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Home arrow ZOOM arrow [Speciale Elezioni 2015] Intervista a Francesca Zaccariotto
[Speciale Elezioni 2015] Intervista a Francesca Zaccariotto
di Redazioneweb2   
luned́ 18 maggio 2015

zaccariotto.jpgVenezia è riconosciuta nel mondo come uno degli epicentri culturali fondamentali dei nostri tempi, non solo per il suo impareggiabile patrimonio storico. La Biennale Arte dimostra quanto il contemporaneo in chiave artistica sia qui di casa come momento principe del pianeta, dimostrando al contempo quanto però la città non ne sia nei fatti consapevole. Non si spiegherebbe altrimenti il livello provinciale a cui sono ormai decaduti molti altri eventi culturali di respiro internazionale. È evidente lo scollamento totale esistente tra il livello del mondo che attraversa la città con progetti ed interessi contemporanei e il livello degli interlocutori locali che dovrebbero raffrontarsi con questo stesso mondo. Come intende erodere questa divaricazione? Come in sostanza intende elevare il livello dell'industria culturale, e conseguentemente turistica, della città?
Il problema di Venezia è oggi quello della sua massificazione, della sua incapacità di gestire in primo luogo i flussi turistici. Venezia è una delle poche città al mondo che non ha bisogno di fare promozione turistica; è un magnete naturale, anche se questo vantaggio competitivo ha portato con sé anche un risvolto negativo, ossia il fatto che nessuno si è mai preoccupato di pianificare, di progettare alcunché. Ogni valutazione della risorsa turismo si riduce al mero ritorno economico e visto che questo dipende dai numeri il tutto va a scapito della qualità. Per riportare Venezia a livelli di qualità è necessario dare al Comune una governance politica, che a Venezia non c’è più da almeno trent’anni. Realizzare un piano di gestione dei flussi turistici che consenta di diversificare l’offerta di servizi e degli accessi a seconda che si tratti di turisti o escursionisti. Capacità di innovare i format dei grandi eventi che hanno segnato la storia culturale di Venezia. Eventi che nella loro sostanziale ripetitività e immutabilità hanno perso gran parte della loro capacità di attrazione in un mondo che sforna in questo settore novità a ciclo continuo. Non esiste più un primato culturale indiscusso di Venezia, dell’Italia, del Vecchio Continente, ma noi abbiamo la possibilità di recuperare il tempo perduto perché partiamo da basi solide e da una città che, per fortuna, rimane unica al mondo.

Spesso le inadeguatezze della città e della sua classe dirigente sono talmente inspiegabili che induce molti a guardare, per darsi una spiegazione plausibile, in mille altrove, senza accorgersi che “la banalità del male” è di fronte ai nostri occhi. È un male italiano che in una città così particolare, piccola da un lato, enorme dall'altro, quindi con una società forse non più adeguata a rispondere da sola a mille aspettative di milioni di persone che qui si riversano ogni giorno, si accresce ancora di più. Noi è da anni che crediamo che almeno per certi settori non sia per niente assurdo prevedere di coinvolgere, ad esempio nel turismo e nella cultura, manager ed esperti che abbiano consumato la loro esperienza in teatri metropolitani europei, americani, asiatici. Crediamo ci sia una necessità proprio vitale di coinvolgere il di fuori, diciamo così. Che scelte intende fare in questo senso?

 Il problema non è quello dei manager della cultura o del turismo, ma dei manager della politica. È la politica che determina gli indirizzi, che può effettuare scelte che possono o meno favorire la cultura. Negli ultimi 25 anni Venezia ha eletto filosofi, docenti universitari, avvocati, persone di fama riconosciuta, sicuramente esperte nelle loro materie, ma del tutto inadeguate a governare le complessità di un’entità quale un Comune dell’importanza di Venezia. Non hanno saputo prevedere la mercificazione di ogni valore storico, culturale e artistico della città. Non hanno saputo attrezzare la città rispetto alle invasioni di turisti determinatesi a partire dalla apertura delle frontiere e dalla globalizzazione. Hanno sempre pensato di vivere in un mondo composto da élite politiche e culturali. Nell’epoca della globalizzazione la classe politica veneziana è rimasta ancorata ai modelli della prima metà del ‘900. Dai una governance politica moderna e avrai anche una diversa e innovativa proposta culturale che amplierà gli spazi degli eventi storici.

