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Madonna della Salute 2014 | Altre Madonne (coeve). Storia di una Festa popolare
di Fabio Marzari   

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La storia di Venezia passa anche attraverso il racconto della devozione del popolo e mai, come in occasione di guerre e pestilenze, si ritrovano testimonianze di fede profonda, al limite della superstizione. Più o meno negli stessi anni in cui Baldassarre Longhena erigeva la Basilica della Salute, un capolavoro architettonico a pianta ottagonale, in un’altra parte della città, più appartata e meno scenografica, sorgeva la Chiesa di Santa Maria del Pianto. Le travagliate vicende dell’interminabile guerra di Candia fecero crescere la convinzione religiosa che quanto stava accadendo fosse un derivato della collera divina, scatenatasi in seguito alla corruzione dei costumi pubblici e privati. Con questo generale senso di colpa si prese spunto da un sogno fatto da una suora, Maria Benedetta De Rossi, dell’ordine delle Serve di Maria, per convincere il Doge Francesco Da Molin, Capitano da Mar della flotta veneziana, a iniziare la costruzione della chiesa nel 1647.

 

L’intraprendente monaca, badessa del Monastero delle Grazie di Burano, già durante la peste del 1629 aveva avanzato una simile proposta al Senato, che non aveva avuto esito. Di fronte agli avvenimenti bellici la suora rinnovò la richiesta, inviando una lettera autografa al Doge. Scrisse di aver avuto una visione celeste nella quale le erano state rivelate le cause del male che colpiva la città. Esse consistevano, oltre che nella condotta peccaminosa dei veneziani, nell’omissione dei suffragi per le anime del purgatorio. Per porre rimedio a queste mancanze, Suor Maria Benedetta riteneva doveroso costruire una chiesa con un piccolo monastero allo scopo di pregare quotidianamente in perpetuo per le anime purganti.

 

festa_madonna_salute4-1371292832.jpgLa chiesa avrebbe dovuto essere intitolata alla Vergine. Doge e Senato furono colpiti dal tono persuasivo e insistente della religiosa e, dimostrando la consueta capacità e disincanto nel far passare come atti di devozione quelli che in realtà erano intendimenti mirati a spostare l'attenzione dell'opinione pubblica  dall'esito poco felice sia dal punto di vista economico che militare della guerra, decisero di seguire il consiglio della suora. Nell'accogliere le richieste della veggente, la motivazione ufficiale offerta dalla Repubblica evidenzia l'impegno del voto favorevole scaturito dalla necessità di chiedere l'intervento celeste per “i presenti gravi bisogni pubblici”. Suor Maria Benedetta morì il 13 gennaio 1647, prima ancora che fosse posta la prima pietra. Ciò avvenne solennemente il 13 novembre 1647 e furono il patriarca Giovan Francesco Morosini e il Doge Francesco Molin a farlo. La chiesa fu consacrata il 7 maggio 1687 dal patriarca Alvise Morosini, lo stesso anno della Basilica della Salute, per ringraziare la Vergine degli esiti favorevoli conseguiti da Francesco Morosini in Morea, cercando di rimuovere in questo modo la lacerante perdita dell'isola di Candia avvenuta nel 1669.

 

A differenza della Basilica della Salute, carica di decorazioni marmoree tendenti a glorificare la Repubblica e di motivi esoterici legati ai Rosacroce, voluti dallo stesso Longhena, la Chiesa di Santa Maria del Pianto fu elevata con un austero profilo architettonico, anch'essa a pianta ottagonale, ma con un tetto a falde a spicchi e non con una cupola, probabilmente per ragioni di carattere finanziario. Lo stile della chiesa non è barocco, ma neoclassico, molto semplice, quasi dimesso all'esterno, ed è spoglia, claustrale al suo interno. In un luogo di espiazione e di riscatto, votato al suffragio delle anime del purgatorio, erano d'obbligo la semplicità e la contrizione, con sette altari laterali a simboleggiare i sette dolori della Vergine o le sette spade che le trafiggono il cuore, come prescriveva l'iconografia devozionale del tempo.