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Home arrow NIGHTLIFE arrow Slow riot. Da Montreal il post-rock dei Godspeed You! Black Emperor al Rivolta pvc
Slow riot. Da Montreal il post-rock dei Godspeed You! Black Emperor al Rivolta pvc
di F.D.S.   
godspeed_you_black_emperor_oct_2012_boston_03.jpgNon saranno anarchici militanti, come hanno tenuto a precisare, ma indubbiamente i Godspeed You! Black Emperor di Montreal sono uno dei gruppi più antagonisti che abbiano calcato le scene rock, paragonabili solo ai californiani Residents (quelli che facevano i concerti mascherati dentro un occhio sferico…) che negli anni Settanta fecero dell’antidivismo situazionistico il loro marchio creativo. I GYBE nascono a metà degli anni ‘90 per iniziativa di tre musicisti che poi sarebbero diventati l’anima di un gruppo consacrato all’instabilità, coi componenti in incessante rotazione: Efrim Menuck, Mauro Pezzente e Mike Moya.

 

Da più di 20 anni i GYBE sono un ‘corpo estraneo’ al business musicale che sfida tutte le convenzioni: non suonano canzoni, non usano parole, ma la loro musica è fatta di mini-sinfonie della durata di 15 minuti almeno, dove chitarre, violini e percussioni si stratificano in onde di forte impatto sonoro. Musica epica, se vogliamo, che spesso sfocia in riff a metà tra la tristezza adolescenziale di una domenica pomeriggio e la tensione di una manifestazione antagonista, musica sempre al confine tra caos e controllo, tra struttura e improvvisazione, tra violenza e bellezza.

 

Come loro stessi dicono, ogni loro pezzo «parte dal blues e verso la fine arriva in paradiso». E in effetti, la loro musica non è per niente solistica e incomprensibile, ma è molto orecchiabile sia nelle melodie sia nel suono, che riecheggia molteplici influenze o riferimenti, da Morricone ai Mogwai. «Nessun cantante, nessun leader, nessuna intervista, nessuna foto» è questa la loro regola che, salvo qualche rarissima eccezione, si è mantenuta inderogabile negli anni. Loro sono una ‘band-comunità’, che disconosce le majors, rifiuta i premi dell’industria musicale canadese, nega i biglietti omaggio ai giornalisti e utilizza le copertine dei dischi per proclamare la propria contrarietà al piano di sviluppo economico del Québec oppure a una legge canadese che limita la protesta studentesca. Nei GYBE il principio «la musica è politica», che tanti sfracelli combinò nell’Italia degli anni di piombo, diventa prima di tutto regola esistenziale, e solo dopo musica di libertà, resistenza e gioia.

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Idealismo e disillusione in loro sono elementi congiunti, a definire un gruppo che sta isolato rispetto a tutti gli altri, anche chi, come i Pearl Jam, o Neil Young, si è sempre posto in una posizione non omogenea a quella dell’industria musicale ma che, rispetto ai GYBE, fa davvero la parte degli antagonisti “della domenica”.
Si tratta anche di una band che ha avuto l’estremo coraggio di sparire nel 2003, dopo anni di incessante attività musicale, e di ricomparire alla fine del 2010 all’All Tomorrow’s  Parties in Inghilterra, e riproporre la propria musica e visione del mondo inalterata e mai scalfita dopo tutti quegli anni di sparizione. Nel marzo di quest’anno è uscito il loro quinto album in studio, Asunder, Sweet and Other Distress, flusso sonico di 40 minuti (il loro disco più breve), che ripropone il post-rock tipico dei GYBE ma con una maggiore dialettica tra collettivo e dimensione individuale, che potrebbe far presagire un cambiamento nella loro musica futura.

Godspeed You! Black Emperor
14 novembre Rivolta pvc-Marghera
www.rivoltapvc.org