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Home arrow CINEMA arrow [73.MOSTRA] Lunga vita. Quando il classico è contemporaneo
[73.MOSTRA] Lunga vita. Quando il classico è contemporaneo
di Andrea Bruni   
28536-manhattan_2.jpgCome da tradizione, la sezione dei classici restaurati, come in un crescendo rossiniano, si arricchisce sempre più di stimoli, tendenze, generi, in grado di appagare ogni palato cinefilo. Come fuggire, infatti, ad una messe di pellicole, che in un unico abbraccio, fanno confluire assieme opere come Shabhaye Zayandeh-Rood (The Nights of Zayandeh – Rood, 1990) di Mohsen Makhalbaf, opera osteggiata dal governo, al capolavoro seminale Shichinin No Samurai (I Sette Samurai, 1954) del Maestro nipponico Akira Kurosawa? Le sorprese, i titoli impensati, quest’anno davvero si sprecano: quale gioia pensare di vedere sull’imperiale magnificenza del grande schermo la siderale, austera, perfezione de L’argent (Il denaro, 1983), testamentario noir metafisico di Robert Bresson…
 


Che meraviglia poter godere del nerissimo apologo Break Up. L’uomo dei cinque palloni (1965) di Marco Ferreri, all’epoca triturato da produttori prepotenti ed inserito a forza in un caotico, forzatissimo, film ad episodi (Oggi, domani e dopodomani, goffamente a braccetto con Luciano Salce ed Eduardo De Filippo). Non mancheranno neppure le spettrali atmosfere da Midnight Movies con capi d’opera del livello di Dawn of the dead (Zombi, 1978), seconda parte della saga dei revenants ad opera di George Romero (qui in coppia con Dario Argento, che ne curò l’edizione italiana) o il sorprendente An American Werewolf in London (Un lupo mannaro americano a Londra, 1981), cult di John Landis, costantemente diviso fra raccapriccio edhumor

 

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