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Men in black are coming…
di Sergio Collavini   
thestranglers.jpgArrivano gli Stranglers, il 12 aprile, a festeggiare le loro nozze di rubino anche al New Age. Gli “uomini in nero” sono in giro infatti dal 1974; il loro Ruby Anniversary Tour è partito il 13 marzo e, a giudicare dagli ottimi commenti in rete, pare che la scaletta – ben 23 brani per oltre due ore di concerto – coprirà tutta la carriera della band. Una vera e propria antologia dunque, con canzoni tratte da ogni album, da Rattus Norvegicus (1977) fino a Giants (2012). Un po’ il destino e molto più che un po’ se la sono cercata, ma, nonostante in quanto a tecnica e talento fossero parecchi piani al di sopra della maggior parte delle punk band, non riuscirono mai a fare il grande salto, quello del successo vero: stadi pieni e vendite conseguenti, per capirci. Sembravano davvero tosti e cattivi all’epoca e un po’ era una posa, ma ne hanno passate parecchie, perdendosi in paranoie ufologiche (men in black non a caso), problemi ‘stupefacenti’, accuse di fascismo e misoginia – provocazioni non capite, a sentir loro – e conseguente odio reciproco con la stampa specializzata.

 

Se nel conto ci metti anche qualche manager ‘maneggione’, risulta difficile arrivare davvero in alto, anche se le tue canzoni avevano (e hanno ancora) un fascino oscuro e una cifra stilistica così personale e riconoscibile da farti emergere dal gruppone naturalmente. Tranne Hugh Cornwell, che ormai dal 1990 ha lasciato la band, si presentano in formazione originale con la sola eccezione del cantante-chitarrista Baz Warne nel ruolo che fu appunto di Cornwell (e poi di Paul Roberts). Certo, Jet Black ha quasi settant’anni, ma, seduto dietro i suoi tamburi, non se li fa pesare; J.J. Burnel è sempre in ottima forma e riascoltare il synth di Dave Greenfield fa sempre effetto. Forse il mestiere sopperirà al furore degli anni migliori, ma quando hai una serie di hits come No More Heroes, Strange Little Girl, Always the Sun, Peaches, Hanging Around e, naturalmente, Golden Brown, da buttare nel piatto basta e avanza! 


 

lee-scratch-perry.jpgPer chi invece ha la musica in levare nel sangue, l’occasione di vedere Lee “Scratch” Perry su di un palco è una festa (toh, proprio il 25 aprile). Classe 1936, genio (tanto) e sregolatezza (parecchia), il giamaicano suona, inventa e produce da tutta una vita. Senza di lui il reggae, lo ska e soprattutto il dub non sarebbero ciò che conosciamo. Oggi, chiuso con l’alcool e l’abuso di sostanze che gli hanno sicuramente precluso una carriera da vera star alla Marley (anche se il vecchio Lee è ancora fra noi che se la ride), vive sulle montagne attorno a Zurigo (!), ma non ha perso il gusto di andare sempre verso il nuovo. Come si produce oggi un disco in totale indipendenza? Ma con il crowdfunding! Ok, pronti via: basta googolare “Scratch Perry” e ci si può ritrovare facilmente finanziatori del nuovo progetto di questa ‘giovane’ promessa. In collaborazione con Daniel Boyle, si ripromette di ricreare il favoloso suono dei Black Ark studios, che rivoluzionarono la musica giamaicana tra gli anni ‘60 e ‘70. A 78 anni suonati è un bell’andare! Mi rimane poco spazio, quindi cito soltanto le altre date di aprile: l’unica italiana dei Comeback Kid il 10, l’imperdibile reunion degli Estra l’11, Levante (quella di Alfonso? Esatto, lei!) il 18, i Rumatera (Ranciata!) il 24, i Bud Spencer Blues Explosion il 26 e, infine, chiude il mese il devastante dj-set dei Pendulum il 30.


«New Age Club»


10, 12, 18, 24, 25, 26, 30 aprile Roncade (Tv)


Info www.newageclub.it