorni, a Venezia, una quarantina di enti, coordinati dal Comune, si sono riuniti più di una volta per organizzare, ciascuno nel proprio settore, ciò che viene ritenuto il più appropriato ricordo. E a giorni, dopo l’uscita di questo numero, sarà definitivamente messo a punto un nutrito programma di iniziative che caratterizzeranno il Giorno della Memoria 2014. «Se qualcosa potrà salvare l’umanità, sarà il ricordo: il ricordo del male servirà da difesa contro il male, il ricordo della morte servirà  da difesa contro la morte», ci ha ammonito Elie Wiesel, che ci ricorda inoltre: «Il contrario della pace non è la guerra, è l’indifferenza. Il contrario dell’amore non è l’odio, ma l’indifferenza. Il contrario della morte è la memoria».


«Giorno della Memoria»
27 gennaio 2014 vari luoghi a Venezia
Info www.museoebraico.it