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[Veneziani a Tavola] Rosa Emilia Dias
di Pierangelo Federici   

img_0285.jpgSi chiama Rosa Emilia Dias, l’interprete baiana, la “voce di velluto” che vive e lavora a Venezia. Nonostante i suoi dischi siano stati pubblicati tra il Brasile, l’Italia e il Giappone, la cantante e compositrice è con noi da ormai troppi anni per non essere considerata, a tutti gli effetti, veneziana.

L’intervista
Rosa, avrei veramente molte domande da farti per mettere insieme gli ingredienti della tua ricetta dedicata. La mia rubrica purtroppo ha poco spazio, quindi entrerei subito nel vivo: se dico “Rosa Emilia” a Venezia, tutti pensano subito alla tua voce elegante e intensa, ma il tuo eclettico percorso musicale ti ha portato a esplorare altri generi, come artista e come produttrice.
Il mio lavoro di cantante nasce nell’ambiente musicale di Bahia, ero molto giovane, ispirata dai poeti della mia città. La poesia e il testo delle canzoni condizionano le mie scelte, sono cresciuta in un paese che era sotto la dittatura militare, le parole venivano usate per schivare la censura e i miei autori preferiti erano fuoriclasse in questo.

 

Gilberto Gil, Caetano Veloso, João Bosco, Chico Buarque e Aldir Blanc sono icone della voglia di democrazia per il Brasile. Il mio primo LP Ultraleve risale al 1988, è stato prodotto dal poeta Cacaso, che era mio marito e padre della mia prima figlia. Cacaso è scomparso prima che il disco fosse finito e sono riuscita a concluderlo tra lacrime, poppate e un elenco strepitoso di musicisti che erano già famosi all’epoca. Con quel disco sono stata indicata al premio Sharp della MPB come miglior cantante esordiente dell’89.

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In Italia ci ho messo 5 anni anni per realizzare il mio secondo disco, era il 1995 e lavoravo anche come corista dei Pitura Freska. Sotto l’influenza del loro reggae ho prodotto il mio Nega Rosa e poi, dopo qualche produzione sulla scia della moda del momento, il lounge, finalmente il terzo lavoro, dove mi sono sentita a mio agio con la mia musica, il mio repertorio e quello che producevo: Baiana da Guanabara (2004) era la ripresa del rigore della mia scelta musicale. Ho collaborato ad altri dischi in Brasile e in Italia: Fabrizio de André (Anime Salve), Rinaldo Donati (Casa Brasil), Kal dos Santos (Menina dos meus olhos), Nené Ribeiro (Primogenito), Mario Seve (Casa de Todo Mundo) e Nelson Angelo (Mar de Mineiro), tra tanti altri. Con il cd Poesia do Brasil del 2004 ho sperimentato il mondo del jazz, con Renato Sellani fu registrato soltanto con piano e voce in una mezza giornata di studio a Milano. Sono tornata in Brasile nel 2009 per un tour che durò due mesi tra prove e concerti nelle città di Brasilia e Rio de Janeiro. Tornavo alle mie origini, dove tutto era cominciato, presentavo Album de Retratos - Cacaso parceiros e canções, un cd di canzoni inedite di Cacaso.

 

C’è un tuo lavoro del 2013 che mi piace particolarmente, prodotto insieme al chitarrista Giovanni Buoro, che s’intitola Fundamental. Mi piace perché è un chiaro ritorno alla voz e violão delle tue origini, ma anche perché nel titolo c’è un pezzo della mia città: la “fondamenta”. Insomma, oltre all’assonanza linguistica, il tono per così dire “intimistico” di quel lavoro mi rimanda a Venezia. Che sia un caso?

Fundamental vuol dire basilare, cioè quello che non può mancare, in questo senso c’entra con la fondamenta di Venezia. L’idea del disco è semplice e nasce in duo, è la sintesi di quello che ci viene meglio: Giovanni viene da una tradizione blues e la sonorità di Fundamental è ricavata anche da questa influenza.

