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Home arrow TEATRO arrow Intervista a Sandra Mangini | Quanto più oscura è l’ora… l'ultima produzione Ca' Foscari su Brecht
Intervista a Sandra Mangini | Quanto più oscura è l’ora… l'ultima produzione Ca' Foscari su Brecht
di Chiara Sciascia   

3soldi1.jpgIn questi anni il Teatro Ca’ Foscari ha seguito un percorso coerente con il nostro presente e l’attuale tendenza sociale, approdando alla rassegna di quest’anno GenerAzioni teatrali. A chi appartiene il mondo? Una stagione che ha rotto gli indugi e ha dato voce a emozioni e umanità a lungo trascurate, ora in cerca di giusto appagamento. Ultima delle tre produzioni presentate dal Teatro Ca’ Foscari quest’anno – dopo Cacciatori di Frodo e Waiting Room 3 Soldi, lavoro nato dall’analisi di alcuni testi di Brecht, conclude la stagione con un’attualissima riflessione su nuove povertà, disoccupazione e conflitto generazionale. L’adattamento e la regia di 3 soldi sono stati proposti a Sandra Mangini, regista, attrice, docente di canto presso l’Accademia Teatrale Veneta dal 2007 e in collaborazione con lo Stabile di Bolzano diretta da Carmelo Rifici.

 

Nel suo lavoro si è dedicata spesso alle antiche tradizioni e al patrimonio della memoria orale di diverse culture, pensiamo a Cuor, Parfumul Strazilor a E noi siam lavoratore e Peregrinazioni Lagunarie. In che modo s’inserisce la sfida brechtiana nel suo percorso? In questa rivisitazione dell’Opera da tre soldi si può forse leggere una continuità con L’Opera del Mendicante di Gay che riadattò, diresse e interpretò nel 2011? 

 

3soldi2.jpgCiò che mi ha sempre affascinato del ‘mito’ del teatro musicale di Brecht è la sua componente spettacolare; un tipo di spettacolo decisamente ‘popolare’ nel senso di destinato ad una comunicazione semplice e diretta, per veicolare un pensiero: una commedia di contenuto politico, insomma. 3 soldi, lo spettacolo che andiamo a rappresentare, è una libera e fantasiosa elaborazione dell’opera di Brecht (non solo dell’Opera da tre soldi) e dell’Opera del Mendicante di John Gay, opera che per certi aspetti è ancora più emblematica. Nell’allestimento che ho curato nel 2011 a Belluno, con la direzione musicale di Luciano Borin, ho messo in scena un gruppo femminile di 18 giovanissime e meravigliose cantanti, accompagnate da un ensemble strumentale. 3 soldi nasce al Teatro Ca’ Foscari con 7 giovani attori, in fase di apprendistato teatrale, alle prese con un presente avaro di opportunità. Il nostro lavoro non si dedica particolarmente alla parte musicale, per quanto non ne possa prescindere, quanto al lavoro d’attore, concentrandosi su un interrogativo: in che cosa ci riguarda questa storia di criminali sfruttatori e sfruttati?

Brecht è stato un trasformatore del teatro, ha scardinato la ‘quarta parete’ per rendere il pubblico partecipe e ‘pensante’, stimolandolo attraverso tecniche rivoluzionarie rispetto al teatro classico, devoto all’illusione della finzione. In che modo, in 3 soldi, viene messo in atto questo dialogo con un pubblico forse ora più ‘maturo’ di quello toccato a Brecht?

 

Penso che questo storico dibattito sull’arte teatrale abbia compiuto il suo giro. Il pubblico di oggi ha visto tutto e il contrario di tutto, ma ciò che rischia di non riconoscere più è uno spazio dedicato al contatto umano. Penso che il lavoro in palco debba tendere alla ‘finzione della realtà’, ovvero a nutrire della propria umanità i segni, le sintesi, gli artifici della comunicazione teatrale. E penso che una proposta possibile per il pubblico di oggi sia quella di presentarsi preparati ma disarmati, usando onestamente gli strumenti a disposizione, senza mistificare nulla, in una relazione paritaria tra il palco e la platea.

 

3soldi3.jpgL’Opera da tre soldi che mette alla berlina il sistema del potere corrotto presenta ancora allarmanti affinità con l’attuale situazione socioeconomica e politica. Come lei stessa afferma, l’individuo è sopraffatto dalla solitudine, dallo scoramento, frodato dei suoi diritti fondamentali da una società destinata al caos. Crede che il Teatro possa aiutarci a Resistere? In che modo può indicarci una via d’uscita?

 

La mia preoccupazione fondamentale sta nel fatto che il modello in cui viviamo non prevede assicurazione per l’essere umano, se non a costo di una trasformazione profonda del proprio DNA in senso distruttivo e di sopraffazione dell'altro. Per mantenere e accrescere il proprio potere, pochi ‘club’ di privilegiati negano spazio alle generazioni emergenti e ai soggetti non competitivi. Oggi come oggi fare teatro non è più un mestiere elitario, per pochi sognatori votati al precariato e alla resistenza. Oggi è il lavoro in generale a essere diventato un faticoso miraggio. Tuttavia il teatro, nonostante sia permeato anch’esso dai meccanismi ottusi del mercato, può rappresentare un'opportunità in più per diventare coscienti di ciò che viviamo e aprire spazi di libertà e di vitalità personale e collettiva.

«3 Soldi»
15, 16 aprile Teatro Ca’ Foscari
info www.unive.it