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La memoria dell'acqua. Fabrizio Plessi inaugura la variante artistica del Fondaco
di Fabio Marzari   

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T Fondaco è il nuovo spazio atteso in città e di cui si è parlato, si parla e si parlerà molto. I veneziani lo ricordano come l'edificio che ospitava le Poste Centrali e fa una certa impressione pensare che si è passati dalle file per pagare le bollette alle più raffinate ed esclusive proposte fashion, una formula innovativa, unica in Europa, voluta dal gruppo DFS.

 

Fabrizio Plessi, veneziano d'adozione, artista noto a livello internazionale, con una lunghissima serie di mostre tenute nei principali Musei del mondo, è colui al quale spetta il compito di inaugurare la variante artistica del T Fondaco. Era inevitabile, a Venezia, che il nuovo spazio delle tendenze più branché prevedesse una precisa attività artistico-espositiva, essendo (fortunatamente!) sempre più simbiotico il rapporto tra i luxury brand e l'arte.

 

Durante una conversazione-intervista con Fabrizio Plessi sul suo nuovo lavoro site-specific per T Fondaco, egli ha raccontato come è nata l'idea di Under Water e quali siano state le fasi vissute per la sua realizzazione. «Sono stato molto felice che la scelta per l'inaugurazione di questo spazio sia caduta su un mio lavoro artistico.

 

Cerco sempre di integrare il mio lavoro con situazioni che non creino dei contrasti e delle differenze estetiche, operando con ciò che trovo: spazio, luce e materiali. Ed è una vera soddisfazione quando mi sento dire spesso che la mia opera pare essere nata con il luogo che la ospita. Questa inaugurazione con Under Water al T Fondaco mi ha posto di fronte ad un tema difficile.

 

Il pavimento, infatti, essendo trasparente e luminoso non consentiva di installare opere a terra e ho quindi deciso di intervenire solo nel perimetro quadrato di questo luogo di più di 200mq, il cuore dell'edificio, un lucernario vivo che irradia luce metaforicamente a tutto il palazzo. In più ho fatto i conti con materiali che sono degli ottoni ossidati a diverse gradazioni di colore che vanno dal nero al grigio, al marrone scuro, all'oro, inventando un lavoro che si integrasse al meglio con questo materiale anomalo».

 

img_2677.jpgPlessi è molto soddisfatto del risultato del suo sforzo creativo e l'entusiasmo con cui ne parla, pur essendo abituato a confrontarsi con Musei e Gallerie rilevantissimi in ogni angolo del pianeta, tradisce una certa attesa per poter svelare al pubblico questa nuova opera, che rovescia il criterio del nemo propheta in patria. «Ho cercato di studiare 60 dettagli, 60 frammenti di un mosaico veneziano di tradizione orientale, un mosaico che non esiste, che ho inventato digitalmente, e tutte queste 60 varianti di frammenti compongono in maniera ideale un grande mosaico mentale. Perché il mosaico? Perché il commercio con l'Oriente era molto fitto, questo luogo diveniva un epicentro attrattivo di scambi culturali, emozionali, di scambi di materie. Ho inventato un mosaico che respira, un mosaico sott'acqua, che ad un certo punto si dilata, si deforma, si agita come le onde di un mare. È stato un nuovo lavoro per me, un inedito, per cui fino al giorno in cui è stato montato non potevo immaginare quale sarebbe stato il risultato passando dall'ideazione alla realizzazione. Ne è derivata un'opera dai tratti barocco-minimali, che esprime compiutamente la cifra del mio stile. Sono molto felice dell'esito: questo movimento, questo agitarsi che ricorda il flusso di Venezia, dell'acqua, il movimento della luce, è qualcosa che si permea al genius loci di T Fondaco. Anche il sonoro restituisce i movimenti dell'acqua, il fondo di una cisterna quasi orientale. Un'installazione sonora davvero naturale. Il musicista Michael Nyman vedendo il mio progetto ha trovato il suo pezzo Water Dances straordinariamente aderente a quest'opera. Credo sia un lavoro che tocca molto la modernità».

