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Home arrow ARTE arrow 15. BIENNALE ARCHITETTURA | Architetti scalzi. Dare forma ai luoghi, la lezione di Alejandro
15. BIENNALE ARCHITETTURA | Architetti scalzi. Dare forma ai luoghi, la lezione di Alejandro
di Francesca De Filippi   
peru.jpgYona Friedman li definirebbe “scalzi”, gli architetti al fronte, impegnati nello sforzo collettivo di migliorare, con le risorse disponibili, la qualità di vita di milioni di persone che abitano luoghi marginali, vittime di ineguaglianze, ostaggio di conflitti, in condizioni di necessità.

 

Una professionalità tradotta persino in un neologismo, “architetto-cooperante”, espressione ormai di uso comune che accosta una competenza tecnica per la società a una modalità etica di condivisione di conoscenze e capacità, quasi fosse necessaria una specificità a segnare questo ruolo. Eppure una questione non scontata, anche alle nostre latitudini.


Cambiare punto di vista, guardare il “qui” con gli occhi dell’“altrove” è uno dei messaggi più forti e provocatori di questa Biennale. Lo dimostrano i progetti esposti, che raccontano come l’architettura – quando riesce a recuperare i propri valori fondamentali e fondativi – sia capace di contribuire alla salute complessiva dei sistemi sociali nei quali interviene.

 

germania.jpgValori connessi al concetto di diritto e di bene comune, in un rapporto più autentico con il contesto; abilità che allontanano il rischio e la tentazione della stravaganza, che non è creatività ma solo artefice di spazi inutili. Una sfida che ogni architetto dovrebbe accogliere ovunque operi, consapevole della non-neutralità del suo agire, accettando di abbracciare temi magari controversi ma ineludibili.


Già mezzo secolo fa Victor Papanek in Design for the Real World denunciava la mancanza di impegno sociale nella professione e, ricorrendo all’immagine della piramide, descriveva la sproporzione tra lo spazio di azione dei progettisti (la sommità) e il mondo reale (la base), dove sono le esigenze della maggior parte delle persone. Un’immagine quanto mai attuale se si pensa alla fetta di popolazione nel mondo in condizioni di estrema povertà.


Oggi sono molti i professionisti che, complice la crisi economica ed etica dell’Occidente globale, operano a servizio di comunità lontane e disagiate, magari nell’ambito di programmi di cooperazione internazionale. Proprio da qui, dalla ricchezza dei contributi a questa Biennale, è possibile ripartire riflettendo sulle lezioni apprese.


Come operare in un quadro di scarsità? Innanzitutto mettendo alla prova il progetto attraverso il coinvolgimento di interlocutori “altri”, agendo in modo integrato con programmi sociali, in modo da rendere (per quanto possibile) gli interventi suscettibili di verifica e non un esercizio pericolosamente narcisista. La partecipazione di tutti gli attori coinvolti alle ragioni profonde del progetto non è di secondaria importanza rispetto alla dimensione strettamente tecnica. Ha piuttosto a che fare con l’appropriatezza degli interventi.

italia.jpg
Esiste poi la questione ambientale, del sovra-sfruttamento delle risorse, di una sostenibilità dovuta e necessaria, qui e altrove. Oggi l’umanità usa l’equivalente di 1,3 pianeti ogni anno e se il presente trend della popolazione e del consumo continuasse, entro il 2050 avremo bisogno di due pianeti per il nostro sostentamento: siamo costretti a ricercare soluzioni radicate nei luoghi.


Progettare in condizioni di scarsità, in equilibrio con le risorse locali, può essere una delle sfide più alte e creative per un professionista, perché impegnano fino in fondo le sue capacità nel rispondere a una pluralità di esigenze. L’obiettivo è “dare forma ai luoghi” – come più volte ha ricordato il direttore Aravena – cercando un equilibrio tra bellezza e parsimonia, con qualità, un diritto che anche le persone che non hanno futuro si attendono.

 

Francesca De Filippi

Professore aggregato di tecnologia dell’Architettura Dipartimento Architettura 

 

 

SELECTED PAVILIONS / DON'T MISS

 

PERÙ

Our Amazon Frontline | Arsenale, Sale d’Armi
Merita menzione speciale «per aver portato l’architettura in un angolo remoto del mondo». Immersi in un allestimento che riproduce la foresta amazzonica, progetti di scuole, unità prefabbricate facilmente assemblabili e trasportabili per favorire l’educazione nelle comunità più remote del Paese.

VENEZUELA

Fuerzas Urbanas | Giardini
Uno sguardo al lavoro di oltre cento giovani architetti venezuelani: quindici progetti in aree di forte conflittualità sociale del Paese, da piccole operazioni di chirurgia a più ampi interventi di trasformazione di spazi pubblici. Unico denominatore comune: progettare con le comunità locali.

PROGETTO SPECIALE

Report from Cities: Conflicts of an Urban Age | Arsenale
Coordinata dal Centro LSE Cities e curata da Ricky Burdett, la mostra documenta con cura, dettaglio ed efficacia comunicativa, le trasformazioni avvenute in dodici grandi città del mondo nell’arco degli ultimi venticinque anni. Una bella introduzione ai temi della Conferenza Habitat III a Quito.

ITALIA

Taking Care | Tese delle Vergini all’Arsenale
Architettura come risultato di un processo collettivo. Delle tre sezioni, Pensare, Incontrare, Agire, straordinaria la terza, dedicata ai cinque dispositivi mobili progettati da architetti con altrettante associazioni per interventi in aree marginali. Attiva la campagna di crowdfunding per realizzarli.

GERMANIA

Making Heimat. Germany, Arrival Country | Giardini
Una ricca rassegna di progetti che raccontano come il Paese stia affrontando l’emergenza legata agli imponenti movimenti migratori in ingresso. “Heimat” è il luogo in cui “ci si sente” a casa, un messaggio di accoglienza enfatizzato dall’apertura di quattro nuovi varchi nel Padiglione.

 

 
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