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L’unica giustificazione. Titina Maselli, un Novecento che sorprende
di Livia Sartori di Borgoricco   
titina-maselli_-la-ville-ii_-1971.jpgNata nel 1924 da una famiglia dell’alta borghesia romana – il padre è critico d’arte del «Messaggero» – Modesta Maselli, per tutti Titina, spronata da un ambiente intellettualmente stimolante in cui si ritrovano, tra gli altri, Pirandello, Moravia e Guttuso, inizia a dipingere a undici anni.

 

Spirito libero, Titina viene folgorata dalla città moderna: la periferia, le architetture metalliche, i cieli notturni. Con un approccio per certi versi Futurista, per altri Pop e certamente parte delle Avanguardie italiane, Maselli sceglie di rappresentare le auto, gli scambi dei filobus, i neon, il bar e lo stadio con i suoi calciatori e pugili colti nel culmine del gesto atletico. Fondamentale per lo sviluppo della sua arte il soggiorno a New York, “la” metropoli, che le permette di portare all’estremo le esperienze romane.


Pittrice originale, controcorrente, elegante – dipingeva vestita Chanel – e cosmopolita, fu ferma nel non assecondare le mode del momento e i dettami del mercato, rifiutando di avere una galleria di riferimento.

 

La sua personalità fuori dal comune, sconosciuta al grande pubblico e quasi ignorata dalla critica, viene ora riscoperta grazie alla Fondazione Querini Stampalia in collaborazione con la Galleria Massimo Minini in una mostra antologica curata da Chiara Bertola. Trenta opere, stile modernissimo.

«Titina Maselli»
3 dicembre – 5 marzo 2017
Fondazione Querini Stampalia, Castello 5252 - Venezia
www.querinistampalia.org