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Home arrow MUSICA arrow Sentiti per voi | Esperanza Spalding, l’extraterrestre
Sentiti per voi | Esperanza Spalding, l’extraterrestre
di Lara Cavalli   

img_2855.jpg[Recensione] Sono le 02:32 e non riesco a dormire. Potessi farlo senza essere picchiata dai miei vicini o portata in caserma, mi metterei a cantare, suonerei il mio sassofono più forte che posso, salterei, ballerei, urlerei, talmente tanta è l’elettricità che mi anima questa notte. Qualcuno la potrebbe chiamare insonnia, altri pazzia, incendio ormonale. Niente di tutto questo, signori miei, trattasi di "Esperanza Spalding effect".  Lo spettacolo che è andato in scena al Gran Teatro Geox di Padova è stato un assoluto, incredibile, lunghissimo orgasmo per apparati uditivi. Un orgasmo iniziato con la prima nota e perpetuatosi per più di un’ora e mezza senza pause, senza periodo refrattario, incredula gioia al poter quasi toccare questa ‘cosa’ stupendamente nuova, questa creatività viva, come se per la prima volta l’energia si vestisse di qualcosa che non è luce. Il genio di Esperanza Spalding è uscito dalla lampada questa notte e ci ha sommersi di groove, lasciando tutti noi (tra cui moltissimi musicisti di fama nazionale e internazionale accorsi ad acclamarla) senza fiato.

 

Alla precisione del dialogo tra basso, chitarra e batteria, alla quasi perfezione del cantato corale e dei vocalizzi, si aggiunge una fantasia compositiva paragonabile solo al Prince di Purple Rain o ai Police di Synchronicity II. Quello che la Spalding riesce a produrre con voce, basso e una personalità elegantemente ingombrante, poi, è quasi una visione. La scaletta del concerto niente ha avuto a che fare con Esperanza. Ci siamo trovati di fronte ad Emily (secondo nome e alter ego della bassista) e alla sua incredibile voglia di mostrare dove la musica possa ancora arrivare. In un concerto privo di strumenti acustici, denso nelle progressioni, nelle costruzioni vocali che la Spalding mette in scena con Corey King ed Emily Elbert, e nelle ampie, aggressive conversazioni strumentali tra i suoi due bassi Fender Jazz e South Paw 5, le chitarre di Matt Stevens e la superba batteria di Justin Tyson, l’enfant prodige del jazz riesce a mantenere l’equilibrio sul palco, spingendo la band a raggiungere, insieme, un livello ancora superiore. Intelligente e acuta la bassista di Portland ha costruito uno spettacolo completo ed esaltante, mix di teatro, proclami e cantato rock style che diventa subito necessità, desiderio, bisogno di averne ancora.

 

esperanzaspalding.jpgL’intelligenza di questa regina della musica contemporanea salta agli occhi sin dalla sua entrata sul palco. Occhiali da vista sgargianti e jeans iper colorati sembrano quasi voler far dell’ironia su una mente - la sua - che viaggia davvero ad una velocità superiore alla media, connettendo testi introspettivi e per nulla scontati con melodie e composizioni destinate a restare tra le innovazioni della musica. Il concerto si apre con Good Lava, One e Ebony and Ivy. Su Funk the fear non riesco a trattenere la gioia che sto provando, i miei vicini di seggiola mi guardano perplessi ma come puoi non urlare di piacere quando in quasi dieci minuti di canzone riesci a sentire jazzy-funk, rock sperimentale, rap e quell’incoraggiamento a fregarsene della paura e vivere la vita, quella vita che ci appartiene per diritto e per la quale non ci sarà mai abbastanza tempo? Unconditional Love è assolutamente il pezzo più suggestivo del concerto. La voce cristallina della Spalding diventa magia nelle armonizzazioni con King e la Elbert.

 

Il basso morbido, seduttore e sincopato racconta dell’emozione che si prova quando tutto rimane sospeso e in cuor tuo accetti quello che la canzone (e la sua autrice) ti invita a fare: «…eliminiamo il make up, togliamoci il wonderbra che strizza il nostro seno, smettiamola di recitare, di giocare al ruolo delle parti, facciamo in modo che il nostro agire sia imprevedibile e semplicemente incontriamoci, pelle contro pelle, puri e veri, senza strategie, senza la paura di abbandonarci in un abbraccio, mostrandoci per quello che siamo…così potremmo cambiare the whole story of love».

 

Mi chiedo ancora cosa ho ascoltato stasera. Non lo so. Non chiedetemi di definire il genere, non si può categorizzare, è stato come sentire con tutte le parti del corpo la nascita di una cosa nuova e rivoluzionaria. È stato vedere e sentire una musicista per davvero messa al servizio della musica. Un extra-terrestre. Dal mio stereo Unconditional Love continua a suonare in loop. Sarà la colonna sonora di moltissimi giorni della mia vita. Grazie, Esperanza Emily Spalding, now I’m free

Esperanza Spalding
10 novembre 2015 - Gran Teatro Geox, Padova