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[INTERVISTA ] Shylock is back. Shaul Bassi e il ritorno del Mercante a Venezia
di Redazioneweb   

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Venezia non ha la consapevolezza del suo primato universale e consuma spesso i suoi giorni tra banalità diffuse e folle disorientate. Un’operazione culturale come quella concepita tra la statunitense Compagnia de’ Colombari e l’Università Ca’ Foscari con la rappresentazione de Il Mercante di Venezia di Shakespeare nell’anno del doppio anniversario, i 500 anni del Ghetto e i 400 dalla morte del Bardo, proprio nel Campo del Ghetto a Venezia, ambientazione originaria del celebre dramma, è un vanto per chi l’ha concepita e per chi ne può fruire come pubblico. Deus ex machina dell’ “Operazione Shylock” è Shaul Bassi, docente di lingua a letteratura inglese nell’Ateneo veneziano. Alle sue parole è affidato il racconto preciso, colto e appassionato di questa audace e meritoria impresa che va oltre lo spettacolo shakespeariano per indagare e meglio comprendere la complessità di Shylock, forse l’ebreo più famoso della letteratura mondiale.

 

Shylock ritorna nel Ghetto, 500 anni dopo. Come è nato questo progetto?
Questo progetto nasce dalla consapevolezza che da secoli Il Mercante di Venezia, l’opera più controversa di Shakespeare, è legata a doppio filo con il Ghetto, perché senza che vi sia nominato, alcune delle scene più importanti si svolgono idealmente in questo luogo. L’anno del Cinquecentenario del Ghetto e dei quattro secoli esatti dalla morte di Shakespeare si è presentato come l’occasione ideale per questa prima messinscena dell’opera nel Ghetto, un incontro non facile e non scontato. Il progetto nasce in seno a Ca’ Foscari e in stretto dialogo con la comunità ebraica veneziana, che ha dimostrato la capacità e la forza di non farsi intimidire da questo alter ego immaginario. Potremmo definirlo un esorcismo artistico: il fantasma di Shylock aleggia sul Ghetto da secoli, e finalmente faremo i conti con lui, gli faremo recitare le sue parole infiammatorie e strazianti davanti alle case dove hanno abitato i veri ebrei di Venezia.

karin_coonrod-by-istavan.jpgPersonaggio centrale dell’opera è Shylock e per interpretarlo si sono scelti diversi attori per sottolineare la sua ambiguità e molteplicità. Quali tratti salienti di questa ambigua ed intrigante figura emergeranno con maggiore pregnanza e forza?
Shylock è un personaggio ambivalente. Ci sono momenti dell’opera in cui è mellifluo e ossequioso e altri in cui è l’incarnazione della furia; è insieme un uomo inflessibile, un vedovo inconsolabile e un padre straziato. È un carnefice e una vittima, e qualsiasi tentativo di dare un’interpretazione univoca del personaggio non può che fallire. All’inizio di questa avventura artistica tutti eravamo prevedibilmente molto curiosi di sapere quale attore avrebbe interpretato il ruolo che nella storia ha visto trionfare Laurence Olivier e Al Pacino. Ma quando Karin Coonrod ha sperimentato la moltiplicazione del personaggio usando diversi attori all’interno dello stesso spettacolo, è come se avesse intuito una dimensione profonda del testo: non c’è un solo Shylock ma tanti. Ogni attore (e attrice!) fa emergere un lato diverso del personaggio e posso dire che quando convergono tutti insieme in scena alla fine, l’emozione è fortissima e l’effetto potente.

Shakespeare e i pregiudizi del suo tempo. Modernità del testo.
Il Mercante di Venezia è un’opera paradossale perché allo stesso tempo incarna i principali stereotipi sugli ebrei e contiene il germe del loro superamento. Bisogna essere molto chiari: chiunque provi a dimostrare che l’opera non è antisemita prende un abbaglio. Nessun altro personaggio nella storia della cultura ha incarnato più efficacemente l’idea dell’ebreo come individuo attaccato al denaro e incline alla vendetta. Ma chi voglia sostenere che l’opera è solo antisemita ignora una storia – anche ebraica – di solidarietà e identificazione con Shylock in quanto vittima. Il Mercante di Venezia è come uno specchio in cui possiamo osservare pregiudizi secolari e intuire il modo in cui si possono trascendere.
La modernità del testo è secondo me legata a due fatti principali: in questa commedia tutti i rapporti umani e affettivi sono mediati dal denaro e segnati dall’incertezza sul proprio status economico. Altro tratto di grande attualità è la posizione di Shylock all’interno della società veneziana. In quanto straniero viene tollerato fintanto che è utile; quando smette di essere funzionale ci si può sbarazzare della sua differenza attraverso la conversione. Pensiamoci: anche oggi la società spesso tollera gli stranieri solo fintanto che sono utili.

