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Home arrow ARTE arrow INTERVISTA | Per visibilia ad invisibilia. Maurizio Donzelli, il libero pensiero dell'arte
INTERVISTA | Per visibilia ad invisibilia. Maurizio Donzelli, il libero pensiero dell'arte
di Mariachiara Marzari   
mauriziodonzellimarignana.jpgUna sfida ai sensi. Invisibile-No apre uno scenario sulla ricerca di Maurizio Donzelli (Brescia, 1958), ma, più che raccontarla, cerca di tracciare quel legame invisibile tra l’autore, l’osservatore e la comune facoltà/difficoltà umana di percepire la realtà. La sapiente mano, giovane ma decisa, di Clarissa Tempestini, curatrice della mostra, e la lungimiranza di Emanuela e Matilde Cadenti, anima e corpo di Marignana Arte, hanno saputo costruire una mostra ricca di invisibili intrecci, dove le opere di Donzelli rifuggono al loro destino, per un verso o per l’altro, ora rifiutandolo ora tentando di ricostruirlo con l’aiuto di chi le osserva. Nell’affrontare una mostra come questa, dunque, è necessario capire e conoscere l’uomo dietro alle sue opere. Un artista con cui conversare senza sosta sul perché e anche il perché no dell’arte.

 

La sua definizione di bellezza?
Cominciamo da una domanda molto impegnativa! L’idea di bellezza è un’idea elevata, un ideale fondamentale se pensiamo solo agli insegnamenti di Platone. La bellezza ha radici profonde nella nostra civiltà, ma la ritroviamo anche nella nostra più personale individualità, legata indissolubilmente alle nostre emozioni, all’inconscio e alla nostra razionalità. La bellezza è al centro del mondo vivente, è il brivido della pura esibizione, che dovrebbe esser colta e percepita senza intermediazioni simboliche o concettuali, che come ci ha insegnato Wittgenstein spesso ricadono all’interno dei meccanismi del linguaggio.  È molto importante, secondo me, il meccanismo della seduzione collegato all’idea di bellezza, dove il termine “se-duzione” potrebbe essere tradotto in “sé-ducere”, condurre a sé. Trovo interessante scoprire che “sedotto” e “seduttore” sono indiscutibilmente allacciati tra di loro; un interesse che si riferisce in primis agli studi delle neuroscienze o della moderna etologia, quindi a un orientamento biologico, non solo a un sistema estetico.

Teoria della percezione e Psicologia del colore, i due corsi che lei ha tenuto per sette anni all’Accademia NABA di Brescia. Quanto questa parte teorica influisce sulla sua parte pratica, artistica?
Questo periodo di insegnamento mi ha permesso di mettere a fuoco considerazioni e questioni legate alla Visione e alla Fenomenologia; è stata una importante fase di conferme intellettuali e scoperte. Dicevo spesso ai miei studenti che in quell’aula ero io quello che studiava di più!

donzelli_marignana1.jpgIl disegno come arte capace di delineare i confini. Che evoluzione ha avuto il suo segno?
Se consideriamo il processo artistico come invenzione, il disegno è il cuore di tutto, perché è l’inizio di ogni opera, è il suo meccanismo di novità e apertura. Se questo inizio non ha nessuna finalità, non è costruito soltanto come un progetto, l’artista sarà guidato e diretto unicamente da una sorta di slancio interiore, dove appare l’opera mano a mano che procede alla sua realizzazione. Quindi mentre appare il disegno (appare il disegno nel mondo) si delinea oltre alla sua immagine anche l’identità dell’artista. Questo procedere è centrale, perché fa dell’esperienza artistica un’esperienza di vera conoscenza. Se poi lei mi chiede di parlare del contenuto dei segni, credo che la mia principale evoluzione sia stata quella di rimanere con le mie immagini su una soglia indefinibile, dove ciò che vedi non è astrazione, ma neppure narrazione mimetica di un oggetto e in questo ci ho messo molto impegno.
Nei primi del Duemila ho realizzato molti dipinti e acquerelli intitolati Risonatori. La risonanza non avviene sulla superficie della carta ma nel corpo dell’osservatore; l’opera forse diviene Immagine solo a patto di sprofondare al nostro interno riproducendo con noi, attraverso di noi, un oggetto visibile, collegato a imperscrutabili “materiali fluidi” come i nostri ricordi, i nostri sentimenti (tanto vituperati) e la nostra biografia. Ogni immagine è Analogia, ma direi che anche il nostro corpo/mente non è esente da un continuo scambio visibile/invisibile, nonostante lo si percepisca unitario e isolato dalle cose.

