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Cantiere IVBC
di Marisa Santin   

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Se nella Cappella del doge di Palazzo Ducale alzando gli occhi riusciamo a scorgere San Marco Evangelista attorniato da gruppi di angeli festanti e nell’adiacente anti-cappella distinguiamo le figure allegoriche del Buon Governo dipinte da Jacopo Guarana; se lungo la navata della Chiesa dei Gesuati rimaniamo colpiti dal marmo policromo che arricchisce gli altari laterali e ci soffermiamo davanti alla scultura di San Paolo Apostolo che dall’alto ci restituisce lo sguardo alzando l’indice al cielo; o se ancora nella Chiesa di San Pantalon vediamo rivivere il soffitto stellato e gli affreschi di Pietro Longhi che ornano la cappella della Santa Casa di Loreto; ebbene, stiamo ammirando solo alcune delle numerose opere del patrimonio artistico veneziano restituite al loro splendore dall’Istituto dei Beni Culturali di Venezia.

 

Imparare a preservare la bellezza
Anima e motore dell’Istituto, Renzo Ravagnan da oltre vent’anni si spende per portare avanti questo progetto che – come egli stesso ci ha spiegato – ha un duplice obiettivo: «Da un lato offriamo un triennio di formazione a dei giovani che vogliono intraprendere il mestiere di Tecnico del Restauro, dall’altro operiamo attivamente nel recupero dei beni culturali attraverso i cantieri-scuola, siti di intervento reali in cui gli studenti hanno la possibilità di mettere in pratica le nozioni apprese durante le lezioni teoriche e di laboratorio». 
Renzo Ravagnan ha fondato l’IVBC nel 1995 e da allora non ha mai smesso di credere nell’importanza di offrire ai giovani una concreta opportunità di lavoro e un contatto vivo e stimolante con la bellezza: «C’è un’enorme energia e volontà di partecipazione: i nostri ragazzi sentono l’amore per l’arte. Vederli lavorare nei cantieri è una meraviglia» ci dice, accogliendoci presso la Scuola Grande San Giovanni Evangelista, sede della segreteria e delle aule per le lezioni teoriche.

 

chiesa_dei_gesuati-dettaglio_altare_tintoretto.jpgLa mappa degli interventi
L’ IVBC è un ente senza scopo di lucro. I corsi triennali sono completamente gratuiti grazie ai finanziamenti della Regione Veneto e del Fondo Sociale Europeo: un sostegno pubblico importante che si trasforma in un investimento che la collettività vede restituito sotto forma di interventi di restauro di altissimo pregio. La Cappella dogale e l’anti-cappella in Palazzo Ducale; il portale della Chiesa dei Carmini; le tele del sottoportico di Corte Nova; il soffitto dipinto della sala Papadopoli di Museo Correr; l’altare maggiore, il Cristo ligneo e gli altari della navata della Chiesa dei Gesuati; le pitture medievali della Chiesa di San Giovanni Evangelista; il soffitto stellato della cappella dedicata alla Madonna di Loreto nella Chiesa di San Pantalon… La lista sarebbe troppo lunga, e per una mappatura completa degli interventi dell’IVBC sul suolo veneziano rimandiamo al sito dell’Istituto.
Segnaliamo però qui i due cantieri attualmente in corso in città. Un gruppo di lavoro è all’opera in un sotoportego votivo del 1700, nel sestiere di Castello. «Si tratta in realtà di una cappella passante decorata, unico caso di questo genere a Venezia. Qui i ragazzi stanno rimuovendo gli strati di vernice applicati nel tempo dagli abitanti del quartiere soprattutto in occasione di festività o processioni. Nel brolo di Palazzo Soranzo Cappello è invece in corso un intervento contro il biodeterioramento dell’apparato murario e del complesso delle 12 statue inserite nelle nicchie».

 

img_8541.jpgUna visita in cantiere: il portico della Chiesa di San Francesco a Padova