Esiste una Rosa Emilia impegnata nel sociale di questa città e anche in politica. Mi è piaciuta molto l’idea di portare in giro le canzoni di Vinicius de Moraes e Chico Buarque per i bambini.
Con il passare degli anni ho cominciato a spiegare le parole che canto. Mi aiuta ad accorciare le distanze tra il pubblico, curioso di sapere, e quello che dico. Rende comprensibile l’importanza delle parole nella musica brasiliana. Quando conobbi Fabrizio De André gli parlai della mia idea di ritrovare un musical italiano per bambini che fu portato in Brasile da Chico Buarque e che diventò un successo per quarant’anni di seguito: I Musicanti. Era praticamente introvabile, registrato da I Ricchi e i Poveri nel 1972, ma sconosciuto in Italia. Finalmente ebbi modo di accedere alle partiture originali che erano custodite dalla FONICETRA-RAI. In quel periodo a Milano davo lezioni di canto ai compagni di classi delle mie figlie. Insegnavo a cantare le canzoni de L’Arca di Noè, un musical del poeta Vinicius de Moraes, reso famoso in italiano da Sergio Bardotti e Sergio Endrigo. Ho mischiato le carte, unito le musiche di questi due lavori e nel 2014 ho pubblicato L’Arca di Noè - musica brasiliana per bambini.
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Siccome questa rubrica si chiama Veneziani a Tavola, parliamo di cibo. Tra churrascarie della tua terra e bàcari venessiani, tra feijão-fradinho e la pasta e fasioi, tra il caranguejo e il granso poro, esiste secondo te una qualche affinità?
Secondo me sì. Salvador è una città di mare ed è un crocevia di popoli, così come lo è Venezia. La vostra polenta mi ricorda il nostro vatapá. Ma il gusto predominante del nostro cibo è l’olio di dendé (olio di palma grezzo) che rende tutto molto diverso. La cucina baiana ha l’influenza dalla cultura africana e portoghese, un miscuglio di sapori molto particolare.

Se dico “cucina” pensi ai mobiletti dell’IKEA o al profumo di una pentola sul fuoco? In altre parole, ti piace fare da mangiare o no?
Cucino prevalentemente ricette italiane, ma amo farlo in compagnia perché mi ricorda come sono cresciuta. Cucinare mi rilassa e mi piace: adoro i risotti, mangio un sacco di verdure, frutta fresca e insalata.

Qual è la musica più appetitosa che ti viene in mente?
Feijoada Completa di Chico Buarque. Oltre ad essere una ricetta di come cucinare la fagiolata brasiliana è una ricetta del nostro modo di vivere. C’è un verso che dice «…e vamos botar água no feijão», ossia “aggiungi l’acqua ai fagioli” perché abbiamo un altro amico a tavola. L’importante è stare insieme, fare festa, la cucina per me è un gioco!

La ricetta
Un omaggio molto veneziano a Rosa e alla sua terra. Il cacao in Brasile è coltivato in tutto il Nordest del paese, ma lo stato che la fa da leone è senz'altro Bahia. Anche lo scrittore brasiliano più celebrato, il baiano Jorge Amado, ha scritto un libro intitolato Cacao: «… il vischio del cacao molle attaccato alla pianta dei piedi, come una spessa scorza che nessun’acqua al mondo avrebbe mai lavato».

cipolline-alla-veneta.jpgZEÓLETE A LA VENETA
Sbollenta velocemente le cipolline, scolale, lasciale intiepidire e quindi sbucciale lasciandole intere. In una placca versa olio d’oliva e zucchero in parti uguali e, a fuoco lento, fai scaldare sempre mescolando finché diventa dorato.

 

Quindi aggiungi le cipolline asciutte, mescola e aggiusta sale e pepe, aggiungi qualche chiodo di garofano, due foglie d’alloro, qualche pomodoro tritato, una generosa raschiata di cioccolato amaro. Rimescola delicatamente e porta a bollitura bagnando con un bicchiere di vino bianco. Ora ricopri la placca e mettila in forno già caldo per pochi minuti. Se non le consumi subito, puoi sistemare le cipolline con il loro sugo in vasi a chiusura ermetica sterilizzati.