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Home arrow MUSICA arrow Profumo di datteri e Francia. Il jazz in viaggio del Fayšal Salhi Quintet
Profumo di datteri e Francia. Il jazz in viaggio del Fayšal Salhi Quintet
di Lara Cavalli   

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[Recensione] Seduta ad uno dei tavolini del Peristyle osservo la moltitudine di persone che si alterna tra le colonne e il bar dell’Operà di Lione, in uno dei più bei jazz club all’aperto che abbia mai visto. Porta i colori delle passioni primordiali, il rosso e il nero, l’amore e la morte, il fuoco e il tetro, in un equilibrio perfetto dove niente è troppo freddo, dove i bicchieri tintinnanti si sposano con la leggerezza dell’ estate e l’attesa per la seconda session, a cui ne seguirà una terza, in una replica in tre serate, del Fayçal Salhi Quintet. I primi 45 minuti di concerto catturano tutti i presenti come miele, come zucchero. Dalla piazza di fronte al municipio della città simbolo della gastronomia francese i curiosi e gli appassionati si sono avvicinati in religioso silenzio, con occhi e bocche spalancate per tanta bellezza.

 

Osservo il pubblico. Sorrido. Un bambino travolto da questo jazz nuovo e speziato si lascia andare ad una corsa liberatoria intorno al palco. Le sue braccia sono alzate verso il cielo come a citare Alessandro Baricco: «Quando non sai cos’è… allora è jazz!».

 

lyon_june_2015__10.jpgLa signora seduta davanti a me si abbandona alla meraviglia del solo di Christophe Panzani, perdutamente travolta dalla tensione del sax chiude gli occhi e disegna con movimenti ondivaghi del corpo la melodia che cresce, si espande e satura di maestosità e di viaggio l’aria di Lyon. Thomas Nicol contribuisce, con il suo violoncello, a creare un tappeto di malinconica affermazione che accompagna, abbraccia e introduce Fayçal Salhi all’oud. Vladimir Torres e Chris Jennings si alternano al contrabbasso in queste tre serate, diventando un tutt’uno con la forza propulsiva di Alex Tran alla batteria, che infiamma il pubblico con soli sincopati e folli. All’energia che si sviluppa da questo incontro di anime musicali di straordinario talento, ai sorrisi spontanei che vedi esplodere sui loro visi per il genuino piacere di suonare, di emozionare, di fare un regalo, si contrappongono le melodie create da Salhi.

 

Mi ricordano il primo viaggio nei Balcani, confine tra Europa e Medioriente. Mi ricordano l’Africa, la terra rossa, i cumuli di spezie di Istanbul. Hanno l’odore delle sardine arrostite su una barca sul Bosforo, il colore dei campi in estate. Immagini affollano la mia testa: ceramiche bianche e blu, occhi scuri, bocche velate, mare che divide, mare che accomuna, mare che diventa ponte, speranza, guerra e riposo. Le composizioni più tese sono come una corsa, un braccio alzato in segno di protesta, una bandiera levata alla bellezza, alla necessità di guardarci più in profondità, al bisogno di sciogliere i nodi interiori e lasciare che le nostre emozioni fluiscano.

 

Tutto evoca un sole penetrante su vicoli stretti e ombrosi, sembrano gli angoli dell’anima, dove non permettiamo, se non in rari momenti, che la luce arrivi e metta allo scoperto le nostre cicatrici. Le composizioni di Fayçal Salhi sono un viaggio in un mondo parallelo, dove il sapore dolce dei datteri si mescola all’odore acre dei mercati nordafricani. I suoi musicisti sanno come trasformare le note nell’umidità della provincia francese, degli occhi tristi di chi non torna a casa da troppo tempo. Meravigliosa forma di globalizzazione.

www.fsalhi.info