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Madonna della Salute 2014 | Culto Mariano a Venezia
di Redazioneweb2   

01icon.jpgCome racconta benissimo Renato D’Antiga nella sua Guida alla Venezia bizantina. Santi, reliquie ed icone, edito da CasadeiLibri, un aspetto rilevante che lega la pietà popolare a quella orientale è rappresentato dal culto e dalla venerazione dell’icona, soprattutto mariana, come dimostra la cultualità riservata alla Madonna della Salute e alla Nicopeia.

 

«In Venezia ci sono 92 icone conservate nelle chiese di più antica fondazione. Le due icone più venerate a Venezia sono quelle della Nicopeia e quella della Madonna della Salute. La data del 21 novembre non è casuale per la festa della Madonna della Salute, in quanto coincide con il giorno in cui l'icona venne collocata nel 1670 nell'altare maggiore creato da Le Court nella Basilica. L'icona prima di giungere a Venezia, era esposta al culto nella cattedrale di San Tito di Candia sin dal 1387, ed era considerata la protettrice della città. Quando i veneziani nel 1669 dovettero abbandonare l'isola ormai in mano turca, l'icona fu oggetto del trattato di pace e consegnata ai vinti. Sulla triste via del ritorno in patria, il Morosini la fece issare sull'albero maestro in segno di devozione. L'icona venne depositata con altri oggetti nella sacrestia dei chierici della basilica marciana e vi rimase fino all’anno seguente, quando il Senato, il 26 Febbraio, decise che fosse collocata nella nuova chiesa votiva contro la peste del 1630 e fu rimossa la tela del Padovanino che ricordava l'episodio del voto alla Vergine.

 

s.marco.jpgNonostante la soppressione delle varie confraternite avvenuta nel 1806, ne esiste una ancor oggi intitolata alla Madonna della Salute. Anche l'arte popolare minore in alcune sue espressioni va considerata alla luce di una possibile connessione con la spiritualità bizantina come le immagini sacre nelle case e nelle calli, i capitelli, le lampade nelle chiese, l'uso delle candele, dei lumini e gli altarini. La Nicopeia era parte, nel 1204, del bottino che giunse in città quale frutto del saccheggio di Costantinopoli e venne posta in un deposito della sacrestia dei chierici della Basilica di San Marco. Il suo culto venne ufficializzato solamente nel 1617, per l'incessante impegno profuso da Giovanni Tiepolo, divenuto patriarca dal 1619 al 1630.

 

Egli contribuì alla diffusione del culto della Nicopeia anche con uno scritto intitolato Trattato dell'immagine della gloriosa Vergine dipinto da San Luca conservata già molti secoli nella ducal chiesa di San Marco della città di Venezia, nel 1618. In questo scritto il Tiepolo pone la Nicopeia quale simbolo di Venezia ed espone i vantaggi spirituali che il fedele acquisisce praticando tale devozione. L'aiuto della Nicopeia venne spesso invocato anche in azioni di guerra contro i Turchi. Pure dopo la caduta della Repubblica, durante momenti difficili e tragici, l'icona vide i veneziani supplici al suo altare, come quando alla fine del secondo conflitto mondiale i tedeschi in ritirata minacciarono di danneggiare gravemente la città, come testimonia la relazione di Mons. Giovanni Urbani presente agli eventi».