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Home arrow ZOOM arrow [Speciale Elezioni 2015] Intervista a Felice Casson
[Speciale Elezioni 2015] Intervista a Felice Casson
di Redazioneweb2   
luned́ 18 maggio 2015

felice-casson.jpgVenezia è riconosciuta nel mondo come uno degli epicentri culturali fondamentali dei nostri tempi, non solo per il suo impareggiabile patrimonio storico. La Biennale Arte dimostra quanto il contemporaneo in chiave artistica sia qui di casa come momento principe del pianeta, dimostrando al contempo quanto però la città non ne sia nei fatti consapevole. Non si spiegherebbe altrimenti il livello provinciale a cui sono ormai decaduti molti altri eventi culturali di respiro internazionale. È evidente lo scollamento totale esistente tra il livello del mondo che attraversa la città con progetti ed interessi contemporanei e il livello degli interlocutori locali che dovrebbero raffrontarsi con questo stesso mondo. Come intende erodere questa divaricazione? Come in sostanza intende elevare il livello dell'industria culturale, e conseguentemente turistica, della città?

Il valore culturale di Venezia risiede nella forma urbis, nella città stessa, con la sua storia, il suo ambiente.

 

La presenza di grandi istituzioni culturali, autonome nelle loro iniziative, rappresenta un importante valore aggiunto. E non mi riferisco solo alla Biennale; vi sono la Guggenheim, la Fondazione Pinault ed altre Fondazioni magari più piccole, ma di indiscussa dimensione internazionale, che si occupano di temi topici, vedi Palazzetto Bru Zane per la musica ad esempio. Esistono inoltre realtà culturali espressioni del tessuto cittadino, alcune ormai secolari come l’Ateneo Veneto, l’Istituto Veneto di Scienze Lettere ed Arti, la Querini Stampalia, che si rivolgono direttamente alla città e ai suoi abitanti, oltre che ai visitatori. È fondamentale tener conto che Venezia ospita un numero di presenze turistiche annuali elevatissimo, superiore ai 20 milioni. Questa domanda del mondo di visitare una città incredibilmente a misura d'uomo ricade sulle nostre spalle: dobbiamo impegnarci nel qualificare questa visita, offrire servizi e prodotti di qualità commisurati al loro costo, combattendo l'illegalità e promuovendo la qualità. L’offerta deve essere tale da vedere prolungata la presenza media dei visitatori da 2,3 notti a 3 notti. L’Amministrazione si deve poi impegnare a spendere il ricavato dal turismo per la manutenzione e la qualità della visita dei monumenti. Dobbiamo trasformare la quantità in occasione di crescita qualitativa, ovviamente con il contributo e l'aiuto di tutte le categorie legali di settore. Al Sindaco e all'Amministrazione spetta il compito di elevare l’immagine della città, considerando centrale il settore della cultura. Spetta loro l’opera di miglioramento della gestione degli organismi culturali che governano direttamente, riducendone gli sprechi, e di lavorare attivamente agli indirizzi delle Istituzioni alle quali partecipa. L’Amministrazione deve poi promuovere e sostenere, laddove le risorse lo permettano, le associazioni, i movimenti, singole individualità che stanno esprimendo una vitalità sorprendente, anche e soprattutto nella città di terraferma. Per quanto riguarda gli eventi storici, della tradizione, un riferimento al Carnevale non può qui mancare. Mi piace ricordare che fu nei primi anni ‘80 che questa tradizione risorse per volontà dei veneziani e attraverso il coinvolgimento dei teatri e degli artisti. Quello che è successo poi è a conoscenza di tutti. Ora è necessario riqualificare il Carnevale pubblico. Da certi errori si può solo imparare. Anche questo è un processo culturale.


Spesso le inadeguatezze della città e della sua classe dirigente sono talmente inspiegabili che induce molti a guardare, per darsi una spiegazione plausibile, in mille altrove, senza accorgersi che “la banalità del male” è di fronte ai nostri occhi. È un male italiano che in una città così particolare, piccola da un lato, enorme dall'altro, quindi con una società forse non più adeguata a rispondere da sola a mille aspettative di milioni di persone che qui si riversano ogni giorno, si accresce ancora di più. Noi è da anni che crediamo che almeno per certi settori non sia per niente assurdo prevedere di coinvolgere, ad esempio nel turismo e nella cultura, manager ed esperti che abbiano consumato la loro esperienza in teatri metropolitani europei, americani, asiatici. Crediamo ci sia una necessità proprio vitale di coinvolgere il di fuori, diciamo così. Che scelte intende fare in questo senso?

Ogni realtà ha le sue specificità. Non esistono modelli universali. E Venezia è, come dice lei, una città piccola e al contempo enorme, per la sua fama e il suo richiamo internazionali. Questo richiamo ha sempre attratto artisti, organizzatori e manager culturali che hanno studiato con attenzione e rispetto l'oggetto prezioso. Non si tratta di un laboratorio asettico, bensì di un organismo vivo e delicato. La collaborazione e il lavoro fatto insieme a chi in questa città vive e opera è irrinunciabile. Un'ottica esclusivamente esterna rischierebbe di schiacciarlo, di metterne in pericolo la sopravvivenza. Stiamo parlando di cultura, arte, spettacolo, ma il parallelo con l'ambiente poco rispettato e violato da atteggiamenti falsamente neutrali viene naturale e spontaneo. A mio giudizio va enfatizzato un nuovo impegno sulla trasparenza della spesa in restauro e produzione culturale. Per Palazzo Ducale, che non è del Comune ma è del Demanio, la convenzione parla di margini dei biglietti reinvestiti in manutenzione. Dobbiamo impegnarci a rendicontare al mondo, perché se non ce la dovessimo fare chiederemo finanziamenti: faremo un appello e lo lanceremo sulla base di una certificazione dei nostri impegni mantenuti; cresceranno gli amici della città, poiché Venezia è di chi la sogna. L'unicità di Venezia non è solo estetica: esiste ancora - per quanto stremata dallo spopolamento - un'aura che solo i veneziani riescono a interpretare, e per veneziani intendo coloro che vivono e amano la città, non semplicemente i ‘nativi’. Chi governa e rappresenta Venezia non può e non deve dimenticarlo mai.

