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Home arrow ARTE arrow [INTERVISTA] Il teorema della luce. Arthur Duff, la forma del futuro
[INTERVISTA] Il teorema della luce. Arthur Duff, la forma del futuro
di Mariachiara Marzari   

arthur-duff_potrait.jpgUna nuova serie di lavori realizzati appositamente per gli spazi di Marignana Arte, una riflessione creativa sull'elemento luminoso. E’ Things with endings, la nuova personale di Arthur Duff, artista di origine americana nato a Wiesbaden nel 1973, che vive a Vicenza con studio a Marghera.

 

La luce per Duff non è quella di una vibrazione atmosferica o esteriore, ma una luce pensata come spazio complesso di un processo vitale continuo e mutevole. Attraverso questi nuovi lavori è evidente come la sua ricerca abbia assunto la forma di un viaggio nel futuro, in paesaggi primordiali di una materia senza umanità, dove l’unico segnale umano resta proprio la ricerca stessa dell'artista.

 

Arthur Duff sperimenta nuovi confini dell'arte ambientale, rinnovando in maniera personalissima la lezione di due giganti del Light and Space, Robert Irwin e James Turrell. Una mostra, dunque, che indaga un contemporaneo in evoluzione, in linea con le scelte artistiche operate da Marignana Arte.

 

 

things_with_endings_treccia_in_poliestere_ritorto_e_neon_rosso.jpgNelle sue creazioni ama coinvolgere gli spazi che la ospitano: come nascono i suoi progetti e quanto gli spazi influenzano le sue opere?
Spesso il lavoro non può prendere una forma senza uno spazio, per una semplice questione di quadro di riferimento. E' qui che il mio/nostro cervello diventa uno spazio potenzialmente vastissimo, e non lo dico in senso puramente metaforico. Lo spazio è un ambiente dove accadono delle cose al suo interno. Trovo fondamentale considerare ciò che accade in un determinato spazio come parte di un ambiente più esteso. Il lavoro diventa uno scambio tra la definizione di uno spazio e cosa ne avviene all’interno e per paradosso l’oggetto che produco può solo esistere al suo esterno.

La luce nelle sue diverse declinazioni – naturale, artificiale, esteriore, interiore... Quale significato ha nel suo linguaggio artistico l'elemento luminoso?
Tendo a visualizzare l’elemento luminoso più come informazione che come problematica naturale o artificiale. Così le contengo entrambe. L'elemento luminoso riporta a una origine e non semplicemente a una fonte: una lampada, un proiettore o una stella. L’origine non è determinabile né definibile; la luce come evento ne rivela un frammento e il buio come materiale ne suggerisce la sua totalità. E' essenziale non separare l'una dall’altro, per permettere un’articolazione tra un sistema percettivo e un’apparente realtà percepita. Quindi un lavoro funziona se ci tiene sospesi tra spazi e definizioni.

La tecnologia è un potentissimo medium artistico. Quali limiti e quali potenzialità lei pone all'utilizzo della tecnologia nella sua opera?
È puramente un mezzo, che nasce in parte da un bisogno, ma anche da curiosità e amore. Non ragiono per assoluti nel distinguere tra i mezzi che scelgo di usare. Un ago è un oggetto 'arcaico', ma per paradosso anche i sistemi di proiezione laser che uso hanno aghi. Molti dei pezzi essenziali per il mio lavoro sono meccanici e quindi devono rispettare dei limiti imposti dalla meccanica. Il limite determina il potenziale e la scelta. Questo è applicabile a tutta la mia ricerca.

thing_with_beginnings_pietra_lavicacorde_in_poliestereplastilinalaser_verde_5watt_-2015-.jpgLavora sulla percezione fisica e indotta delle opere. Dove punta la sua ricerca in questo senso?
Mi devo disorientare, per poi tentare di ri-mappare un territorio e riconsiderare la mia locazione. Tendo a voler ritrovare il senso dell’orientamento ogni volta che affronto un progetto nuovo. Trovo così un modo per guardare il lavoro con uno stupore continuo, sempre fresco. In questo momento i nuovi lavori al neon (e non solo) stanno alimentando la mia ricerca di sempre nuovi equilibri. Cerco di indagare come risolvere la problematica legata all’articolazione del tubo e del cavo nello sviluppo di uno spazio, un problema puramente scultoreo. Ciò che mi interessa particolarmente in questi lavori è come unire questi elementi quasi sempre disgiunti, ma ontologicamente inseparabili, ossia il cavo elettrico e il vetro illuminato.

La creazione di spazi complessi di esperienza spingono la sua arte ai limiti della realtà. Quale il futuro dell'arte?

Non abbiamo alibi in termini di reperibilità di informazioni. Ci troviamo davvero in un momento unico. Qui forse si presenta un problema. L’ubiquità delle immagini, per esempio, spesso vanifica lo sforzo nel produrne di nuove. Il processo che porta alla produzione di un oggetto rischia di essere sovvertito da “soluzioni” nel lavoro già pronte, già risolte. Opero con materiali che in un qualche modo mi costringono ad attraversare un processo, mi spingono alla ripetizione di un evento.

«Arthur Duff | Things with endings»

Fino al 16 gennaio 2016
Marignana Arte,
 Dorsoduro 141, Rio Terà dei Catecumeni - Venezia
www.marignanaarte.it