Vent’anni di interventi di prestigio sul territorio di Venezia, ma non solo. A Padova l’IVBC ha portato a termine negli anni diversi interventi, fra cui i manufatti lapidei conservati nella Chiesa degli Eremitani e di Sant’Antonio e il soffitto dell’Oratorio di Santa Margherita. In questi mesi è in corso un’operazione di completamento dell’intervento alla Chiesa di San Francesco iniziato qualche anno fa. Una visita in cantiere mi ha permesso di conoscere alcuni dei ragazzi al lavoro. Su un lato del ponteggio, lungo 100 metri, alcuni studenti del secondo anno – guidati da due docenti restauratori, Giovanna Pellizzari e Martin Pittertschatscher – sono impegnati nel recupero delle lunette. Si intravedono già le linee degli affreschi monocromi, attribuiti allo Squarcione, che raccontano la storia di San Francesco e che torneranno completamente alla luce entro l’anno. «Siamo in pochi e tutti molto motivati – mi raccontano quasi in coro –. L’esperienza in cantiere è importantissima e sentiamo anche una certa responsabilità, vista l’importanza delle opere su cui mettiamo mano». A turno i ragazzi sono investiti del ruolo di capocantiere. Oggi tocca a Ginevra: «Tutto deve essere sempre a posto, devo aprire e chiudere il cantiere, gestire le situazioni di emergenza e controllare che tutti lavorino in sicurezza». Sull’altro lato del ponteggio incontro Eleonora e Sara che, invece, finito il triennio sono state richiamate dall’Istituto per un master di approfondimento, e ora si occupano dei sottarchi, delle colonne e dei capitelli del porticato. Mi tornano in mente le parole di Renzo Ravagnan: «C’è bellezza in quello che fanno ma anche in loro stessi, sono una forza viva e giovane e il loro coinvolgimento in un progetto arioso e vitale, come il cantiere-scuola, restituisce dignità all’opera».


Una consolidata rete di collaborazioni: l’impegno del Pubblico per il pubblico
L’Istituto privilegia i cantieri di intervento pubblico. «Lavoriamo in particolare con la Regione Veneto che in tutti questi anni ci ha sostenuto e ci ha permesso di individuare i percorsi più idonei non solo alla formazione dei nostri studenti, ma anche al loro successivo inserimento nel mondo del lavoro. L’impegno dell’Ente – sottolinea Ravagnan – si riflette in un’attenzione nei confronti della collettività, perché i lavori che portiamo a termine hanno una ricaduta positiva sul territorio, con valenze educative, culturali e sociali». 
Oltre che con la Regione Veneto, l’IVBC ha consolidato negli anni una rete di collaborazioni che comprendono la Fondazione Musei Civici di Venezia, lo IUAV, l’Università Ca’ Foscari, il C.E.Ve (Centro Edili Venezia), l’Istituto provinciale per l’Infanzia, il CNR di Padova, i Musei Civici padovani. Ogni cantiere-scuola è posto, inoltre, sotto l’alta sorveglianza della Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio per le provincie di Venezia, Padova, Belluno, Treviso, la quale autorizza ogni nuovo progetto e ne attesta alla fine la regolare esecuzione.


img_8642.jpgL’offerta didattica
Letizia Palazzetti, che coordina le risorse professionali dell’Istituto, ci aiuta a capire come funziona la didattica: «A cadenza biennale vengono attivati e si alternano due diversi indirizzi di studio: Restauro di materiali lapidei e derivati; superfici decorate dell’architettura e Restauro di manufatti dipinti su supporto tessile e legno policromo. Nel corso dell’intero triennio, gli studenti trascorrono circa il 40% delle lezioni sulle impalcature, svolgendo le stesse attività e risolvendo le stesse problematiche che, una volta diplomati, saranno tenuti ad affrontare in autonomia. Un docente con qualifica di restauratore sovrintende al corretto svolgimento dell’intervento, supportato dal resto del corpo docenti per quanto riguarda alcuni aspetti collaterali ma non meno organici della professione: dai rilievi fotografici ai prelievi per le analisi chimiche, dalla legislazione dei beni culturali al fund raising, fino alla preparazione sulla sicurezza e sul primo soccorso in cantiere. Non meno importanti sono dunque le lezioni teoriche multidisciplinari tenute da insegnanti qualificati e i laboratori artistici che vengono svolti presso la Scuola dei Laneri».