 

fzaccariotto.jpgCi si lamenta in continuazione che la città non ha più risorse perché la legge speciale se l'è divorata tutta il Mose. Noi riteniamo che questa città avrebbe tutte le potenzialità e le possibilità per mantenersi da sola se solo sapesse intercettare adeguatamente l'amore, l'attrazione, gli interessi stessi delle migliaia di ultramilionari del mondo, tutti praticamente, che ciclicamente ritornano in questa città unica. Per la Biennale, per la Mostra del Cinema, per sposarsi, ecc. E' incredibile che Venezia non si doti di un ufficio di relazioni internazionali di livello internazionale, che sappia parlare la lingua di queste persone sottoponendo in forme e modi adeguati progetti e opportunità da finanziare in copartecipazione. Quale la strategia che intende seguire in questa direzione?

La legge speciale è stata forse la più grande sciagura per Venezia, il prezzo per la sottrazione di uno status di città a statuto speciale. Il denaro affluiva e più ne affluiva più veniva meno il senso di responsabilità, tanto i soldi arrivavano comunque. Così sono state dilapidate somme enormi e Venezia ora sprofonda. Io, se mi insedierò come Sindaco, andrò subito a contrattare una normativa che dia responsabilità di autogoverno e fiscalità di vantaggio partendo da un dato indiscutibile: lo Stato non ha più soldi da dare, viene solo a chiederne. La scelta sarà tra il far morire Venezia o darle la possibilità di liberare in pieno le proprie potenzialità. Questo obiettivo va perseguito e raggiunto anche a costo di fare scatenare il mondo contro il governo italiano. Quanto all’Ufficio Relazioni Internazionali, serve sicuramente a livello istituzionale, anche se penso che in realtà tutta la città che lavora a stretto contatto con il turismo e la cultura veneziana dovrebbe essere componente di questa entità diretta a curare le relazioni con il mondo, perché è il mondo che viene a Venezia. In questa direzione andranno poi perfezionate le relazioni in termini di proposte, servizi, qualità e immagine della città.

 

La cosiddetta Città Metropolitana è tanto un'esigenza nodale quanto una definizione che fa sorridere. Di fatto noi italiani non siamo costitutivamente capaci di fare sistema neanche in un condominio, figuriamoci in una città. In questa, poi, che anche solo fisicamente è di una complessità senza pari da armonizzare, figuriamoci. Quindi, rimanendo anche 'solo' a Venezia-Mestre- Porto Marghera, ci sarebbe un mondo da ridisegnare in chiave di crescita incrociata e dialettica tra le diverse città nella città. Quali circoscritte, concrete azioni prevede di attuare per almeno inaugurare alcune direzioni di riqualificata crescita, in particolare in Terraferma, nell'ottica di un dialogo vivo e fertile con il Centro Storico?

La Città Metropolitana può essere tutto e può essere niente, dipende solo dalla politica. In termini di abitanti, confini e molti altri aspetti risulta evidente che Venezia non può essere considerata una città metropolitana per come si definisce e si intende questa entità nel mondo. Per capirci, in tutta Europa ci sono 19 città metropolitane; in Italia ne hanno costituite 10 per legge. Può essere tutto se partendo dalla legge istitutiva riusciremo a contrattare autonomia, competenze specifiche, fiscalità di vantaggio facendo sintesi strategica sui punti di forza che solo Venezia ha: una città storica unica al mondo, il terzo sistema aeroportuale d’Italia, il quinto porto d’Italia, l’espansione della capacità della rete ferroviaria, un litorale con le spiagge più frequentate d’Italia, un porto franco a ridosso di un’area industriale, Porto Marghera, che fruendo dei vantaggi infrastrutturali citati può diventare un polo produttivo nuovo e di importanza europea. Questo il mio obiettivo politico.