 

img_2681.jpgSpiega Plessi che da subito con la committenza c'è stato pieno accordo nel concepire qualcosa che avesse una grande aderenza con Venezia. «Credo sempre che non si possa vedere il futuro se non abbiamo coscienza storica del nostro passato. E questa è un'opera altamente tecnologica, altamente moderna, ma che dentro ha l'anima del passato, di ciò che è stata la grande avventura di Venezia nei secoli scorsi. C'è un mosaico immaginario, un mosaico di un mosaico, oserei definirlo un meta-mosaico; lo abbiamo re-inventato, lo abbiamo riproposto e lo abbiamo fatto respirare, muovere, animarsi come una sorta di mare in continuo movimento. È molto affascinante, molto scenografico. Per questo spazio credo sia un buon risultato, sono molto soddisfatto.

 

Ho dovuto affrontare un'opera nuova, moderna, un Plessi di oggi, che gioca molto sul contrasto tra il massimo della tecnologia in quanto supporto ed il massimo del pensiero che c'è alle spalle, atavico e primordiale. Più la tecnologia è dirompente, nuova, il digitale in questo caso, più la coscienza storica di quello che è stato è forte. Anche in Under Water è presente il contrasto tra passato e futuro, che riescono a convivere senza differenza, in maniera quasi biologica, come dei vasi comunicanti che interagiscono tra loro. Ho scelto di mantenere vuoto lo spazio ed è stata forse la scelta più radicale di questo lavoro. L'altro aspetto, molto difficile e laborioso, è stato integrare il mio lavoro con il progetto di Rem Koolhaas. Senza le pareti io non avrei potuto fare quest'opera! Un altro caso, una magica coincidenza nel mio lavoro, è rappresentata dalla misura dei miei monitor, larghi 60 cm, perfettamente coincidenti con la larghezza del modulo di Koolhaas. Pare che lui abbia lavorato per me ed io per lui... Un caso che rappresenta una perfetta integrazione».

 

Occupare lo spazio più alto del Fondaco dei Tedeschi aveva come contraltare delle apparenti difficoltà in ordine alla luce, poiché si trattava di rendere sempre visibili e fruibili gli schermi dove fluttuano i mosaici. Plessi, da sempre affascinato dalla tecnologia, ricorda come «È inutile rincorrere la tecnologia, è la tecnologia che segue sempre la creatività! Per cui in questo spazio, che è uno spazio difficilissimo e meravigliosamente affascinante, in pieno giorno la luce del televisore vince la luce della natura, quasi un miracolo...! Poco tempo fa in un convegno in Vaticano ho sostenuto che il digitale è vicino a Dio, perché il digitale non ha presenza fisica, è immateriale. Anche in Under Water tutto è immateriale e se pensiamo ai mosaici di Venezia, essi vivevano di luce filtrata dalle vetrate e anche le vetrate erano come dei pixel luminosi, per cui l'immaterialità dell'opera è uno dei soggetti più importanti per me. Il digitale è spirito e anche questo grande mosaico immaginario è puro spirito, se spegniamo la luce tutto scompare... Ogni epoca ha i propri segni, i propri destini, si sente che in questo luogo c'è stato qualcosa. Straordinario in questo senso il restauro che ha fatto Koolhaas, perché ha lasciato le tracce di un passato, di un mondo che non c'è più, e con esse la coscienza di ciò che è stato. Si avverte che dentro al Fondaco hanno lavorato Giorgione e Tiziano, hanno operato mercanti, si sono accumulate stoffe, ori, materiali e merci preziose, ma non si deve mai cadere nella didascalica di questo aspetto; dobbiamo considerarlo come una grande presenza fisica che ci dà l'energia per poter fare in futuro».

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Ad accompagnare il nuovo lavoro di Plessi c'è un bellissimo catalogo, in formato moleskine, un taccuino di viaggio, così come il viaggio è al centro del pensiero del Gruppo DFS che ha restituito al Fondaco la sua anima di crocevia di mercanti, culture, vitalità e lingue in linea con la storia di Venezia. Oggi con DFS e con Plessi c'è un pezzo di viaggio ben presente, un mosaico bizantino o veneziano, frutto di una navigazione “mentale”. Plessi durante i suoi frequenti viaggi è solito disegnare nei suoi taccuini, fissandovi le idee, elaborando progetti. Il catalogo è una navigazione di pensieri: non fissa le opere dopo la loro installazione, ma racconta il progetto, il viaggio, il divenire delle idee artistiche. Un flusso continuo, come lo scorrere dell'acqua, un viaggio mentale a tappe, che si riconosce in tutti i disegni preparatori fatti e documentati.

«Fabrizio Plessi. Under Waters»

fino al 2 aprile 2017 T Fondaco,

Calle del Fontego dei Tedeschi, Ponte di Rialto-Venezia

www.dfsgroup.com

 

 

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