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Mental preview Expo 2015: il tema, la geopolitica, le eredità
di Paolo Lucchetta   

2.jpgFino a questo momento di veramente straordinaria intorno all’Expo c’è stata la generale attenzione nei confronti delle date e delle modalità di ultimazione dei lavori, anticipata da numerose polemiche spesso legate all’idea stessa che abbiamo dell’Italia. Meno si è parlato dei contenuti e dei valori che il tema Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita, rivelando il suo ruolo decisivo, sottopone all’attenzione dei visitatori di tutto il mondo: almeno da questo punto di vista nel campo della nutrizione possiamo dire che l’Italia sia il posto giusto per il tema giusto. E se la Guida del Tema si chiede se sia: «[…] possibile assicurare a tutta l’umanità un’alimentazione buona, sana, sufficiente sostenibile? Uno degli elementi più innovativi di Expo 2015 è quello legato all’approccio concettuale al tema. Se il tema della riflessione è la nutrizione, in primo luogo umana, il titolo scelto per l’esposizione pone al centro dell’attenzione non solo il nutrimento dell’uomo, ma anche quello del pianeta in cui esso vive, ovvero l’origine stessa del cibo dell’uomo».

 

Le parole di Carlo Petrini sembrano a questo proposito le più autorevoli ed efficaci: «Il nervo scoperto che oggi sta mettendo in ginocchio milioni di contadini ha un nome conosciuto: si chiama libero mercato, che applicato al cibo sta generando uno sconquasso di proporzioni bibliche. E questo sia a casa nostra sia nel resto del mondo».

 

Sarà questo il senso della Carta di Milano, prima grande eredità e anima di questa Esposizione universale, un protocollo che vedrà protagonisti, per la prima volta, cittadini, istituzioni, imprese, associazioni, mondo accademico e l’intero sistema delle organizzazioni internazionali. «Con quale spirito andiamo verso Expo? Non possiamo concentrarci - prosegue Petrini - solamente sui milioni di turisti che arriveranno a Milano, ma dobbiamo occuparci di quei contadini e allevatori che vivono in sofferenza, del land grabbing che in Africa distrugge le vite di migliaia di contadini scacciandoli dalla loro terra, complici i governi canaglia. È sacrosanta la battaglia del made in Italy, ma dobbiamo aprire gli occhi al mondo, perché ci sono eccellenze in ogni angolo del pianeta. Questa è la visione che l’Expo deve fare propria». E continua con un auspicio: «Vorrei un’Expo più sobria, meno attenta ai grandi padiglioni, alla grande kermesse, ma che abbia anche il coraggio di dire le cose come stanno, che si apra ai contadini. Che accolga a braccia aperte anche gli umili, i poveri, perché loro più di altri hanno il diritto di venire all’Expo. Facciamola finita con questa separazione tra scienza ufficiale e saperi tradizionali: solo con il dialogo supereremo queste divisioni e costruiremo una prospettiva condivisa che ci farà uscire da questa situazione. Se non si cambia il sistema, ben difficilmente consegneremo alle prossime generazioni una speranza di vita degna. Quindi, che la Carta di Milano non sia un mero documento, ma un vero inizio». A queste parole di Carlo Petrini sarà sempre necessario riferirsi nelle nostre visite al sito e nelle nostre valutazioni.

 

 

