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Tra le domestiche mura. Tancredi re-incontra Peggy Guggenheim
Written by Fabio Marzari   

30-senza-tit-diari-paesani.jpgPoche persone hanno conosciuto Tancredi così a fondo come Peggy Guggenheim, non solo apprezzandone la sua arte, ma riconoscendo le zone d'ombra tra le pieghe di un carattere esuberante, dotato di una innata curiosità verso il mondo, oltre che di un talento naturale che lo rende unico nella scena italiana del secondo Dopoguerra.

 

Nel 1973 per la rivista «Arte» così ne scrive: «Tancredi è il miglior pittore italiano, dai Futuristi in poi. Nel suo periodo migliore, ai tempi in cui io lo proteggevo, dal 1952 al 1957, i suoi quadri avevano una qualità magica. Qualità mai raggiunta da nessun pittore italiano, né prima né dopo allora. Tancredi tuttavia non aveva senso critico del proprio lavoro, non sapeva mai se i suoi quadri erano buoni o cattivi. Pensava sempre che l’ultimo fosse il migliore. Era una cosa stranissima, ma per fortuna c’erano gli altri a giudicare. Era un artista molto prolifico e faceva centinaia di olii e gouaches. Per fortuna ci ha quindi lasciato una grande quantità di opere. La sua morte prematura è stata una triste perdita per l’umanità e per l’arte».

 

Venezia aveva dedicato a Tancredi Parmeggiani una importante mostra nel 1967, e fu il grande Dino Buzzati, con un articolo sul «Corriere della Sera» a scrivere della nascita del “mito Tancredi”.

 

Come aveva osservato Buzzati la personalità di Tancredi consisteva «in una specie di afflato, di grazia, diimpeto lirico, di levità giovanile, di felicità espressiva per cui le esperienze e anche le invenzioni altrui venivano da lui assimilate, bruciate, fatte sue e restituite sulla tela con un accento spesso inconfondibile ». Non si trattava certo di cortesie tra montanari bellunesi, ma della consacrazione di un artista, che nell'autunno del 1964 concluse drammaticamente la sua esistenza gettandosi nelle acque del Tevere da ponte Sisto a Roma.

 

14-natura-vergine-1953.jpgCon più di novanta opere, molte delle quali ritornate di qua dall'Oceano da Musei e Collezioni americane, oggetto di donazioni da parte di Peggy Guggenheim, che favorirono la conoscenza del Nostro negli Stati Uniti, Luca Massimo Barbero crea un percorso in dieci stanze per raccontare la poetica di Tancredi. Si parte dai disegni, poi le tele che testimoniano la sua partecipazione attiva alle più importanti mostre e premi internazionali, fino ai collage dipinti, eseguiti tra il 1962 e il 1963, i cosiddetti Diari paesani e i Fiori dipinti da me e da altri al 101%, che rappresentano la vera rivelazione di questa retrospettiva e che sono da considerarsi esempi di eccezionale vigore creativo e drammatica euforia. E alla Natura e all'Uomo è dedicata questa importante pagina di un Genio autentico, che merita sempre maggiori spazi di visibilità.

 

«Tancredi. Una Retrospettiva»

Fino 13 marzo 2017
Collezione Peggy Guggenheim, Dorsoduro 701 - Venezia
www.guggenheim-venice.it