VeneziaNews :venews

  • Venezia News
  • Venezia News
  • Venezia News
  • Venezia News
  • Venezia News
  • Venezia News
  • Venezia News
Home arrow CINEMA arrow Il bello, il brutto e il cattivo. Cinema a tutto Morricone
Il bello, il brutto e il cattivo. Cinema a tutto Morricone
di Riccardo Triolo   

morricone.jpgFunambolico, eclettico, insieme classico e sorprendente. Ennio Morricone, Oscar per la partitura dell'ultimo Tarantino, The Hateful Eight, protagonista di una rassegna che Circuito Cinema gli dedica con ben nove appuntamenti lungo l’arco del mese, ha regalato al cinema la terza dimensione prima che la sua reinvenzione high-tech segnasse il passo di una spettacolarizzazione sempre più immersiva e schiacciante. Perché, nel cinema, la musica sta all'immagine come il tempo alla pittura. Ne costituisce l'implicito più significativo, come il gesto pittorico che dà vita, nel tempo, a un dipinto che si compie, indefinitamente, solo nell'occhio di chi guarda. La musica è forse la matrice ritmica di ogni montaggio, narrativo o poetico. Il suono riprodotto, da quando il cinema ha imparato a parlare e a suonare, ha con l'immagine-movimento una relazione complemetare , simbiotica. Anche quando una sequenza ci suona muta, suona.

 

E questo doveva averlo ben compreso il giovane Ennio, che ha cominciato dal basso, esteticamente parlando, dalla musica leggera arrangiata per la RCA, ma ha studiato in alto, con Goffredo Petrassi, e si è bagnato di Avanguardia romana, fino ad approdare al cinema popolare che ha contribuito, restituendo il favore, ad elevare, a sublimare, a transustanziare. Leone gli deve molto, se è vero che le note spesso precedevano le immagini dei suoi western, ritmati dalla straordinaria invenzione sonora del compositore: ululati musicalizzati, voci femminili di atavica, misterica forza magnetica, spari, frustate.

 

ennio.jpgUn universo sonoro sporco, materico, gestuale. Composizioni di concezione drammaturgica raffinatissima: veri e propri personaggi sonori, presenze acusmatiche che trovano sempre il loro referente, non senza però essersi caricati di pathos, di attesa melodrammatica. Il suo Mission, capolavoro unanimemente acclamato, trova nella musica una chiave di volta narrativa. Le sue collaborazioni per Pasolini (Teorema, Uccellacci e uccellini) interpretano la dirompente provocatorietà poetica del regista senza rinunciare a una cifra riconoscibile. È forse la versatilità, quell'eclettismo che Morricone deve ai suoi trascorsi biografici prima che a precise - sempre elegantissime - scelte stilistiche, ad essere a oggi la cifra più interessante del Maestro.

 

Argento, Carpenter, De Palma, Almodovar, Polansky, Bertolucci: sono molti ad aver voluto Morricone a musicare i fotogrammi di film a volte mediocri, altre straordinari anche grazie al tocco di Morricone. Non è un caso che Quentin Tarantino, che ha pescato a piene mani dal repertorio morriconiano, abbia finito per far ottenere al nostro la stautetta. Perché la bulimica creatività di Tarantino si muove un po' come si è mosso il genio del compositore: trasformando l'esperienza estetica in un linguaggio di secondo grado, costituito di cellule sonore e visive che il tempo ha depositato nell'immaginario, fino a che il tempo stesso, quella morte al lavoro che fa del cinema un tragico simulacro, è vinto, scolpito in un segmento mobile musicale eterno e monumentale. È insieme il bello, il brutto e il cattivo del cinema. E non può che essere così.

«Ennio Morricone. Dalle Avanguardie all’Oscar»
2, 6, 9, 13, 16, 20, 23, 27, 30 maggio Videoteca Pasinetti
www.comune.venezia.it/cinema