3.jpgSi è parlato molto di altre figure, a cui dobbiamo forse un preliminare ringraziamento. Raffaele Cantone, ad esempio, Presidente dell’Autorità Anticorruzione, arrivato in corso d’opera ad evitare ulteriori casi di appalti poco chiari e per far compiere un deciso salto di qualità in fatto di trasparenza, cercando di garantire controlli snelli ed efficaci che non influissero sulla data di apertura dell’Expo. Grande attenzione è stata rivolta alle verifiche richieste da Cantone in merito alle procedure dell’aggiudicazione diretta di uno store per realizzare l’Osteria più grande del mondo. La difesa dei criteri da parte dell’organizzazione sta nella non necessità di gare quando c’è unicità e notorietà internazionale, mettendo in questo Eataly al livello della Scala e di Slow Food. Il fondatore Oscar Farinetti ha selezionato 84 nomi che si alterneranno all’interno dei due padiglioni di 8000 mq ciascuno, destinati alla ristorazione regionale facendosi portavoce della propria idea di italianità, su qualità e originalità della proposta c’è una certa attesa.Tra gli aspetti sicuramente rilevati invece come positivi, la conferma della vocazione innata di Milano all’interpretazione di un modello nella scelta del tema e nella sua rappresentazione geopolitica. La geopolitica che si disegna attorno al tema del cibo non è la stessa che sostiene la finanza globale.

 

All’Expo si rappresenta un diverso ordine mondiale: delle 144 nazioni partecipanti metà dei dieci padiglioni più grandi sono asiatici, l’Africa è il continente col maggior numero di paesi partecipanti. Assenze giustificate: Australia, Nuova Zelanda per distanza, Sudafrica per questioni interne, Canada per restrizione di bilancio, India per delicati rapporti diplomatici.

 

Il quesito più ricorrente rimane: che senso ha ospitare un’Expo in economie mature e stanche? Il dibattito è acceso, ma bisogna ricordare come Milano farà il record di padiglioni nazionali, 53, più di Shanghai, attirando investimenti esteri per 1,2 miliardi di euro, diventando di studio per le Expo del futuro a cominciare da Dubai 2020 e suscitando l’interesse di Londra, Parigi, Rotterdam a candidarsi per il 2025. Nella volontà di assicurarsi il maggior e più diversificato numero di padiglioni possibili Milano ha organizzato le cose in modo innovativo, invece che affittare spazi già pronti ai paesi più piccoli ha inventato i cluster, raggruppamenti tematici che hanno permesso di assicurarsi presenze sorprendenti come le isole Vanuatu, Palau o la Micronesia e attirato paesi senza problemi economici come il Sultanato del Brunei. Alcune parole in questi mesi sono state maggiormente usate nello spiegare come si presenteranno i siti dell’Expo: la centralità della Visitor Experience ad esempio.

 

L’Expo di Milano, ci viene spesso anticipato, vuole essere tradizionale ed innovativa al contempo: “tradizionale” perché si focalizzerà sul principio-guida circa il valore educativo delle esposizioni, cercando di aderire al tema della nutrizione in modo molto stringente e garantendo un vero approfondimento globale a fini educativi e di formazione alla sostenibilità del cibo buono, sano, sufficiente e sostenibile per il pianeta; “innovativa” perché in tutte le forme chiarirà ai visitatori e alla comunità internazionale l’essenza di un nuovo concept di Expo: tematico, sostenibile, tecnologico e incentrato sul visitatore.

 

4.jpgL’Expo si offrirà come un grande parco agroalimentare strutturato su una griglia di tracciati ortogonali, punteggiato da architetture paesaggistiche ed organizzato sui principi insediativi della città romana e sui suoi due assi generatori: il Cardo ed il Decumano, un viale di 1,7 chilometri, lunghezza simile a quella degli Champs-Elysees e delle Ramblas di Barcellona. Questo straordinario paradigma disposto in linea con il tracciato storico del Sempione sarà il simbolo dell’Expo, piazza e luogo di incontro al centro del quale troverà luogo il Tavolo Planetario che ospiterà chiunque vorrà sostare per riposarsi o gustare i cibi e gli alimenti prodotti e distribuiti dalle varie nazioni. Passeggiando o percorrendo in bicicletta il Decumano si avrà la sensazione di attraversare un grande melting pot globale; la dislocazione dei padiglioni non seguirà infatti un ordine prestabilito ma si è lasciata libertà di scelta ai partecipanti: ecco allora la Germania accanto all’Ecuador o l’Irlanda alla Nigeria. La sensazione è quella di un ambiente urbano con viali, piazze, giardini e una notevole densità del costruito.

