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In un parco… a Venezia. Tutti i segreti del Tai Chi
di Fabio Marzari   

riccardo_buona_1.jpgCosa c'entra il T'ai Chi Ch'uan con Venezia? Più avanti si vedrà come la città possa avere un legame simbiotico con questa antica filosofia cinese. Ma facciamo un passo indietro. Da qualche tempo una cara amica ci parlava con entusiasmo di un felice incontro con questa disciplina e di come fosse possibile anche a Venezia vivere l'esperienza di armonia che dalla pratica ne deriva. Nel nostro intento di dare voce anche agli aspetti di ‘normalità’ di Venezia, raccontare l'esperienza di un giovane Maestro veneziano - Riccardo Belli - e della ‘sua’ disciplina, ci pareva una opportunità da non tralasciare. Cos'è il T'ai Chi? Il suo nome deriva dal Libro dei mutamenti e dai classici della medicina tradizionale cinese e del taoismo. La teoria e la funzione dei principi del T'ai Chi si trovano ovunque. Confucio disse che esso «incarna la possibilità dell'interazione tra Cielo e Terra». I suoi principi sono pienamente compresi tra yin e yang, la trasformazione del ch'i è contenuta nei Cinque Elementi. Questa è la matrice della cultura e della filosofia cinesi.

 

Il T'ai Chi è in armonia tanto con la filosofia che con la scienza, la sua teoria si fonda interamente su principi filosofici. Si usa la mente per mettere in moto il corpo e quando il corpo è messo in moto c'è movimento. Riccardo Belli parla con competenza della materia, ma anche ad una capra ascoltante come me, rifugge l'idea della setta per iniziati o di fanatici new age che vivono in una dimensione parallela: «Attraverso degli esercizi, attraverso un movimento e soprattutto attraverso un ascolto arriva in superficie questa alchimia, si dimostra, è dunque una filosofia in movimento. La possono fare tutti, perché il concetto dello yin e dello yang si ripete in continuazione nel movimento. Siamo fortunati a Venezia, perché abbiamo tutti gli elementi: l'acqua, il cielo, la terra, le maree, le montagne vicine».

 

 

riccardo_buona_2.jpgAncora una volta Venezia diviene il luogo possibile dell'armonia, il racconto di una città dove non ci sono solo i vaporetti affollati di turisti e i b&b onnipresenti, tracce di normalità latente, per un gruppo sociale, i veneziani, che nei numeri è risicato, ma nella percezione è universale e senza confini. «Esercizi lenti e armoniosi, che alimentano la difesa della vita, non in senso di vita e morte, ma di benessere. Meditazione, respirazione per far si che l'energia che ci circonda si fonda con l'energia di cui noi siamo contenitori. Fondersi per osmosi tra noi e l'esterno è la vera alchimia. Durante la pratica si ride, si scherza, è anche un lavoro a coppie, sintetizzando si direbbe fa bene, davvero. L'aspetto interessante è farne uscire un movimento spontaneo, un qualcosa che ciascuno fa emergere. E' una ginnastica dolce, un'arte marziale e una danza armoniosa».

 

Riccardo Belli è anche un musicista, è professore di viola, uno che sa non far stonare le note. Come in un parco a Pechino nella pineta di Sant'Elena, Riccardo mentre faceva riabilitazione fisica all'aperto dopo un brutto infortunio nella pratica del karate, conobbe il suo maestro, Franco Mescola, che lo iniziò alla passione verso questa disciplina.

 

«Il T'ai Chi è un lavoro onesto, fondamentale è l'ascolto, un ascolto istintivo sulle intenzioni, non meccanico. Si può praticare ovunque è molto fruibile. È l'arte della estrema polarità, è un lavoro sull'energia, un fondersi con l'universo, consapevoli di farne parte, ma serve entrare in contatto...».

Centro Ricerche Tai Chi
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