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Destini incrociati. Incontro con Tatiana Daniliyants
di M.M.   
v3ipzzch.jpgTatiana Daniliyants, artista russa autrice di numerosi cortometraggi, film e documentari, esplora idealmente e poeticamente l’incontro tra Venezia e Sergej Paradjanov, (Tbilisi, 9 gennaio 1924–Erevan, 20 luglio 1990), regista sovietico, nato da genitori armeni, autore di film leggendari come Il colore del melograno, Ashik-Kerib. In The Gift of Venice to Sergej Paradjanov, mostra ospitata fino al 27 novembre nella Galleria VeniceArtfactory / Veniceinabottle, Tatiana Daniliyants, attraverso fotografia, regia e arti applicate, crea un’atmosfera surreale capace di connettere fortemente il pubblico alle visioni creative del regista russo.

 

Dal suo personalissimo punto di vista chi è stato Sergej Paradjanov?
Paradjanov è un grande esempio di libertà personale, mantenuta anche sotto la pressione delle autorità sovietiche. Passò quattro anni in prigione e anche in quegli anni, in condizioni difficilissime, creò e incoraggiò amici e parenti a essere creativi. Una grande forza spirituale, non solo per un artista ma per chiunque.

Come è nata e come si è sviluppata l’idea di una mostra omaggio?
Io sono nata in Unione Sovietica ai tempi della Perestroika. Per noi era un periodo di transizione, la cultura, che era stata vietata negli anni precedenti, era ora accessibile: Tsvetaeva, Tarkovsky, Sakharov, Solzhenitsyn… molte personalità sono state riscoperte. I film di Paradjanov sono stati molto importanti per me all’epoca, mentre studiavo cinema all’Accademia di Belle Arti di Mosca. Anni dopo, durante una visita alla capitale dell’Armenia, Jerevan, ho visitato la casa-museo di Paradjanov e mi sono interessata ancora di più alla sua storia. In quel periodo, mi interessava il tema della forza, sia umana che artistica: come sopravvivere e rimanere creativi nonostante la pressione personale o sociale. Le lettere di Paradjanov dal carcere mi hanno ispirato e ho voluto farne un omaggio. Così è nato il mio progetto. L’approccio ‘teatrale’ dei suoi film e alcuni materiali tipicamente veneziani mi hanno fatto pensare a un collegamento tra lui e la città, e l’ho trovato! Nel 1977, i suoi film sono stati proiettati alla Biennale e dedicati ai dissidenti mentre lui era in carcere. Nel 1988 fu invitato alla Mostra del Cinema di Venezia e presentò Ashik-Kerib, un film che ebbe un grande successo.

6a4342_468d0dc451f74a148900c6e21cf2a816mv2.jpgLe Sue opere mostrano un equilibrio tra mezzi artistici differenti: video, fotografia, vetro. Come ha sviluppato i diversi linguaggi creativi?
Ho studiato fotografia, film, e arti visive in Russia, Italia, Belgio e Polonia. L’arte vetraria rientra nei miei interessi dal 2006 quando ho visitato Murano e gli artigiani del vetro. Nel 2010 ho girato Anima russa e da allora ho sempre voluto fare nuove esperienze in questo senso. Il vetro, Venezia, e la personalità di Paradjanov sono state gli elementi fondamentali di questo progetto, che non esisterebbe senza di loro e senza il supporto degli amici veneziani.

 

«Tatiana Daniliyants. The Gift of Venice to Sergej Paradjanov»
Fino 27 novembre
VeniceArtfactory / Veniceinabottle, Via Garibaldi, Castello 1794

www.veniceartfactory.org