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Cuor di fugassa. Sublimi dolcezze pasquali
di F.M.   

fugasse.jpg«Ze Pasqua, ze Pasqua, che caro che gò, se magna ea fugassa, se beve i cocò...». L'altra notte mi è tornato in mente all'improvviso questo proverbio che mia mamma era solita ripetere nel periodo pasquale. Ricordavo di aver sentito solo questa strofa, facendo una piccola ricerca ho scoperto che nella rima successiva si parlava di agnello, e se fosse dipeso dalla mia famiglia i piccoli quadrupedi belanti sarebbero morti tutti per anzianità e non in pentola! In terra veneta non c’è Pasqua senza la tradizionale “focaccia”.

 

Si tratta di un pane pasquale arricchito con vari ingredienti: farina, zucchero, burro, lievito e uova. L’origine del dolce è comunque avvolta nella leggenda, ma sembra che l’idea di questo “pane dolce” sia venuta ad un antico fornaio: lavorò la sua pasta di pane con burro, uova e miele sino ad ottenere un dolce soffice e leggero, da donare agli amici in occasione della Pasqua. La tradizione vuole anche che la fugassa, un tempo, venisse preparata in occasioni di fidanzamenti e donata alla famiglia della ragazza con dentro nascosto l’anello di fidanzamento. È un dolce complesso che richiede una lunga lievitazione, con pause adeguate per ottenere una pasta molto soffice e leggera.

 

La bontà ulteriore è data dalla glassatura con un composto a base di uova, mandorle pelate generalmente tritate e zucchero in granella. Si sposa molto bene con il Moscato Fior d’Arancio dei Colli Euganei, il Recioto di Gambellara spumante, il Recioto di Soave. La migliore focaccia di Venezia è quella del Nono Colussi in Calle lunga San Barnaba, 2867/a. Da prenotare per tempo e gustare fino all'ultima briciola.