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[73.MOSTRA] Screens wide open. Al centro del cinema
di Michele Gottardi   
28284-in_dubious_battle_4.jpgSarà una Mostra del cinema d’autore o più mainstream, fatta di film rilevanti dal punto di vista artistico ed estetico, e che magari non arrivano mai in sala o di opere più popolari, con un livello di qualità sempre elevato? Come in tutte le vigilie della Mostra del Cinema, le previsioni si affastellano e si incrociano. Alberto Barbera, direttore riconfermato sino al 2020, amplia la visione e quella della sua selezione secondo un progetto ben definito, quello di cercare di allargare la prospettiva dell’arte cinematografica, aumentando l’offerta d’una decina di film (65 alla fine), ma soprattutto anche la varietà e la flessibilità delle opere presenti nelle diverse sezioni, coinvolgendo qualità e argomenti. Un’occasione senz’altro suggerita dalla nuova sala, lì dove un tempo era il “buco” e ora confluisce il Cinema nel Giardino, una sezione sui generis, rivolta al pubblico più ampio - indipendentemente dai contenuti - che potrà accedere con un coupon gratuito a otto opere tra fiction, doc e cartoon.
 
Una sezione che il direttore della Mostra aveva pensato come occasione di “Focus on…” per il cinema italiano, ma che provincialismi e remore distributive - la paura della serie B per il cinema italiano - ha fatto cambiare in corso d’opera.
 
Così l’unico italiano è stato, non a caso, il più internazionale tra i giovani, Gabriele Muccino (L’estate addosso): al suo fianco James Franco (In Dubious Battle) e Kim Ki-duk (The Net), ma anche l’esordio di Michele Santoro col doc Robinù, il cartoon The Secret Life of Pets in 3D, per non parlare dell’evento di Francesco Carrozzini, Franca: Chaos and Creation, dedicato alla madre Franca Sozzani, una delle donne della moda, storica direttrice di «Vogue Italia». Non è una previsione difficile dire che questo sarà uno degli appuntamenti più glamour di tutta la Mostra: attesi stilisti, modelle, fotografi, attori, registi, artisti, tutti al party alla Fondazione Guggenheim offerto da Valentino in onore della protagonista.

 
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Quanto a Venezia 73, Concorso e Fuori Concorso, il cartellone è un mix di nomi importanti (gli autori per antonomasia, da Wim Wenders a Andrei Konchalovsky, da Emir Kusturiča a Terrence Malick, a François Ozon), leoni emergenti (Pablo Larraìn, Tom Ford) ed esordienti o poco più (Christopher Murray, Roan Johnson). Tre opere italiane (Piuma, Questi giorni e il doc Spira Mirabilis) e molto cinema di genere dal musical di apertura (La La Land di Damien Chazelle) al western di chiusura (The Magnificent Seven di Antoine Fuqua). Questo tentativo di cogliere ogni aspetto della produzione giunge a comprendere la televisione, di cui verranno anticipati i primi due episodi di The Young Pope, che Sky Atlantic trasmetterà in ottobre, e fino alla realtà virtuale: nel rinnovato mercato Venice Production Bridge ci sarà spazio anche per l’anteprima assoluta del primo lungometraggio virtuale (a 360°, dedicato, guarda un po’, a Gesù).
 
Ma la Mostra è anche glamour e oltre ai consueti red carpet ci sarà anche una madrina “vera”, un’attrice di teatro resa celebre al grande pubblico da film molto pop, come Sonia Bergamasco. A lei il compito di aprire e chiudere la 73a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica e di proclamare i vincitori della Giuria, presieduta dal regista Sam Mendes. Buio in sala, sshhh!, si comincia.
 
«73. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica»
31 agosto-10 settembre Lido di Venezia
 

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