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Storia di un cognome. Venini, Paolo, il vetro, Murano
di Sara Bossi   

paolo-venini-e-la-sua-fornace.jpgAveva trent’anni Paolo Venini, natali milanesi, veneziano d’adozione, avvocato, quando fondò a Murano la vetreria che porta il suo nome, in società con Napoleone Martinuzzi e Francesco Zecchin. Era il 1925. L’azienda avrebbe a tal punto rigenerato la millenaria tradizione muranese, da porsi fra i marchi identitari dell’isola del vetro. Dopo le mostre sulle opere ideate per Venini dallo scultore Martinuzzi, dagli architetti Tomaso Buzzi e Carlo Scarpa e dal designer Fulvio Bianconi, è l’imprenditore stesso il protagonista del nuovo appuntamento espositivo del progetto di ricerca Le Stanze del vetro, concepito dalla Fondazione Cini con Pentagram Stiftung: Paolo Venini e la sua fornace a cura di Marino Barovier, aperta al pubblico l’11 settembre.

 

Alla guida della fornace per quasi quarant’anni, rinnovò il catalogo raccogliendo i Maestri più esperti a interpretare le creazioni di nomi di punta del design italiano e straniero, dalla svedese Tyra Lundgren all’americano Ken Scott, ai nostri Gio Ponti, Tobia Scarpa, Riccardo Licata; ideando serie egli stesso. Trecento pezzi in mostra: vetri incisi, bestiari, bottiglie colorate, servizi da tavola, lampade degli anni Cinquanta scandiscono una stagione di formidabile vitalità per Venini, nell’Italia reduce dalla dittatura e dalla guerra, piena di contraddizioni e di fiducia nel futuro.


«Paolo Venini e la sua fornace»
11 settembre-8 gennaio 2017

Le Stanze del Vetro, Isola di San Giorgio

lestanzedelvetro.org