Esperienze post-diploma e inserimento nel mondo del lavoro
Quanto questa scuola sia inserita nel ‘mondo reale’ lo si capisce dall’attenzione all’aspetto pratico della didattica: i cantieri-scuola e i laboratori sono parte preminente del curriculum formativo. Non solo, gli studenti sono seguiti anche dopo il conseguimento del titolo, come ci spiega Cristina Muradore, che si occupa degli stage e delle esperienze post-diploma: «l’IVBC offre un percorso di studi professionale e quindi di per sé orientato al mondo del lavoro. La programmazione multidisciplinare comprende un’infinità di aspetti che completano la formazione scientifica, pratica e artistica: primo soccorso, antincendio, movimentazione ponteggi, gestione di impresa, cronoprogrammi, gestione budget... Il nostro compito però non si ferma con il rilascio del diploma. In qualità di ente accreditato siamo riusciti ad intercettare alcuni dei bandi che la Regione Veneto promuove per favorire l’inserimento nel lavoro, come ad esempio Garanzia Giovani. Attiviamo così dei percorsi post-diploma anche presso aziende private. Ci siamo sempre spesi per garantire dei tirocini che durassero almeno 4-6 mesi, per dare tempo ai neo-diplomati di mettersi realmente in gioco in una situazione reale, e all’azienda di conoscere un giovane che potrebbe diventare un futuro dipendente. Grazie ai contatti con Istituzioni italiane ed europee riusciamo inoltre a offrire delle esperienze che, se anche non dovessero avere una continuità, possono comunque portare a un arricchimento del curriculum».

 

Come si diventa studenti dell’IVBC
Può fare richiesta di iscrizione chiunque sia in possesso di diploma di Scuola Superiore. L’IVBC è a numero chiuso e le classi sono composte da un massimo di 15 studenti. A parte una maggioranza di diplomati, sempre di più chi si presenta viene da una formazione universitaria: da un triennio di Conservazione dei Beni Culturali, di Chimica per il restauro o di Architettura. L’ammissione è molto selettiva e avviene tramite prova scritta e una prova pratica, a cui segue un colloquio finale. «Non serve essere degli artisti – sottolinea Letizia Palazzetti – ma certo avere delle discrete conoscenze di storia dell’arte e dell’architettura e buone capacità manuali sono fattori che privilegiamo. La selezione finale avviene attraverso una chiacchierata con l’aspirante studente. Cerchiamo di capire soprattutto le sue motivazioni, perché passione ed entusiasmo sono per noi requisiti indispensabili».


img_2624_ok.jpgUn filo diretto con il Medioriente: Gerusalemme, Sana’a e il Padiglione dello Yemen alla Biennale Architettura 2016
Renzo Ravagnan ci racconta anche del rapporto di lunga data dell’IVBC con il Medioriente: «A luglio partirà a Gerusalemme un progetto per il restauro di due facciate mammelucche in pietra risalenti al 1300, situate a ridosso della Spianata delle moschee. In collaborazione con la Welfare Association, un’associazione locale che fa capo all’Autorità palestinese, manderemo lì dei nostri insegnanti a formare un gruppo di operai locali e forniremo un supporto direttivo e di consulenza. Anche in questo caso lavoreremo su due fronti: la conservazione di un bene artistico-storico e la formazione di un gruppo di giovani del posto. Il nostro rapporto con Gerusalemme risale al 1997 e da allora abbiamo mantenuto attivi, quasi ininterrottamente, dei cantieri-scuola a cui partecipano giovani palestinesi». A Gerusalemme è nata anche l’occasione che ha portato l’Istituto a operare nello Yemen: «Nel 2005 il direttore dei lavori ci ha proposto di intervenire nelle moschee della capitale Sana’a e nella moschea di Ta’izz. A Ta’izz i lavori sono stati completati, mentre il cantiere di Sana’a è stato recentemente interrotto dall’acuirsi dei bombardamenti nella Capitale. La sede del Centro italo-yemenita – che abbiamo inaugurato nel 2014 e che è diventato un riferimento importante per la conservazione dei beni culturali nel Paese – in questo momento viene usata come caserma». Terreno di scontri e di continui bombardamenti, lo Yemen sta vivendo l’ennesimo capitolo di una guerra che vede coinvolti gli stati e le etnie della Penisola araba, nella quasi totale disattenzione del resto del mondo. Quasi a riallacciare un filo interrotto, Renzo Ravagnan ha deciso di portare una testimonianza dell’inestimabile patrimonio architettonico e artistico del Paese alla Biennale Architettura. Il Padiglione dello Yemen, di cui è curatore, partecipa così per la prima volta all’Esposizione veneziana lanciando un accorato appello alla comunità internazionale: Preserve Beautiful Yemen! «Noi siamo pronti per tornare. Aspettiamo la fine di questa guerra ignorata. Oltre al progetto nel Padiglione, faremo un ciclo di conferenze a fine anno a Ca’ Pesaro per mantenere vivo l’interesse internazionale su questo Paese martoriato e dimenticato». 


Istituto Veneto per i Beni Culturali
www.ivbc.it - www.beautifulyemen.com


 

 
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