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Qui, dove batte il cuore. Dulce Pontes al Teatro La Fenice
di Lara Cavalli   
pontes1.jpgCamminando per l’Alfama canticchio Fado Marujo e immagino lacrime e abbracci da marinai, e cerco di contare i baci che devono essere stati tanto sospirati in questi vicoli stretti, ricoperti di sanpietrini e petali di mandarini che si colorano di arancione con il sole che scende sotto la linea dell'orizzonte. Si respira un’atmosfera ineguagliabile, decadenza e gioia di vivere, nobiltà e pulsioni carnali, nessun posto al mondo è capace di tanta disperazione come questa lunga striscia di terra selvatica chiamata Portogallo. Terra selvatica, profumata, strapazzata dalle tormente oceaniche e arsa dal sole più splendente, una luce che si trova solo qui, solo nei piccoli porti tra le barchette di legno, ammaccate ma non spezzate, solo negli occhi della gente che è essa stessa tempesta e siccità, grazia e violenza.

 

Non si può parlare di un’artista senza fare riferimento al suo luogo di nascita, a maggior ragione poi se la sua vocalità e la trasparenza delle sue esibizioni sono diventate esse stesse simbolo di quel Paese. Ecco chi è Dulce Pontes, bandiera e fantasia di un Portogallo che assomiglia ad un enorme albero, come le querce da sughero di Mafra, fieramente radicato ma libero di farsi scuotere dal vento della creatività.

 

Se dovessi darvi qualche buona ragione per andare a vedere questa immensa artista portoghese al Teatro La Fenice il prossimo 21 dicembre, userei proprio queste. Lei ha nella voce la terra della sua terra, il vento furioso e indomabile, la nostalgia delle donne di mare, sempre in bilico tra il perdere e il riavere. La sua voce è un’orchestra, cristallina e potentissima, capace di far innamorare anche il maestro Ennio Morricone, il quale, durante le session di Focus, le suggeriva di usare per il cinquanta per cento il cuore e il cinquanta per cento la testa senza abbandonarsi completamente all’istinto, tanto era predominante. «Sono molto più interessata all’emozione che riesce a comunicare la musica – precisava l’artista in una intervista di qualche tempo fa – che alla tecnica esecutiva e strumentale».

 

E come scrive il suo connazionale Miguel Sousa Tavares: «Questo suo atteggiamento ben si riflette con tutto quello che le accade intorno. L’ultima volta che siamo stati a Tokyo abbiamo dato sette concerti in posti differenti, ma la platea era sempre gremita di giovanissimi che, non avendo alcun legame con il fado o la musica popolare portoghese, non capivano una sola parola di quello che lei cantava: eppure continuavano a chiedere il bis della canzone che avevano appena ascoltato. E alla fine del giorno, nessuno di loro era più un’isola impenetrabile perché l’oceano di emozioni trasportato dalla sua voce aveva toccato le isole di tutto il mondo».

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Dulce Pontes ricerca una perfezione emozionale ormai dimenticata, che vuole mettere da parte ego e virtuosismi tecnici – nonostante i suoi suoni siamo praticamente perfetti – per ottenere senza l’ausilio di sintetizzatori o chitarre elettriche una dimensione originaria dove i quattro elementi dell’universo diventano una cosa sola nella sua voce. Ogni sua nota si trasforma in una mano tesa verso il pubblico per accompagnarlo nella più profonda ricerca di una connessione spirituale attraverso la musica. Ogni suo concerto è un navigare impetuoso nella nostra profondità interiore, onestamente senza paura, questa volta tra i velluti rosa di uno dei teatri più belli del mondo, la resiliente Fenice di Venezia.

 

Dulce Pontes
21 dicembre 2016

Teatro La Fenice - Venezia

www.venetojazz.com