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Screen...play! Shakespeare, sceneggiatore ante litteram
di Andrea Zennaro   

macbeth-michael-fassbender.jpgAlfred Hitchcock era convinto che per fare un grande film occorressero tre cose: la sceneggiatura, la sceneggiatura e la sceneggiatura. Sembra incredibile che il più grande drammaturgo di tutti i tempi, William Shakespeare, sia tuttora, a quattrocento anni dalla morte, fonte inesauribile di copioni, canovacci e intere sceneggiature per la Settima Arte. La sua opera per il teatro è stata rielaborata, trasformata e modernizzata per essere tradotta in immagini in movimento sin dai primordi del cinema muto. Esiste un adattamento dell'Amleto del 1900 e lo stesso Georges Méliès ne realizzò uno nel 1907, ma già nel 1901 aveva diretto Le miroir de Venise - Une mésaventure de Shylock.

 

La grande duttilità dei lavori shakespeariani ha dato vita ad opere cinematografiche che hanno spaziato tra i molteplici generi come la fantascienza de Il pianeta proibito (1956) tratto da La tempesta, o il musical di West Side Story (1961) tratto da Romeo e Giulietta, quest'ultima opera adattata anche in versione pulp nel 1996 da Baz Luhrmann in Romeo + Juliet. Si passa dalle innumerevoli trasposizioni dell'Amleto alla cupa e sanguinaria versione del Tito Andronico realizzata da Julie Taymor con il suo Titus del 1999: registi come il grande Orson Welles e Kenneth Branagh sono rimasti talmente colpiti dai lavori di Shakespeare da diventarne ossessionati. Proseguono anche a giugno, alla Videoteca Pasinetti, le proiezioni della rassegna Shakespeare on the screen per ricordare il Bardo: il 7 giugno è programmato Anonymous (2011) di Roland Emmerich, dove si narra la vita dell'aristocratico Edward de Vere, considerato da alcuni studiosi il vero autore delle opere shakespeariane.

 

 

immagini-di-coriolanus-il-debutto-alla-regia-di-ralph-fiennes.jpgGià nel 1920 John Thomas Looney pubblicò il libro Shakespeare Identified per avallare la teoria secondo cui il conte di Oxford de Vere avrebbe poi offerto le sue opere, per non esporsi nell'ambiente elisabettiano, al giovane poeta Ben Jonson, che a sua volta le diede all'attore William Shakespeare. Si prosegue con Coriolanus (2011) diretto ed interpretato da Ralph Fiennes, che sceglie di portare ai giorni nostri l'omonima tragedia, mantenendo il linguaggio cinquecentesco: la stessa operazione, con esiti assai mediocri, è stata fatta anche da Michael Almereyda per il suo adattamento del Cimbelino per il grande schermo datato 2014.

 

Di altissimo livello, invece, Cesare deve morire dei fratelli Taviani, vincitore dell'Orso d'Oro alla Berlinale del 2012: sorta di backstage della messa in scena da parte dei detenuti del carcere di Rebibbia del Giulio Cesare, il film tocca punti alti di realismo poetico anche grazie alla scelta stilistica del bianco e nero. A chiudere la rassegna Macbeth (2015) diretto da Justin Kurzel ed interpretato da Michael Fassbender, ennesima trasposizione della tragedia già portata al cinema da grandi registi come Welles, Kurosawa (Il trono di sangue) e Polanski. Presentato in concorso al Festival di Cannes, è un film dal forte impatto visivo che rimane fedele all'opera teatrale dove spicca soprattutto l'interpretazione del protagonista. L'opera del Bardo dimostra, in modo inconfutabile, come pagine scritte più di quattro secoli fa siano vive più che mai e possano esserlo, senza dubbio alcuno, anche per le generazioni future.

«Shakespeare on the screen»
7, 9, 14, 16 giugno Videoteca Pasinetti
www.comune.venezia.it/cinema

 

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