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Splendida e cupa dolcezza. Il punto di vista di Bru Zane
di Andrea Oddone Martin   

isabelle_druet.jpgPurtroppo, la celebrazione in memoria del centenario di quella che viene denominata, evocando infelicemente scenari di pomposa imponenza, “Grande Guerra” è di scabrosa attualità. Ricorrenza testimone del sangue che viene copiosamente versato tutt’oggi in Medioriente, nei territori dell’Africa del Nord e ai confini dell’Est asiatico. In passato, questa conclamata continuità nella belligeranza ha evidentemente influenzato la produzione artistica, anche musicale: è questo l’argomento che innerva tematicamente il ciclo di concerti organizzato dal Palazzetto Bru Zane. Significativamente, il Festival si intitola Romanticismo tra guerra e pace (1789- 1918) e il concerto che si tiene sabato 27 settembre, dal titolo Nei salotti di Carlo X, ne è il primo appuntamento.

 

Carlo X, Conte d’Artois e successivamente Re di Francia, visse direttamente i contrasti della Rivoluzione da una marcatissima posizione reazionaria. Vissero lo stesso periodo anche i tre compositori le cui opere vengono eseguite in questo concerto cameristico, ossia Rodolphe Kreutzer (sì, proprio il dedicatario della sonata beethoveniana), Pierre Baillot, allievo di Luigi Cherubini, violinista virtuoso e collega di Kreutzer al Conservatorio di Parigi, e Louis-Emmanuel Jadin, di cui ascoltiamo il Grand Quintette. Interprete privilegiato, il Quartetto Mosaïques è formato da musicisti di lunga esperienza su strumenti d’epoca fin dalla data di fondazione, il 1987, dandosi il compito di perpetuare la grande tradizione europea del quartetto d’archi.

 

francois-frederic-guy-pianist-photo-by-benjamin-de-diesbach-03.jpgGli ottocenteschi ‘cantori della battaglia’ rievocarono la contemporaneità attraverso un percorso di recupero dovuto a quella che si dirà “cautela politica” o “necessario distacco artistico”: le opere composte per i teatri lirici e per i concerti si rifecero perciò a testi antichi o a guerre da tempo terminate. Nel 1869, ad esempio, per esprimere la disperazione della ragazza il cui innamorato se n’è andato Au pays où se fait la guerre, il compositore Henri Duparc rievocò la politica di conquista coloniale della Francia del Secondo Impero, servendosi di una poesia di Théophile Gautier scritta trent’anni prima.

 

Proprio la stessa poesia di Gautier intitola oggi la produzione del Palazzetto Bru Zane che si tiene domenica 28 settembre, un concerto lirico (definito romanticamente “spettacolo dell’anima”) che, dagli slanci bellicosi del ‘dovere’, attraversa sensibilità compositive segnate profondamente dai conflitti del 1870 e del 1914, riscoprendo la complessa densità umana nelle conseguenze della guerra. Le dolorose e definitive separazioni, la tragica solitudine, la disperazione, le nostalgie di teneri amori strappati crudelmente nell’atrocità, la miseria. Interpretate dal mezzosoprano Isabelle Druet e dal Quartetto Giardini, le partiture di Mélanie Bonis, Jacques Offenbach, Cécile Chaminade, Benjamin Godard, Claude Debussy, Theodore Dubois, Reynaldo Han fino a Nadia Boulanger distillano quell’inquietudine nata dal luogo tragico e metafisico del fronte: «splendida e cupa dolcezza che fluttua sotto il cielo stellato; si direbbe che lassù, nell’ombra, un paradiso sia crollato...».

«Romanticismo tra guerra e pace (1789-1918)»
27, 28 settembre 2014 Palazzetto Bru Zane
Info www.bru-zane.com