Lo spettacolo rientra nel programma di eventi organizzati per commemorare i 500 anni del Ghetto di Venezia. Quale significato assume l’evento in questo importante anniversario?
Credo si possa dire sia l’evento artistico di maggiore eco internazionale, grazie alla fama di Shakespeare. Come detto può sembrare un controsenso associare un’opera scritta a Londra da un autore che non era mai stato nel Ghetto e che è stata anche usata in chiave antisemita al nostro Cinquecentenario. Ma siamo fiduciosi che attraverso Shakespeare le centinaia di persone che vedranno lo spettacolo dal vivo e tutte quelle che speriamo riusciranno a vederlo a distanza – intendiamo riprendere tutto e stiamo collaborando con la RAI e altre compagnie televisive straniere per degli interessantissimi documentari – riescano a coglierne la ricchezza e la complessità.

3390187_orig.jpgL’eccezionalità dello spettacolo è data dalla stretta collaborazione tra l’Università Ca’ Foscari e la Compagnia de’ Colombari, sotto l’attenta regia di Karin Coonrod. La celebre Compagnia è stata invitata lo scorso giugno 2015 a soggiornare a Venezia per due settimane per studiare la città e il Ghetto nel contesto di una Summer School nell’Isola di San Giorgio diretta da lei e da Maria Ida Biggi, entrambi docenti di Ca’ Foscari, riunendo alcuni tra i principali studiosi internazionali di Shakespeare, da Stephen Greenblatt a Stanley Wells. Quale il risultato di questo progetto di ricerca?
Per questa prima storica messinscena del Mercante nel Ghetto posso dire, onestamente, che avremmo potuto avere il Globe Theatre o qualche altra grande compagnia shakespeariana mondiale. Ma il principio era che questa doveva essere assolutamente una produzione propria, made in Venice potremmo dire, pensata ed elaborata a Venezia e attraverso un’intima conoscenza del Ghetto. La scuola estiva è stata lo strumento perfetto per riunire studiosi e attori, e il Centro di Studi Teatrali di Maria Ida Biggi alla Fondazione Cini è stato il luogo ideale come incubatore. Colombari è una compagnia abituata a esibirsi anche al di fuori dei teatri; è americana ma nasce a Orvieto, dove ha recitato per le strade della città. Il risultato principale è lo spettacolo, naturalmente. Ma mi piace il fatto che nella città del turismo sempre più “mordi e fuggi” abbiamo messo insieme un’esperienza in cui bravissimi studenti, grandi studiosi e grandi attori hanno vissuto insieme la città per diverse settimane intorno a un progetto creativo.

La partnership con il Comune di Venezia e il brand The Merchant of Venice ha favorito una messa in scena che assume i tratti di una performance a tutto tondo, in cui il teatro si mescola con la musica e l’olfatto. Quali gli elementi fondamentali della lettura scenica?
Il Comune è stato un partner indispensabile per quanto riguarda la dimensione pubblica di uno spettacolo che andrà in scena all’aperto. D’altra parte sia i consolidati rapporti di collaborazione con l’Università in tanti eventi (da Incroci di Civiltà ad Art Night) sia il ruolo centrale dell’amministrazione in tutta la programmazione dei Cinquecento anni del Ghetto hanno reso naturale e produttiva la collaborazione.
In The Merchant of Venice abbiamo trovato insieme qualcosa di molto più importante di uno sponsor che porta lo stesso nome dell’opera shakespeariana: abbiamo trovato un imprenditore illuminato capace di dare preziosi suggerimenti artistici per arricchire lo spettacolo di una dimensione olfattiva originale che stupirà gli spettatori. Lo splendido lavoro di Marco Vidal al Museo del Costume di Palazzo Mocenigo darà qualche indizio della direzione intrapresa nello spettacolo.

Un cast internazionale, che comprende tra gli altri il vincitore di un Emmy Award quale Reginald Cathey (House of Cards) e attori di sei nazionalità diverse, tra cui Linda Powell, Sorab Wadia, Ned Eisenberg, Adriano Iurissevich, si è immerso nel mondo del Ghetto grazie alla collaborazione con la Comunità Ebraica e il suo Museo. Diverse settimane prima dello spettacolo sarà inoltre impegnato nelle prove al Teatro di Ca’ Foscari a Santa Marta. Chi interpreterà chi? Il rapporto stretto con Venezia e il suo Ghetto ha modificato in qualche modo i personaggio originali?
Il fatto che si tratti di una Compagnia internazionale e multietnica è molto rilevante e si collega simbolicamente al fatto che l’opera è una di quelle che ci permette di discutere anche problemi relativi alla società multietnica che stiamo faticosamente costruendo in Europa. Reginald Cathey sarà Antonio, Linda Powell sarà Portia e nel ruolo di Shylock ci saranno Sorab Wadia (indiano), Ned Eisenberg (americano), Adriano Iurissevich (Italiano) e Jenni Lea Jones (inglese). Non c’è dubbio che Venezia e il Ghetto abbiano modificato lo spettacolo e il testo in fase di preparazione e che avranno un effetto particolarissimo quando lo spettacolo andrà in scena: il Ghetto sarà un protagonista, non solo un fondale.

