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Dal vedutismo alla pittura reportage. Ippolito Caffi, l’ultimo erede di Canaletto
di Anna Trevisan   

ippolito-caffi_venezia_neve-e-nebbia-in-canal-grande_1842.jpgCome in un romanzo. Non solo la vita ma anche la pittura di Ippolito Caffi, considerato “l’ultimo erede di Canaletto” attraversò infatti anni burrascosi e fatali per il destino dell’Italia e dell’Europa, infiammate da Guerre d’Indipendenza e ricerca di Unità.

 
Con un metodo pittorico ‘antesignano’ della presa diretta cinematografica, Caffi disegnò, appuntò, dipinse tutto en plein air, innestando nel vedutismo lucido e neutrale di Canaletto una passione dirompente, spanta sulla tela in cromatismi pastosi, ‘emotivi', schierati. Un lavoro artistico, il suo, che si produsse prima in visioni documentali e vive, raccolte su supporti di piccole dimensioni, e poi in rielaborazioni riprodotte e replicate in scala più grande. Un puntiglio pittorico in bilico tra vedutismo e reportage, che trasformò la contemplazione ereditata da Canaletto in sfrigolio lucente di vita vissuta e interpretata.

 

«Se ci fossero possibili dubbi sulla modernità di Caffi rispetto ai paradigmi del suo tempo, la geniale invenzione che sta alla base di questo dipinto, li fugherebbe all’istante» scrive la curatrice della mostra Annalisa Scarpa a proposito di una delle opere in esposizione, Venezia: neve e nebbia (1842). Perché è una veduta compromessa dall’emozione quella che Caffi ci offre della Serenissima, città dove l’artista di origine bellunese si forma, per poi perfezionarsi a Roma e salpare per l’agognato Oriente nel 1843. Di questi viaggi tra Grecia, Turchia, Egitto e Siria conserverà un ricordo intatto, potente, restituitoci tutto nelle opere coeve, donate nel 1889 dalla vedova alla città di Venezia insieme a molte altre opere, tra dipinti e schizzi custoditi in taccuini preziosi, per un totale di 150 lavori.

 

ippolito-caffi_venezia_il-molo-al-tramonto_1864.jpgUn piccolo grande tesoro questo, che è oggi patrimonio dei Musei Civici, ed è visitabile in mostra al Museo Correr fino all'8 gennaio 2017. La Collezione ha il pregio di poter esaurientemente testimoniare l’intera parabola artistica di Caffi: dalle vedute veneziane alle vedute romane di Trinità dei Monti (1834) e del Carnevale (1837); dall’eccentrico volo in mongolfiera ai viaggi esotici; dalle cronache risorgimentali, come il Bombardamento notturno a Marghera (1848), fino alla bruciante e fatale passione politica che nel 1866, in piena Terza Guerra d’Indipendenza, lo portò ad arruolarsi, in duplice veste di patriota e pittore-reporter, a bordo del Re d’Italia, dove perse la vita durante la battaglia di Lissa, tragico preludio di un atteso lieto fine, la storica annessione del Veneto e di Venezia al Regno d’Italia.

«Ippolito Caffi 1809 – 1866. Tra Venezia e l’Oriente»
Fino 8 gennaio 2017 Museo Correr, Piazza San Marco
correr.visitmuve.it