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Il pranzo servito. Cibo in bella mostra
di Fabio Marzari   

gal_1.jpgNel mese in cui si conclude l'Expo di Milano, e citando il meneghino Don Lisander, è il caso davvero di dire: «Fu vera gloria? Ai posteri l'ardua sentenza...» - ci sono due mostre che prendono le mosse dall'idea del cibo, sviluppando il tema in maniera molto interessante e suggestiva. Si tratta di Acqua e Cibo a Venezia. Storia della laguna e della città, nell'Appartamento del Doge a Palazzo Ducale e Italiani a tavola 1860-1960. Storia fotografica dell’alimentazione, della cucina e della tavola in Italia a Villa Pisani a Strà. La mostra veneziana illustra, 45 anni dopo quella di Palazzo Grassi sulla Laguna veneta, quanto inscindibile sia il rapporto tra la città e la sua Laguna e quanto nutrimento sia stato possibile attingere dalle ubertose terre che si affacciano in essa.

 

È bizzarro, in una città che ha dato alle stampe nel 1475 il primo libro di cucina nel mondo, dover attendere il 1908 per avere il primo libro di cucina veneziana.

 

Il paradosso della storia del mangiare in Laguna è racchiuso tra queste due date. Sul perché ci sia voluto così tanto per pubblicare un ricettario veneziano ci sono diverse interpretazioni, ognuna con porzioni di verità, ma nessuna davvero esaustiva. Qualcuno sostiene che, essendo Venezia una repubblica, non si volesse ostentare il cibo, come invece avveniva nelle signorie, dove il banchetto era una forma di affermazione del potere. Sì, certo, ma quando a Venezia si intendeva dimostrare di essere i primi anche in campo gastronomico, non ci si poneva freno alcuno: basti ricordare i memorabili banchetti offerti a Enrico III di Francia nel luglio 1574.

 

ambitolonghi_convito.jpgQualcun altro afferma che la tradizione alimentare veneziana era tanto radicata da non aver bisogno di libri per tramandarla. L’unico dato certo è che esiste un secondo paradosso sorprendentemente simile: a Venezia si è stampata una grandissima quantità di libri sulle tecniche di guerra terrestre, ma nemmeno uno sulla guerra navale. Perché? In marina come in cucina i veneziani ritenevano di non avere nulla da imparare? Misteri insondabili delle menti serenissime. Venezia ebbe delle regole per la nutrizione, intesa come produzione, commercio e consumo di cibo, estremamente dettagliate, esse includono ogni tipo di possibilità, denotando un altissimo grado di consapevolezza sociale, economica e igienica, nei riguardi del tema.

 

Da Venezia a Villa Pisani, dove un centinaio di immagini fotografiche dal 1860 ad oggi raccontano gli Italiani a tavola attraverso scene d’osteria dell’Ottocento, banchetti nei ristoranti dei grandi hotel della nuova Italia, tavole imbandite per riunioni politiche o per festeggiare matrimoni e anniversari, scampagnate o colazioni all’aperto in montagna o al mare, il cibo scarso nelle città italiane segnate dalla Seconda Guerra Mondiale, i brindisi degli artisti in trattorie storiche e quelli degli innamorati, le balie e le mamme che danno da mangiare ai bimbi, i forni e i fornai, i pescatori con il pesce nelle barche e le pescherie, i contadini che trasportano frutta e verdura in città, prima su carri e poi su furgoni, i ristoranti alla moda, le “fraschette” dei Castelli Romani e i bacari di Venezia. È interessante poter vedere come la tavola con le sue regole segni la storia di un popolo, e nel caso dell'Italia di molte “genti” diverse, almeno nel cibo. Come scrisse Pellegrino Artusi, la storia d'Italia passa per la cucina e la tavola.

«Acqua e cibo a Venezia»
Fino al 14 febbraio 2016
Palazzo Ducale, Appartamento del Doge
palazzoducale.visitmuve.it

«Italiani a tavola 1860-1960»
Fino al 31 ottobre
Villa Pisani Museo Nazionale-Stra (Ve)
www.villapisani.beniculturali.it