the_show_2.jpgL’ambientazione della rappresentazione nel luogo in cui l’opera fu idealmente pensata. Quali suggestioni saprà creare questa unica e irripetibile scenografia?
Credo che lo scopriremo davvero solo il giorno della messinscena. Il Ghetto è un luogo nato per limitare, e noi abbiamo detto alla Compagnia fin dal primo giorno di fare tesoro della lezione degli ebrei veneziani, che per secoli hanno reagito creativamente ai limiti, costruendo meravigliose sinagoghe e diventando un punto di riferimento culturale ebraico mondiale anche dovendo vivere forzosamente in un’area piccolissima. Anche la regista ha dovuto quindi fare i conti con i limiti di spazio e di agibilità del Ghetto, cui si è aggiunto il desiderio di non disturbare in nessun modo la vita quotidiana di uno dei Campi più vivaci della città. Siamo grati del fatto che non si sia puntato a una messinscena filologicamente corretta con costumi del periodo (Stefano Nicolao ha creato degli abiti meravigliosamente capaci di essere antichi e moderni insieme): non ci sarà quindi l’illusione di ripiombare nel Cinquecento, bensì assisteremo a una tensione creativa tra un luogo carico di storie tragiche e gloriose, a uno spettacolo assolutamente contemporaneo.

È stato usato il testo originale in lingua inglese con il ricorso occasionale alle diverse lingue che si parlavano nel Ghetto nel Cinquecento. Come si dipanerà questo intreccio linguistico tra tradizione e innovazione?
Quella di offrire lo spettacolo nella sua versione originale, non in italiano, è stata una scelta sofferta ma alla fine convinta. Allo stesso tempo la regista voleva onorare il luogo e il suo multilinguismo, quindi gli spettatori sentiranno piccole scene e parole in varie lingue, dall’italiano allo yiddish al giudeo-veneziano, la parlata storica degli ebrei del Ghetto poi assimilata anche da molti vicini cristiani di Cannaregio, che avevano imparato parole ed espressioni da amici e conoscenti ebrei.

gty_justice_ginsburg_jef_160225_16x9_992.jpgLo spettacolo verrà accompagnato da un altro evento straordinario, il processo a Shylock presieduto autorevolmente da Ruth Bader Ginsburg, Giudice della Corte Suprema degli Stati Uniti. Secondo lei il Mercante di Venezia andrebbe condannato senza appello, oppure i condizionamenti del tempo e dello specifico contesto, che oggi denomineremmo “fattori ambientali”, hanno inciso profondamente nelle modalità di vita e nelle scelte del personaggio?
Dobbiamo ringraziare la Giudice Ginsburg, personaggio eccezionale e protagonista di grandi battaglie civili negli Stati Uniti di rilevanza internazionale. Che abbia accettato di celebrare un processo simulato è la migliore dimostrazione che quest’opera scritta quattro secoli fa parla anche dell’oggi.

È un fatto curioso ma interessantissimo che negli Stati Uniti giudici e avvocati famosi usino Shakespeare come palestra di idee attuali e che in questo caso Venezia ospiti un appuntamento del genere.

 


ch9p-rnwwaah_k7.jpgQuesta produzione è stata inclusa nel novero dei 6 progetti italiani selezionati dalla Commissione Europea nell’ambito della Call 2016 sui Progetti di Cooperazione Europea di Europa Creativa. Vi è l’obiettivo di portare lo spettacolo in altri luoghi significativi dell’ebraismo in Italia, in Europa, nel Mondo?
È una grande soddisfazione che Ca’ Foscari sia stata capofila di un progetto europeo con partner come la Fondazione Cini a Venezia e università e teatri tedeschi, inglesi e rumeni. L’obiettivo principale in realtà è sviluppare molte attività creative e didattiche a partire dall’opera di Shakespeare. Faremo molti workshop su come, a partire dall’opera di Shakespeare, si possa comporre musica, scrivere libri per bambini e persino tradurre un classico in lingua italiana dei segni. Creeremo un grande portale online che potrebbe diventare la principale risorsa per studiosi, studenti, registi e attori che vogliano cimentarsi con Il Mercante di Venezia. Speriamo che lo spettacolo giri per conto proprio, ma è importante sottolineare che quest’opera non conta solo in luoghi che hanno una storia ebraica, perché i temi che tocca sono di rilevanza globale.

Il Mercante di Venezia
26 luglio-1 agosto 2016 h. 20.30

Campo di Ghetto Novo-Venezia

www.themerchantinvenice.org

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    "Stagione Lirica e Balletto 2017/18"
    Musica di Antonio Vivaldi Direttore Diego Fasolis Regia Fabio Cerasa Nuovo allestimento Fondazione la Fenice in coproduzione con...