 

Tutto’altro rispetto al timore di una futile fiera delle vanità e delle rivalità architettoniche come paventato da Jacques Herzog? No, piuttosto, a detta dell’organizzazione, un’architettura complessiva del paesaggio, una semplice infrastruttura per valorizzare un confronto serio e serrato tra idee, progetti e prodotti che affronteranno il tema dell’alimentazione. Non più monumenti di architettura grandi e spesso inutilizzabili dopo la chiusura dell’evento, senza dover ricorrere a quei sistemi di simulazione e di documentazione oggi accessibili dallo schermo di un qualsiasi computer. Invece una sorta di parco botanico planetario per i cittadini di Milano e del mondo, luogo di incontro inedito tra agricoltura e città che nutrirà Milano dal punto di vista letterale, spirituale ed intellettuale.

 

Si è voluto dare all’eredità un’importanza analoga a quella dedicata alla progettazione del sito. Un Master Plan flessibile nelle variazioni architettoniche, ma robusto nella sua struttura insediativa, creerà le condizioni per un nuovo pezzo di città che crescerà attorno ad una grande area aperta, verde e produttiva. Un grande spazio dove milioni di visitatori potranno vivere sulla loro pelle un’esperienza diretta e indimenticabile, toccando con mano le soluzioni con cui i paesi del mondo, le comunità dei contadini, le aziende, si prodigano per risolvere i grandi squilibri dell’alimentazione.

 

Nutrire la conoscenza, Feeding Knowledge è il programma che getterà le basi dell’eredità di Expo Milano 2015: in un quadro di cooperazione internazionale, la sua finalità sarà generare e diffondere conoscenza ed informazione sulle relazioni risorse naturali/sicurezza alimentare/biodiversità. Sulla verifica di queste promesse verterà il giudizio e la valutazione delle persone, dei cittadini e dei visitatori.

 

In questo senso l’attesa principale riguarda anche la vera grande anomalia di Expo Milano 2015, cioè la proprietà privata dei lotti su cui si è scelto di farla sorgere. L’area espositiva è stata acquistata a prezzi incredibilmente superiori ai valori di mercato, motivo per cui lo scorso autunno è andata deserta la gara sul destino del sito una volta finito l’Expo. Il tema delle aree ritorna prepotentemente nel dibattito pubblico, questa volta per il post-esposizione. Aree che avevano già rappresentato anni fa, all’inizio dell’avventura, uno dei maggiori terreni di scontro politico dell’operazione 2015 e causa sostanziale dei ritardi.

 

1.jpgIn definitiva, sul totale dell’area, in virtù dell’accordo di programma si potranno realizzare nuove funzioni per 489000 mq, ai quali se ne aggiungeranno 30000 di housing sociale. Sulla metà circa della superficie (44 ettari) sarà invece possibile realizzare un grande parco multitematico, da sempre il cuore di qualsiasi idea del dopo-Expo. Per prepararsi al dopo, si è pensato bene di attivare un’indagine esplorativa con lo scopo di acquisire le manifestazioni di interesse di soggetti pubblici e privati per proposte di attività e di gestione sia del parco sia delle attrezzature di interesse pubblico. Cinque quelle presentate ufficialmente al pubblico alla fine del novembre scorso: La Cittadella dello sport, del Comitato promotore della Fondazione Oltrexpo (Corrado e Cesare Manfredini); Il Parco urbano della conoscenza (Marco Vitale ed Emilio Battisti); il Progetto Nexpo (Next Expo) di Assolombarda; il Parco dell’eccellenza italiana (moda, design, food) di Prelios Integra; Idee per il post Expo, Gruppo Bnp Paribas Real estate e Metrogramma B&F. Enjoy yourself!