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Home arrow VENICENESS arrow SPECIALE REGATA STORICA 2015 | Orizzonti di... Gloria. Intervista a Gloria Rogliani
SPECIALE REGATA STORICA 2015 | Orizzonti di... Gloria. Intervista a Gloria Rogliani
di Massimo Bran   

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Gloria Rogliani non è solamente una..gloria del remo e della Regata Storica, bensì una delle massime espressioni concrete di de-museificazione della voga e della cultura lagunare più in generale. La sua straordinaria attività di insegnamento della cultura storica dell’andare e del vivere in laguna con i bambini di tutte le età con i suoi vari laguna camp, laguna baby, ecc., è la migliore risposta a chi crede che la cultura lagunare sia materia per poche élite radical-chic autoreferenziali, dimostrando che di laguna si può vivere, crescere, gioire, che di laguna in una parola ci si può emozionare. Avremo modo di tornare più estesamente su questo tema con lei e con i suoi progetti davvero intriganti; nel frattempo chi meglio di una campionessa così ancora appassionata avrebbe potuto introdurci alla Regata Storica alle porte?

 

Cosa significa per te l’arte del remo?
Equivale a qualcosa di universale, un linguaggio valido su scala mondiale. Considero l’arte stessa come un qualcosa in grado di arrivare dappertutto, superando barriere geografiche, sociali ed economiche. E’ assolutamente fondamentale in questo territorio unico recuperare una tradizione come quella remiera, in questo momento in grande difficoltà e a forte rischio di scomparsa. In quest’ottica, un ritorno al passato è passo irrinunciabile. Un passato che ci faccia vivere al meglio il presente e ci permetta di proiettarci verso il futuro. Soprattutto per le nuove generazioni l’arte del remo può essere una possibilità di conoscere e di riconoscersi, indicando la direzione giusta da seguire. Dal remo è partita la nostra storia.

rogliani_1.jpgI segreti del remo.
Sono tantissimi. Li ho conosciuti molto tardi, a 23 anni, età in cui ho cominciato a praticare questo sport, arrivando subito a vincere la Regata Storica. Ho cominciato a vogare per caso, ma appena salita in barca mi sono subito sentita in simbiosi con l’acqua, lo scafo e il remo. Sono convinta che la voga sia un istinto, un elemento innato che si rivela solo nel momento in cui entriamo in contatto con un insieme di elementi. In tutto questo ha di sicuro influito il mio essere veneziana, il mio senso di appartenenza ad un popolo i cui destini sono da sempre legati all’elemento acqueo. Per me si è trattato di un processo per niente faticoso, piuttosto naturale, accelerato dalla fortuna di essere stata affiancata fin da subito da grandissime campionesse. Non è stato semplice imparare da loro; a certi livelli esiste sempre una certa reticenza nello svelare trucchi e segreti, ma ho avuto comunque la fortuna di incrociare persone che, intravedendo in me la stoffa della campionessa, riuscivano ad aprirsi, ad insegnarmi sempre qualcosa di nuovo.

Quali le personalità più significative in questo tuo percorso agonistico e di vita e quali i loro insegnamenti fondamentali?
Vincere la Regata Storica, per me, è stato come ritrovare un’identità nascosta. Ho potuto ritrovare la mia città, il mio popolo, i miei amici. Sento, nel mio piccolo, di aver dato un contributo alla città. La voga è un po’ tutto: è sacrificio, incontro con i campioni e con il territorio. Ho avuto la fortuna di conoscere i migliori di sempre, personaggi come Bruno Dei Rossi Strigheta, mentre suo fratello Franco è stato quello che mi ha insegnato a vogare a un remo, specialità in cui ho vinto nove volte. E poi Sergio Tagliapietra, Ciaci, ancora detentore del numero di vittorie totali (34 ndr) e consecutive (8 ndr), e Palmiro Fongher, “re del remo”, mio primo allenatore. Il fratello di Palmiro, Bepi, altro re del remo, l’ho incontrato negli ultimi anni e mi segue ancora adesso. Anche Franco Crea è stato mio allenatore, completando una collezione di grandissimi campioni che ho avuto la fortuna di incontrare nel corso della mia carriera. Da loro ho potuto imparare moltissime cose: mentre la tecnica resta in sostanza sempre uguale, essendo legata all’apparato muscolare e scheletrico dell’individuo, è stato lo stile a risultare continuamente arricchito. Questo mi ha dato la possibilità di partire avvantaggiata nel mio lavoro con i bambini: ad ognuno di loro io sono in grado di assegnare uno stile, per venire incontro alle loro capacità non solo fisiche e anatomiche, ma anche caratteriali.

Quali sono gli elementi che ti guidavano nella scelta della compagna di Regata?
Ho una personalità piuttosto ingombrante, uno spirito fortemente competitivo che naturalmente mi ha portato a vincere tanto. Spesso è stata la compagna di turno a chiedermi di gareggiare assieme. Se sono la poppiera che sono lo devo ad ognuna di loro, tutte capaci di lasciarmi qualcosa in termini di stile, tecnica, forza fisica, puro divertimento di gareggiare. Tutti questi elementi sono stati fondamentali nella mia formazione, sempre improntata comunque al comando della barca.

rogliani_2.jpgQuali emozioni sono in grado di regalare le partecipazioni alla Regata Storica e soprattutto le tante vittorie?
Il mio palmarès è di 6 Regate Storiche, 9 Regate a un remo, 11 o 12 secondi posti alla Regata Storica, 5 terzi posti, 8 Regate di Pellestrina, 9 Regate di Sant’Erasmo e 7 del Redentore. La vittoria più emozionante è stata di sicuro la prima, visto che nemmeno sapevo vogare! Sono stata contattata ad aprile per affiancare una ragazza che già vogava ma che si era separata dalla compagna di gara. Appena quattro mesi dopo è arrivata la vittoria della Regata Storica, al termine di una gara davvero emozionante.

Tutti i segreti del percorso di gara.
Nelle prime mie Regate, con l’allestimento del percorso curato dai Fontolan e con giudici di gara che avevano spesso partecipato alla competizione come regatanti, i campi di gara erano davvero perfetti. Venivano fornite indicazioni, veniva detto come l’acqua corresse di più al centro e meno ai lati, come le correnti giocassero un ruolo fondamentale. Anche la messa in acqua delle boe ha la sua importanza.

 

Si deve essere allineati alla partenza, ma vicino a San Giorgio le boe tante volte vengono messe in diagonale, per seguire la curva e assecondare i movimenti dei concorrenti. Percorsi come quelli non ne ho più visti, sono cambiati i giudici e tante altre cose, ma è l’esperienza ad essere sempre e comunque determinante. A seconda di come va l’acqua, si cerca di mettere il cordino e dare il vantaggio, altro elemento fondamentale. Se l’acqua è crescente infatti si chiede spesso il vantaggio per i numeri a terra, che non possono godere delle correnti favorevoli. La Regata si vince nei primi 1000 metri, prima ancora dell’entrata in Canale. Vedersi anche solo pochi centimetri avanti fa di certo la differenza, anche mentalmente ci si rinvigorisce e si mantiene il vantaggio alla distanza. Così è lo stato mentale a fare la differenza, visto che le risorse puramente fisiche finiscono presto, lasciando il posto all’adrenalina. Quando si entra in Canale si prende il passo, ci si guarda con la compagna e poi il resto lo fa il tifo della gente e il clima di sinergia che si viene a creare.