 

o-felice-casson.jpgCi si lamenta in continuazione che la città non ha più risorse perché la legge speciale se l'è divorata tutta il Mose. Noi riteniamo che questa città avrebbe tutte le potenzialità e le possibilità per mantenersi da sola se solo sapesse intercettare adeguatamente l'amore, l'attrazione, gli interessi stessi delle migliaia di ultramilionari del mondo, tutti praticamente, che ciclicamente ritornano in questa città unica. Per la Biennale, per la Mostra del Cinema, per sposarsi, ecc. E' incredibile che Venezia non si doti di un ufficio di relazioni internazionali di livello internazionale, che sappia parlare la lingua di queste persone sottoponendo in forme e modi adeguati progetti e opportunità da finanziare in copartecipazione. Quale la strategia che intende seguire in questa direzione?

 Mi sembra dalla sua domanda che lei stia immaginando un unico ufficio per le relazioni internazionali di Venezia col mondo intero. La nostra Città è da sempre al centro dell'interesse mondiale e da sempre tesse relazioni internazionali in molti settori. Concordo sull'importanza di intercettare adeguatamente la domanda a cui fa riferimento. Per quanto riguarda l'Amministrazione cittadina, va sviluppata una struttura agile e attenta, capace di dialogare a livello internazionale per agevolare, facilitare e semplificare coloro i quali hanno la volontà di investire nella cultura. Una struttura che sappia indicare le molteplici opportunità presenti e rappresentate da interlocutori più o meno prestigiosi, ma sempre seri e affidabili. Sono molte le istituzioni che chiedono contatti; ad esempio la Rockefeller Foundation organizza e finanzia un forum sulla resilienza con le 100 città del Mondo che hanno problemi con le inondazioni, con l'ambiente ostile. In Italia hanno già aderito Roma e Milano per le esondazioni del Tevere, dell'Aniene e dei Navigli. Penso che anche Venezia, se si accorgesse di dover rispondere ai bandi, qualche problema con l'acqua già in passato l’abbia avuto, e mi dicono che anche in futuro potrebbe averne qualcuno. Sarà la prima richiesta che farò a giugno, aderendo a questo importantissimo forum internazionale con l'Ufficio Maree, che potenzierò assieme a tutte quelle attività fondamentali per la nostra futura sopravvivenza! Per quanto riguarda la nostra città di terraferma, nodo e snodo cruciale del nostro futuro, sul fronte culturale Mestre e Marghera rappresentano la contemporaneità e la storia recente. Mestre, snodo di passaggio ricco di infrastrutture a larga scala, vive già una dimensione metropolitana. L'insediamento dell'Università, la bonifica e la riconversione della zona industriale, il VEGA, il nuovo padiglione di Expo Venezia, che rappresenta l'unione tra la città d'acqua e la terraferma, il prossimo polo del Museo del '900, voluto dalla Fondazione di Venezia, in pieno centro urbano. E poi ancora il teatro Toniolo, un esempio di rapporto metropolitano che si relaziona e confronta con lo Stabile del Veneto, all'interno del quale Venezia e Padova lavorano insieme. Insomma, una teoria di cantieri culturali che devono assolutamente svilupparsi in un piano strategico coordinato, unica strada per assicurare dinamismo e logica alla crescita.

 

La cosiddetta Città Metropolitana è tanto un'esigenza nodale quanto una definizione che fa sorridere. Di fatto noi italiani non siamo costitutivamente capaci di fare sistema neanche in un condominio, figuriamoci in una città. In questa, poi, che anche solo fisicamente è di una complessità senza pari da armonizzare, figuriamoci. Quindi, rimanendo anche 'solo' a Venezia-Mestre- Porto Marghera, ci sarebbe un mondo da ridisegnare in chiave di crescita incrociata e dialettica tra le diverse città nella città. Quali circoscritte, concrete azioni prevede di attuare per almeno inaugurare alcune direzioni di riqualificata crescita, in particolare in Terraferma, nell'ottica di un dialogo vivo e fertile con il Centro Storico?

Forse, ancora una volta, mi piace pensare che la cultura sappia leggere la realtà con saggezza e lungimiranza, libera da interessi troppo pesanti e spesso miopi. Il tema del possibile sviluppo produttivo a partire dall’importante storia di questa realtà, anche quella della industrializzazione, non esiste solo in Germania, Francia o Inghilterra. Anche la chimica e la metallurgia veneziane hanno una storia sulla quale produrre cultura, didattica, parchi tematici. Non solo il Centro Storico, ma anche la Metropoli, quindi, deve diventare centro del nostro interesse strategico: non a caso le concentrazioni imprenditoriali più genuine, territorialmente insediate e vivaci, sono nella “scarpa” della riviera supermetropolitana del Brenta! Ed è per questo che come Sindaco, pur chiamato a un impegno straordinario per il risanamento dell'ente e la sicurezza dei cittadini, sarò molto attento alle vicende del mondo della cultura e ai rapporti con chi la rappresenta, la esprime e la vive nella nostra Città, tutta intera, unita e metropolitana.