Quali Maestri e suggestioni hanno influenzato e influenzano la sua arte?
Il mio è un approccio molto tradizionale. Sono legato in maniera profonda ad artisti che mi hanno formato sia nell’aspetto visivo che in quello intellettuale. Per esempio Paul Klee è conosciuto dal pubblico per le sue immagini, ma il suo pensiero è altrettanto potente e profondo, un pensiero che spazia dal poetico al filosofico. Gli scritti di Matisse sull’arte sono illuminanti quanto le sue opere. Resto sempre ammirato di fronte a Sol Lewitt, o a Lucio Fontana; non smettono mai di colpirmi e nel mio lavoro spero di non dimenticarmi mai del loro insegnamento.

donzelli_marignana2.jpgEntriamo in mostra: Invisibile-No è un percorso attraverso i capisaldi del suo pensiero artistico, capace attraverso un ristretto numero di opere di riassumere efficacemente la sua poetica. Come è stata costruita l’esposizione e perché questo titolo?
Non è semplice spiegare un titolo nato da un’improvvisa suggestione. Invisibile-No mi sembrava adatto a spiegare una sorta di contraddizione tra quello che nell’opera riteniamo bastante, il visibile, lo specchio o l’immagine fotografica, e quello che gli si oppone diametralmente, lo sprofondarsi dentro il contenuto di tale immagine. Come diceva Merleau-Ponty «vedere è molto di più di quanto si veda», e mi sta molto a cuore quello che non vedo solo con gli occhi ma attraverso essi. Le immagini non sono solo le cose che vedo, sono anche forze, energie che mimeticamente mostrano ulteriormente attraverso la loro forma. Sono indicatori, risonatori che attraverso il visibile ci guidano nell’esperienza di disvelamento.

I suoi Mirror riflettono tutto tranne la realtà tangibile, offrendo prospettive nuove e altre. Quale mondo è rappresentato dalla sua arte?
Le mie immagini tentano di non mettere mai a fuoco un puntum preciso, hanno una propensione oscillante. Per visibilia ad invisibilia dicevano i latini e l’immagine riproduce sì un suo primo momento un piano di visibilità, ma diviene davvero interessante se scatena il nostro interesse su altri piani trasfigurandosi. Ogni immagine ricalca le cose. Anche la più algida immagine astratta non si sottrae a questo destino, per il fatto stesso che è immersa nel mondo, ne fa parte; può al massimo ritagliarsi una momentanea autonomia, ma poi con l’osservatore viene risucchiata nel vorticoso rapporto tra l’io e il mondo, tra me e le cose che mi circondano.
donzelli_marignana.jpg
Tutto pare scorrere via veloce con il rischio di non lasciare dietro di sé alcuna traccia. Cosa resta di mitologico o sacro nel contemporaneo?
La nostra cultura occidentale, che pervade anche grandi strati dell’Oriente, ha lentamente e inesorabilmente desacralizzato il mondo, con il triste risultato che oltre a distruggere fisicamente, riesce a dissolvere in noi quel rapporto, quel legame ai valori che è sempre stato una costante del nostro pensiero e della nostra conseguente umanità.
Si prova a sostituire il Sacro in molti modi ma nessuno di essi ha un minimo di valore. Il risultato è un vuoto e un’angoscia che lasciano privi di senso le persone. Se esiste un luogo ancora Sacro, senza bisogno dell’intercessione di chiese o ideologie, esso è riscontrabile nell’Immagine, ma paradossalmente nessuna immagine lo può descrivere, nessuna lingua, nessun linguaggio. È un’attitudine che ci pone solo su un sentiero; a volte questo sentiero lo riconosciamo, sono i momenti più fecondi e felici della nostra vita, a volte dubitiamo addirittura che esso esista. Questa regola prevede una sequenza di entità “Io-Cuore-Mondo” inscindibilmente collegate e, come dice lei nominando la mitologia, serve soprattutto immaginazione.

«Maurizio Donzelli. Invisibile-No»
Fino 14 gennaio 2017

Marignana Arte, Dorsoduro 141, Rio Terà dei Catecumeni – Venezia

www.marignanaarte.it
 

 
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